Acquistare case vuote, flop del progetto anticrisi abitativa

In queste settimane contrassegnate a Livorno dall’emergenza abitativa  e dalla prosecuzione delle occupazioni di edifici pubblici da parte di famiglie senza casa si parla continuamente di misure urgenti per affrontare la situazione, fino ad arrivare alle minacciate “requisizioni” di appartamenti non utilizzati di proprietà privata. Non si parla invece di un provvedimento che era stato annunciato un paio di anni fa dalla Regione e di cui poi non si è più avuto notizia: l’acquisto da parte degli enti pubblici di case vuote, invendute.

Apparentemente potrebbe essere la soluzione  ideale: finanziamenti ai Comuni e alle aziende che gestiscono le case popolari per acquisire nel loro  patrimonio case già pronte e non utilizzate. Questi beni verrebbero acquistati, non requisiti, sequestrati o espropriati. Un normalissimo acquisto a prezzi di mercato, che in questo periodo dovrebbero essere abbastanza favorevoli per chi compra. La Regione ha deciso in tal senso nel settembre 2014 e la delibera parla di acquisto di “complessi immobiliari invenduti”, quindi non di singoli appartamenti sparsi negli edifici delle nostre città. In ogni caso mettere in moto un meccanismo del genere potrebbe dare un notevole contributo alla soluzione della crisi abitativa cogliendo contemporaneamente diversi risultati: liberare le imprese immobiliari dal peso di beni fermi sul mercato, evitare di costruire altri volumi in zone da urbanizzare, velocizzare la consegna degli appartamenti (già pronti) a chi una casa non ce l’ha, conservare la vitalità dei centri storici, forse anche risparmiare qualcosa perché edificare in nuove aree ha una serie di costi aggiuntivi.

Urbanizzare sempre più dovrebbe essere evitato. E’ uno dei capisaldi della politica della Regione e di molti Comuni. Ma spesso questa volontà non si traduce in fatti concreti e si finisce per costruire case nuove a ripetizione occupando terreni sottratti all’agricoltura, al verde o ad altre destinazioni allargando sempre più la rete delle strade, delle fognature, dell’illuminazione pubblica, degli acquedotti. Si chiama cementificare, e costa caro in termini economici e di consumo del territorio. Dall’altra parte stanno il “riuso”, cioè il recupero di volumi edificati e per vari motivi abbandonati,  o la semplice immissione di nuove famiglie in case rimaste libere e in vendita spesso a prezzi molto bassi. A Livorno basta passare in certe strade della zona Garibaldi, o dell’Origine, o  tra piazza Cavour e la Porta a mare, per trovarsi di fronte a decine di cartelli “vendesi” che stanno lì da anni:  zone che lentamente muoiono, sempre più spopolate, case e palazzi che col tempo si degradano perdendo altro valore e dove ci sarebbe davvero bisogno di nuovi residenti.

Purtroppo  la normativa regionale che apriva la strada all’acquisto di case pronte pare finita su un binario morto. “Non è stato attivato il percorso ipotizzato” – affermano fonti della Regione. A suo tempo l’assessore Saccardi aveva annunciato il provvedimento e lo stanziamento di 25 milioni di euro e numerosi Comuni ed enti gestori di Erp avevano pubblicato bandi per raccogliere disponibilità alla vendita da parte di imprenditori. Poi tutto si è fermato e di quello che poteva essere un esperimento interessante non si è saputo più nulla tanto che nel recente Consiglio regionale dedicato all’emergenza casa non se ne trova traccia nell’intervento dell’attuale  assessore, Ceccarelli.

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