Viareggio, il Carnevale non guarisce tutti i mali. Però aiuta

Se volete incontrare in un colpo solo Cristiano Ronaldo, il premier Giuseppe Conte, la giovane ambientalista Greta Thunberg, il leader della Lega Matteo Salvini e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, scegliete una di queste date – 1, 9, 15, 20, 23 e 25 febbraio – e fate un salto sui viali a mare di Viareggio. D’accordo, non saranno persone in carne e ossa, semplicemente in cartapesta & altri materiali, a cominciare dalla vetroresina, ma pur sempre ‘vivi’ nelle gestualità, nei tic, nella teatralità degli sguardi. Potenza del Carnevale e soprattutto di quei carristi-artisti che non solo sanno leggere lo spartito della storia dei nostri giorni, del vivere quotidiano bombardato da notizie a getto continue, ma sanno anche far emergere un messaggio pungente e mirato, grazie alle loro realizzazioni, che spesso vale più di mille parole o di un discorso politico pieno di considerazioni e di promesse. D’accordo, la satira politica sui carri del Carnevale di Viareggio cominciare a battere in ritirata, ma pur sempre qualche graffio c’è. E sono graffi che lasciano il segno. Certo non siamo più agli anni ’60 e ’70 del secolo scorso quando la censura metteva il freno a dissacranti maschere che prendevano garbatamente in giro (in qualche caso, anche con un pizzico di ferocia) i potenti di turno, soprattutto gli esponenti di punta della vecchia ‘Balena Bianca’ democristiana o addirittura il clero. La satira è rimasta, ma al passo dei tempi e con una diversa sensibilità nel vivere il presente, i carristi hanno concentrato la loro attenzioni sulla tutela dell’ambiente, sull’economia pressata dalla esuberanza di quella cinese, la difesa dell’infanzia e delle donne, il fenomeno dell’immigrazione, le nuove tecnologie e l’idolatria del mondo dello sport. Per sorridere, per ammirare le costruzioni che hanno qualcosa di innaturale ma anche per riflettere. Insomma si deve ridere. Ma in qualche momento, il sorriso sarà amaro così come nella tradizione cinematografica la commedia all’italiana. In questo modo, il Carnevale perderà qualcosa? Non crediamo perché il brand viareggino per eccellenza riesce sempre a giocarsi le carte giuste al momento giusto, con quello spirito impertinente e anche provocatorio che in fin dei conti è inserito nel codice genetico della manifestazione dalla sua nascita. Il Carnevale è pronto a fare la sua parte in una città –non va dimenticato – che nell’ultimo lustro ha dovuto fronteggiare gli effetti deflagranti del dissesto del Comune. I carri e la manifestazione hanno aiutato l’economia cittadina in un momento non facile anche se le scorie – basti pensare allo stadio dei Pini-Bresciani ancora chiuso – Viareggio se le porta ancora addosso. Ma attenzione. Non è Carnevale se non ci sono discussioni. E così come ogni buona edizione che si rispetti, metteteci dentro l’immancabile campionario di polemiche – sullo svolgimento dei corsi, su una mostra itinerante in città di teschi colorati, sugli addobbi, sulla scelta della canzone ufficiale di Carnevale, sul mancato patrocinio da parte della Fondazione ad un film sulla manifestazione e su altre questioni accessorie che secondo una corrente di pensiero, quella sostenuta dei cultori dell’ortodossia del Carnevale, rischiano di tradire un po’ la tradizione popolare viareggina, a fronte del progetto di progressiva crescita internazionale della manifestazione portata avanti dalla Fondazione. Due correnti di pensiero che si ‘scontrano’ e fanno discutere, alimentate anche dal rullo dei tamburi di una campagna elettorale per le amministrative della prossima primavera con una città divisa in tre, il sindaco Del Ghingaro e i suoi fedelissimi, combattuto dalla sinistra arroccata attorno alle varie anime del Pd & C. e dal centrodestra, a guida leghista. Con questo sottofondo di crepitii alimentati da batterie di fuoco… di parole e di polemiche, il Carnevale è pronto a muovere i suoi primi passi, con la novità dei sei corsi (in più, rispetto al passato, c’è quello del giovedì grasso): si comincia sabato 1, per passare a domenica 9, ancora un sabato il 15, giovedì 20, domenica 23 e gran finale il 25. Sta di fatto che anche quest’anno, se il tempo non si metterà di traverso, sono previsti incassi robusti, sostenuti da una buona prevendita dei biglietti comulativi per i sei corsi (biglietti che non possano mancare nelle case di ogni viareggino). Ma anche le categoria economiche – stranamente – non sembrano lamentarsi a prescindere visto che hanno annunciato per i weekend di Carnevale a Viareggio non ci sono posti liberi negli alberghi. Ed è facile immaginare che sarà anche difficile trovarne nelle località adiacenti. Così come nei ristoranti. A ogni edizione di Carnevale torna sempre alla ribalta un vecchio studio del Sole 24 Ore che quantificava in venti milioni di euro l’indotto della manifestazione legata ai corsi. C’è chi manifesta perplessità sulla cifra e chi fra gli imprenditori del comparto turistico – in silenzio – accende ceri alla Madonna (il sacro e il profano non mancano mai) perché i sei corsi di Carnevale siano accompagnati dal bel tempo. ‘Perché l’inverno è lungo, la stagione estiva è lontana e ci sono da pagare le rate del mutuo…’.