Aria inquinata e aria fritta. Intanto torna lo stop alle auto per lo smog

Aria inquinata e aria fritta.
L’aria inquinata è quella che torniamo pericolosamente a respirare in questi giorni non solo nella Piana di Lucca, dove tornano i limiti alla circolazione di parte del parco mezzi, misura in passato rivelatasi quasi del tutto inefficace anche per scarso senso civico e insufficienza dei controlli. L’Arpat dal 17 al 20 novembre in Lucchesia ha rilevato continui sforamenti nel dato delle polveri sottili PM10 (fissato in 50 microgrammi per metro cubo): rispettivamente 67 il 17 novembre, poi 64, 55 e 69 indicati dalla centralina di Capannori. Vicini ai limiti anche i valori di Lucca-centro e Lucca San Concordio. Ancora più evidenti gli sforamenti per le polveri sottilissime PM2,5, delle quali però si parla poco o nulla sebbene siano ancora più nocive per la salute. Sempre a Capannori il dato del 16 novembre era di 40 microgrammi per metro cubo, nei giorni successivi (fino al 20) era 53, 57,48, 50. L’Organizzazione Mondiale della Sanità indicherebbe in 10 microgrammi per metro cubo la soglia di rischio, ma l’Europa l’ha spostata a 25. In ogni caso ci sono sforamenti per oltre il doppio anche con l’asticella alzata.
Sostanzialmente aria fritta si ha la sensazione che sia invece il risultato dell’azione di amministratori e politici, che altro non sembrano poter fare che rimandare ai piani comunali e alle norme, con tanto di finanziamento degli interventi, che dovrebbero arrivare. In passato hanno ricevuto sostanziali sberleffi sindaci e presidenti della Provincia – come Luca Menesini primo cittadino di Capannori e presidente della Provincia di Lucca, e Vittorio Fantozzi, sindaco di Montecarlo – che hanno mandato alla Regione a tutti i colleghi accorati Sos e inviti a fare qualcosa in concreto e subito. Oggi, a taccuino chiuso, Fantozzi si lamenta per la mancata risposta ai suoi appelli a tornare al consueto “tavolo” per andare oltre le ordinanze (divieto di fuochi nelle campagne, stop ai mezzi più vetuste, contenimento delle temperature per il riscaldamento) che notoriamente pochi rispettano e per le quali non ci sono a sufficienza uomini, mezzi e piani organici e mirati per gli eventuali controlli. Dai Comuni di Lucca e Capannori non si hanno poi riscontri della auspicata adesione al bando che concede contributi parziali a chi acquista nuovi caminetti al posto di quelli vecchi, molto più inquinanti.
Indicazioni certe su progetti, finanziamenti e mezzi per sconfiggere lo smog restano attese dal piano regionale per la qualità dell’aria. Cercando nel web si trova una comunicazione della Regione dell’aprile 2017, che dice: “E’ stato pubblicato sul Burt l’avviso di avvio delle consultazioni per la definizione del Piano regionale per la qualità dell’aria ambiente (PRQA). Da tale data chiunque ha 60 giorni di tempo, per inviare le proprie osservazioni – con le modalità sotto riportate – per la stesura del documento finale. La Proposta di Piano oggetto della consultazione è la strategia che la Regione Toscana propone ai cittadini, alle istituzioni locali, comuni, alle imprese e tutta la società toscana al fine di migliorare l’aria che respiriamo. Il Piano regionale per la qualità dell’aria ambiente (PRQA), previsto dalla L.R.9/2010, è l’atto di governo del territorio attraverso cui la Regione Toscana persegue in attuazione del Programma regionale di sviluppo 2016-2020 e in accordo con il Piano ambientale ed energetico regionale (PAER) il progressivo e costante miglioramento della qualità dell’aria ambiente, allo scopo di preservare la risorsa aria anche per le generazioni future. Anche se l’arco temporale del piano, in coerenza con il PRS 2016-2020, è il 2020, molti delle azioni e prescrizioni contenuti hanno valenza anche oltre tale orizzonte. Sulla base del quadro conoscitivo dei livelli di qualità dell’aria e delle sorgenti di emissione, il PRQA interviene prioritariamente con azioni finalizzate alla riduzione delle emissioni di materiale particolato fine PM10 (componete primaria e precursori) e di ossidi di azoto NOx”.
