Lucca, commercianti e giunta ai ferri corti

Bisogna risalire agli anni Ottanta per ritrovare una contrapposizione tra commercianti e amministrazione comunale forte come quella che si registra nelle ultime settimane a Lucca. Trent’anni fa all’origine dello scontro (sfociato in una serrata di protesta da parte dei negozianti) c’era la politica – peraltro giusta e in seguito apprezzata – di graduale pedonalizzazione del centro storico; oggi i motivi di contrasto sono molteplici: la carenza e i costi dei parcheggi all’interno delle Mura, l’aumento rilevante della tassa sul suolo pubblico, il costo del servizio di raccolta dei rifiuti e di altri balzelli comunali, il ritardo nella attuazione della moratoria già approvata per l’apertura di nuovi fast food nel cuore della città, il flop del mercato ambulante spostato dal centro in un’area assolata sotto l’argine del fiume, il ritardo nel recupero e nel rilancio del mercato del Carmine (ortofrutta) da decenni promesso da tutte le amministrazioni, le condizioni del mercato all’ingrosso di Pulia dove sono rimaste pochissime attività abbandonate, l’inadeguatezza della gestione della promozione degli eventi, dell’accoglienza e della calendarizzazione programmata.
Una situazione che non può non sorprendere in una città che ha nel commercio e nel turismo la sua risorsa principale e nel numero degli addetti del comparto una forza economica e anche un bacino elettorale che nessun partito politico o amministrazione può permettersi di snobbare.
Nonostante qualche tentativo di organi politici delle forze che sostengono l’amministrazione per riportare serenità nel confronto, la tensione sale. La goccia che sta facendo traboccare il vaso è la decisione dell’amministrazione comunale di bloccare una serie di mercatini cittadini nei quali non tutti gli espositori sarebbero in regola con le normative fiscali. Immediata la risposta delle associazioni dei commercianti, dopo una infuocata assemblea. In una nota, Confcommercio e Commissione centro storico della stessa associazione affermano:
“Nell’assemblea era in discussione la decisione del Comune di eliminare improvvisamente alcuni storici mercatini cittadini dedicati ad arti, mestieri e opere dell’ingegno. All’incontro erano presenti numerosi negozianti delle zone interessate di Porta dei Borghi, via San Paolino, piazza San Giusto e Corso Garibaldi, i quali hanno stigmatizzato con forza la decisione del Comune di procedere senza preavviso con un atto che va a cancellare eventi ormai storici – quello di piazza San Giusto aveva preso il via nel 1988, ben 30 anni fa – e amati dal pubblico, senza prevedere una loro sostituzione. Al termine della riunione è stato deciso di dar vita a una raccolta di firme con le quali si chiede il ripristino di questi mercatini o in alternativa la realizzazione di eventi sostitutivi nelle zone interessate, in grado di intercettare l’interesse del pubblico. Eventi sostitutivi, bene sottolinearlo, da intendersi all’insegna della qualità così come quelli che si è scelto di cancellare, e non certo mercatini di cianfrusaglie. A tale proposito, giova ricordare come nell’arco di poco più di anno l’amministrazione comunale abbia tolto dal centro storico, senza rimpiazzarli, il mercato ambulante bisettimanale di via dei Bacchettoni e quelli di arti e mestieri di piazza San Giusto e via XX Settembre, di piazza Cittadella e via di Poggio, di Corso Garibaldi e di Porta dei Borghi.
“In particolare – prosegue la nota – lo spostamento all’esterno delle Mura del mercato dei Bacchettoni, da noi sempre contestato, era stato accompagnato dalla promessa che sarebbero stati realizzati eventi sostitutivi, anche se di dimensioni più contenute e con tempistiche di svolgimento diversi nell’area di piazza San Francesco, ma ad oggi di questo non c’è traccia. Il rispetto delle regole è sacrosanto, ma non capiamo il perché di questa decisione così repentina, visto e considerato che mercatini identici a quelli annullati si svolgono regolarmente da anni in altre città della Toscana. Per questa ragione chiederemo un incontro in tempi rapidi all’amministrazione comunale, vista l’importanza che questi mercati ricoprono per le attività commerciali della città”.
Il clima di così forte contrapposizione preoccupa, e non poco, il Pd e le altre liste civiche che sostengono l’amministrazione, al cui interno non manca chi chiede all’assessore al commercio, Valentina Mercanti, un atteggiamento più morbido. In realtà l’assessore rischia di diventare il capro espiatorio di una evidente mancanza di progettualità e di governance di decenni, che alla fine ha portato al pettine nodi irrisolti e anche i risultati di scelte sbagliate. Difficile attribuire all’assessore attuale la responsabilità di scelte palesemente sbagliate o colpevolmente rimandate. Ma certo non serve a gettare acqua sul fuoco il decisionismo mostrato da Mercanti e dalla giunta comunale nel procedere con gli aumenti della tassa sul suolo pubblico e con lo stop a mercatini considerati non in regola.
La città non è certo dei soli commercianti (tesi più volte rispolverata da quanti accusano le amministrazioni che si succedono di lavorare soprattutto per questa categoria) e non c’è da gridare allo scandalo se si cerca di far lavorare tutti nel rispetto delle regole, dell’immagine, della fruibilità e della vivibilità anche del centro storico. Ma il metodo seguito per imporre decisioni pur motivate non sembra quello giusto, mentre pesano come un macigno mancate risposte e ritardi.
Difficile in questo senso pensare che l’amministrazione comunale ammetta, ad esempio, il flop della scelta di spostare il mercato ambulante: ma che fine ha fatto l’impegno di individuare, insieme alle associazioni dei commercianti, altre esposizioni di qualità che rivitalizzassero le aree lasciate dai banchi? E quanto ancora si dovrà attendere per sapere con chiarezza che tipo di soluzione si propone per il rilancio del mercato del Carmine, il cui bando per la scelta del gestore unico è atteso appena da una ventina di anni?