Bestemmia proletaria e borghese

A proposito della mamma picchiata dai bulli bestemmiatori qualche riflessione.

1. C’è stato un tempo, ad esempio quando eravamo ragazzini noi, che le mamme ci tenevano al riparo dai bestemmiatori. Non si poteva bestemmiare davanti ad un piccolo. