A San Vincenzo non servono i “Vaffa”

Com’era naturale dopo la decapitazione giudiziaria della giunta sanvincenzina, si moltiplicano gli annunci delle forze di opposizione per organizzare la prossima campagna elettorale che si prevede favorevole a un radicale cambio di gestione politica. 

Mi domando se i presupposti che si leggono nelle dichiarazioni finora disponibili, siano quelli più adatti ad assicurare il buongoverno nei prossimi anni. 
Ho davanti agli occhi l’esperienza di Piombino dove la netta sconfitta del centrosinistra non ha dato luogo alla soluzione neppure di un solo problema tra quelli denunciati nel corso della furibonda campagna elettorale di quasi due anni fa. Discarica, lavoro nell’industria, commercio, collegamenti ferroviari e stradali, portualità, sanità, turismo: restano argomenti di propaganda e slogan da gridare al megafono o nel diluvio di comunicati stampa, più che titoli di progetti e risposte concrete. E la città è sempre più spaccata e depressa, anche psicologicamente. 

Così per San Vincenzo vedo il rischio di un percorso analogo. E’ una realtà più piccola ma anch’essa con una monocoltura economica pluridecennale (a Piombino quella industriale, a San Vincenzo quella della rendita), C’è un’aggravante: qui nessuno propone neppure di implementare l’attività turistica con servizi o un’imprenditoria legata alle attività marinare. 

Allo stesso modo resta nascosta sotto la linea dell’orizzonte, una riflessione sul tipo di turismo da promuovere. Eppure questi mesi di pandemia hanno smosso anche incrollabili alfieri delle città vacanziere. Basti ricordare come il sindaco Nardella abbia più volte ribadito che “di solo turismo Firenze muore” e che la città trasformata in un grande B&B sia ormai invivibile. Sottolineo: è Nardella che parla, un primo cittadino che certo non può essere accusato d’essere ostile ai “bottegai”. 

Più vicino a noi, a Follonica, il sindaco ha fatto un annuncio e avviato un’azione. Se le due cose andranno a buon fine, per la prima volta nella storia del comune del Golfo, molte cose sono destinate a mutare. L’annuncio riguarda l’acquisto da parte del Comune di un software che, incrociando vari elementi, permette di monitorare il fenomeno degli affitti estivi, così da cominciare a combattere l’estesa pratica dell’evasione tributaria e fiscale. L’azione, che è avviata da alcune settimane, affronta il problema degli standard qualitativi degli immobili offerti ai turisti. Significa che devono avere aria condizionata, wi-fi, Tv con uno schermo moderno, stoviglie non degradate e altri parametri in grado di assicurare un soggiorno non da terremotati ma da ospiti trattati con il dovuto riguardo. Il sindaco Andrea Benini si sta confrontando con le associazioni di categoria che, certo, in questi anni non hanno avuto un ruolo propulsivo su tali temi.

E a San Vincenzo? Si fa finta di niente. Eppure un’offerta turistica di bassa qualità attiva turisti di bassa qualità. 
Ironia della sorte – lo cito senza voler minimamente entrare nel merito dell’inchiesta – le vicende giudiziarie di questi giorni hanno coinvolto una delle poche imprese – quella dei Lazzerini – che a San Vincenzo offrono alloggi sottoposti a costante manutenzione, con mobilio ed elettrodomestici nuovi, con la possibilità di utilizzare servizi (quali wi-fi, lavanderia, pulizia dei locali, servizio pasti a domicilio) adatti a una moderna concezione dell’accoglienza .

Il problema della rendita e dell’affitto a nero come i contratti fasulli per i dipendenti del commercio, sono pratiche comuni in tutta la Val di Cornia e costituiscono il crinale difficile da superare per chi volesse attuare una reale politica di rinnovamento. E’ una strada ardua, che richiede equilibrio e senso strategico della politica. 

I casi di urbanistica creativa che Il Tirreno ha sempre segnalato e che nelle ultime settimane Manolo Morandini sta approfondendo pressoché quotidianamente, mostrano uno scenario che definirei di “abusivismo democratico”. Domenica 21 marzo , il cronista ha ben riassunto la vicenda dell’area feste “Abusi sotto gli occhi di tutti” – recita il titolo. 
In questa vicenda è la rappresentazione esemplare di un malcostume che unisce arroganza ma anche vasto consenso. Riassumo la storia: in un’area di più di un ettaro, nella pineta, sorgono da oltre trent’anni  strutture adibite alle feste popolari. Cucine, bagni, linee elettriche, tubi dell’acquedotto. Tutto abusivo.

L’hanno costruiti i soliti speculatori edilizi? No, assolutamente no. Gli abusi edilizi sono stati fatti da decine e decine – a volte intere famiglie – di volontari per la festa dell’Unità. Ma non finisce qui. Terminata la Festa dell’Unità, l’abuso edilizio viene utilizzato e adattato alle esigenze delle varie associazioni di volontariato del paese: festa del pesce, festa della birra, stand dell’Avis e altri ancora. Centinaia di persone di buona volontà lavorano per settimane allo scopo di raccogliere fondi per iniziative benefiche o che serviranno a far vivere le polisportive dove fatto sport i ragazzi del paese. 


Seconda domanda retorica: credete che queste persone che non hanno guadagnato un centesimo dall’abuso edilizio, accetteranno supinamente di essere definiti degli Attila dell’ambiente, nemici della pineta e amici della speculazione edilizia?  E’ bene che questo aspetto sia ben presente in chi vuole cambiare davvero la realtà di San Vincenzo. Insieme al fatto che l’edilizia e i regolamenti “creativi “ hanno portato reddito a centinaia di famiglie sanvincenzine che, grazie a qualche soprelevazione o una veranda condonata, hanno trovato il modo di integrare stipendi precari. 


 Non servono Torquemada o nuovi “vaffa”,  oltretutto fuori tempo massimo. Bisogna ricostruire il tessuto connettivo del paese non sfasciando quel che resta del senso di comunità che da molto tempo mostra segni di logoramento. Non serve la sciabola, è urgente il bisturi in mano a una classe dirigente che abbia ben saldi in testa principi etici e visione per il futuro.