Burocratese e politichese a parte, quali effetti concreti ha prodotto il piano regionale? Puntuale torna quindi l’emergenza nella Piana di Lucca, ma l’aria non è molto migliore, leggendo le rilevazioni dell’Arpat, nemmeno in zone delle province di Pistoia, Prato, Firenze, Pisa e Arezzo.
Nei Comuni di Lucca e della Piana (Capannori, Porcari, Altopascio e Montecarlo) intanto scatta da oggi (22 novembre) fino a sabato 25 lo stop ai veicoli Euro 0, 1 e 2 dalle 7,30 alle 19,30. L’ordinanza si aggiunge a quella che dal primo novembre al 31 marzo vieta gli “abbruciamenti” nelle campagne. Altri provvedimenti, ancora dal 22 al 25 novembre, sono il divieto di accensione degli impianti di riscaldamento domestico alimentati a biomasse, nel caso in cui questo non sia l’unica fonte di riscaldamento presente, e dell’utilizzo di legna da ardere per il riscaldamento domestico per tutti i camini che non garantiscano un rendimento energetico superiore al 63% ed emissioni di monossido di carbonio inferiori allo 0,5%. Il divieto non riguarda le stufe a pellet, gli impianti ad alto rendimento termico e quelli che rappresentano l’unica fonte di riscaldamento dell’abitazione. Dal provvedimento sono escluse le zone collinari al di sopra dei 200 metri.
Da parte del mondo delle amministrazioni e della politica infine c’è ancora silenzio su una serie di possibilità di intervento, all’origine di quesiti che torniamo a porre.
1. Cosa vieta, e si è mai provato, di fare un accordo tra Comuni, ministero e Polstrada per controlli mirati e costanti al fine di togliere dalle strade i veicoli diesel più inquinanti?
2. Cosa impedisce di coinvolgere le società del gas in una politica che incentivi e sostenga le famiglie che intendono passare dal riscaldamento a legna del caminetto a quello a metano, invece di chiedere cifre insostenibili per mettere la tubatura necessaria per gli allacciamenti?
3. Cosa frena il sistematico controllo del rispetto dei limiti di temperatura negli uffici pubblici? E’ un problema di impianti centralizzati e di programmazioni rigide? Non si può, in questo caso, affrontare e risolvere la situazione?
4. E’ sistematica la chiusura del riscaldamento nei giorni in cui questi uffici, o scuole, sono chiusi?
5. Cosa frena un maggior numero di verifiche attente sul reale impatto delle centraline a biomasse che stanno spuntando come funghi?
6. Quali intoppi ci sono e come si possono accelerare i lavori nei cantieri per la realizzazione del secondo binario tra Lucca e Pistoia? E cosa si fa per agevolare il ricorso alla ferrovia per il trasporto del prodotto delle aziende, come ha fatto la cartiera Lucart, che ha spostato su rotaia parte del trasporto di materia prima e prodotto finito?
7.Cosa si fa per stare col fiato sul collo dell’Asl perché certifichi, con una seria indagine epidemiologica, l’incidenza delle polveri sottili nelle malattie dell’apparato respiratorio e cardiovascolare e indichi tutti i possibili provvedimenti per una campagna di prevenzione? Si è mai fatta una richiesta del genere ai vertici della sanità pubblica e alla Regione?
8. Perché non si preme sulla Regione perché potenzi il personale dell’Arpat per incrementare i controlli sulle emissioni delle attività industriali e artigianali, grandi e piccole?
9. Se, come sembra, si ritiene ancora corretta la scelta di realizzare gli assi viari e il nuovo ponte sul Serchio, c’è la certezza documentata che contribuiranno a diminuire lo smog, invece di limitarsi a spostarlo in altre zone?
10. Quanti controlli si sono fatti, e con quali risultati, per verificare il rispetto delle ordinanze sulla circolazione, dello stop degli abbruciamenti nelle campagne e dell’uso di caminetti non a norma?
11. Quante persone hanno chiesto e ottenuto contributi pubblici per cambiare i vecchi caminetti inquinanti con quelli di moderna generazione?