Rosignano, la chimica regge ma lo sviluppo va governato

di FABIO GHELARDINI

Ho letto con il solito interesse l’articolo di Antonio Valentini, che mi trova del tutto d’accordo e mi sollecita a brevi riflessioni.

E’ del tutto evidente che il rapporto tra industria e territorio si è “sfilacciato”, o forse è meglio dire, deve essere rivisto per evitare facili e sterili semplificazioni. La minore occupazione assicurata dalla fabbrica Solvay, come del resto accade a livello globale, ha determinato un diverso rapporto tra i vari comparti economici che, come giustamente sottolinea, lo sviluppo multipolare si è sforzato di ridisegnare, ponendo il problema, a mio parere fondamentale, non solo per Rosignano (Ilva docet), della progressiva diminuzione dell’impatto ambientale delle produzioni industriali.

D’altronde il problema si pone a livello globale, con scelte epocali che consentano di affrontare e risolvere la gravissima situazione determinata dall’inquinamento atmosferico, dei suoli, delle acque e del riscaldamento del pianeta. Si tratta, come dice Valentini , anche e forse fondamentalmente, di un problema culturale. Ricordo che il mio primo lavoro da assessore all’ambiente, fu quello di organizzare un convegno sullo sviluppo di Rosignano che volli chiamare “Policultura economica per lo sviluppo di Rosignano”. Il titolo non piacque a molti, ma io lo dovetti difendere perché non mi sfuggiva la necessità di andare ancora più a fondo nella questione posta dalla convivenza tra industria, turismo, artigianato ed agricoltura, toccando, appunto, la questione della mentalità e dell’affermazione di una nuova cultura dello sviluppo.

La linea politica che poi si è affermata è stata quella dello “sviluppo multipolare”, ma al di là dell’aspetto nominalistico, la sostanza è che a Rosignano, con l’accordo di programma tra Stato, Regione, Comune di Rosignano e Soc. Solvay, per la riduzione degli scarichi a mare e la sostituzione delle celle a mercurio con quelle a membrana, si è aperta una nuova strada, con la consapevolezza che l’industria rimane un elemento fondamentale per l’economia di un intero territorio, ma che la sua esistenza deve essere resa sempre più compatibile con gli altri settori economici, perché, come accenna Valentini, senza la produzione di beni non è possibile avere a disposizione le risorse necessarie da spendere in servizi.

Non mi sembra un caso che nel panorama devastante della deindustrializzazione nazionale e regionale, il polo di Rosignano si sia mantenuto, se pure faticosamente, quale punto di riferimento per la chimica nazionale. Ma l’accordo di programma doveva essere l’inizio di un processo di sostenibilità ambientale, che, come è noto, non può che determinarsi attraverso la progressiva affermazione di sempre nuovi traguardi, in relazione alle compatibilità economiche e culturali.

C’è forse da chiedersi se e come questo processo è andato avanti, con quali ritmi e con quali obiettivi. Non porsi questo problema, significa correre il rischio di rinunciare a governare, anche sul piano culturale, lo sviluppo multipolare di Rosignano, che, per affermarsi pienamente, deve passare attraverso sempre nuovi obiettivi, di sempre maggiore compatibilità e rispetto tra i vari settori economici, evitando così strumentalizzazioni e sterili dibattiti nominalistici.

(ex assessore del Comune di Rosignano)