Frecciabianca e Intercity, che tormento. Meglio tricolore e modellino

Nonostante la protesta con il trenino in miniatura e la fascia tricolore, nonché i successivi proclami di ripristino, Cecina è rimasta – almeno per ora – priva dei Frecciabianca. Il sindaco Samuele Lippi e il fido Luigi Valori inscenarono una grottesca protesta sul marciapiede tra il secondo e terzo binario: il primo cittadino indossava la fascia tricolore, reggendo per un’estremità un modellino di Frecciabianca; l’altra, appunto, era retta da Luigi Valori, presidente del consiglio comunale. A dire il vero, Lippi non si limitò alla scenetta, ma prese carta e penna e scrisse alla Regione, chiedendone l’intervento. Così nei giorni scorsi l’assessore ai trasporti, Vincenzo Ceccarelli, ha incontrato i vertici di Trenitalia. Non solo (e non tanto) per la cancellazione dei Frecciabianca dalla stazione di Cecina, ma per la situazione di progressivo impoverimento della linea tirrenica, soprattutto nel tratto da Livorno a Roma, attuato con il nuovo orario invernale.

Trenitalia, per quanto riguarda Cecina, ha mostrato disponibilità a rivedere la soppressione, se non altro per cortesia istituzionale. Piaccia o meno, infatti, l’azienda ha verificato che i conti non tornano. Pochi viaggiatori in arrivo o in partenza utilizzavano il Frecciabianca del mattino e quello della sera: assai più significativa, come bacino potenziale, è la stazione di Campiglia Marittima, dove parte la diramazione verso Piombino, da cui i viaggiatori raggiungono l’Isola d’Elba. Ma è bastato un gesto di cortesia istituzionale perché il sindaco Lippi cantasse vittoria e, senza motivo, trasformasse il verosimile in vero.

Al di là della grottesca messa in scena fissata in una fotografia poi spedita ai giornali locali, al di là della post-verità assunta a criterio informativo a scapito della realtà dei fatti, il sindaco di Cecina ha ragione: l’eliminazione dei due Frecciabianca della stazione di Cecina, uno al mattino verso nord e l’altro la sera verso sud, è un nonsenso. Lo scalo cittadino è depotenziato da tempo e soffre di problemi cronici che ne limitano la fruibilità e che l’amministrazione comunale non riesce a risolvere, al punto di avervi rinunciato. Il primo sono i parcheggi, quasi tutti a pagamento quelli vicini alla ferrovia e pressoché inagibili quelli più lontani ma gratuiti. Ciò nonostante, la decisione di Trenitalia rimane un nonsenso. Difatti la stazione di Cecina ha un bacino di utenza superiore a quello della Val di Cornia, dove i Frecciabianca in fermata sono lievitati come il pane: sette verso nord e altrettanti verso sud. Un divario ingiustificato, che risponde più a una scelta di campo che a una pianificazione razionale.

Va detto che a vent’anni dalla conclusione dell’esperienza delle associazioni intercomunali, la Val di Cornia ha mantenuto una dimensione coesa di area, mentre la cosiddetta Bassa Val di Cecina si è sbriciolata in dieci pezzi, senza riuscire a saldarsi con l’Alta Val di Cecina. Dall’idea dell’asse tra Alta e Bassa Val di Cecina si è ripiegato sul deludente ognuno per sé e Dio per tutti, con Cecina che rischia il depauperamento progressivo vista la tendenza bipolare della provincia di Livorno. Senza unità d’intenti, il peso politico si riduce e i risultati sfiorano lo zero.

D’altra parte la fascia costiera marca costanti ritardi rispetto ad altre zone della Toscana. Colpa della crisi, si dirà, ma anche colpa di certe politiche che hanno prodotto una rete di trasporti inadeguata. Fu un errore, a inizio anni ’80, costruire una superstrada anziché un’autostrada e fu un errore, dieci anni più tardi, interrompere l’autostrada a Vada. Fu un ulteriore errore pensare a una commistione tra strade a pedaggio e strade a percorrenza libera, al punto da trasformare la Variante Aurelia in autostrada. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una beffa al casello di Vada, dove si pagano 60 centesimi per un’autostrada che non c’è. Gli sbagli commessi da Ferrovie dello Stato prima e da Rfi poi, addirittura si fatica a contarli. Basti dire che fu elettrificato, con una spesa altissima, il tratto Vada-Collesalvetti-Pisa, dove non passano treni, ma non fu ripristinata la cremagliera tra Saline e Volterra: l’opera sarebbe costata quanto l’elettrificazione della Vada-Collesalvetti-Pisa, in compenso avrebbe avuto ben altro valore. Avrebbe cancellato l’isolamento della città etrusca, saldando Alta e Bassa Val di Cecina, un’area coesa e in grado di essere ben rappresentata nelle istanze che contano.

A beneficiare di una rete virtuosa di trasporti sarebbero stati soprattutto il turismo e i servizi, ora troppo dipendenti da una viabilità inadeguata e dai pochi treni veloci che restano: gli Intercity, che non saranno i Frecciabianca, ma che neppure sono i regionali veloci, questi ultimi privi di servizi igienici e senza neppure il posto per i bagagli ingombranti. Visti i problemi per raggiungere la Costa degli Etruschi (e i prezzi per niente concorrenziali), nessuno si meravigli se poi la gente s’imbarca su un volo low-cost e va in vacanza dove capita.

Per questo il sindaco Lippi ha ragione: nel bailamme di sprechi e di problemi che attraversano l’Italia, togliere gli unici due Frecciabianca a Cecina è svuotare il mare con un secchiello. Un nonsenso denso di cinismo. C’è da sperare che nel giro di qualche settimana li ripristinino, come pomposamente annunciato dal sindaco. Sopprimerli è una cattiveria inutile, che marginalizza un’area di per sé marginalizzata. Ma Lippi ha torto quando inscena proteste che suscitano solo ilarità. E quando si atteggia a uomo della provvidenza, quando annuncia per già fatte cose ancora in forse. Un po’ più di misura, non guasterebbe.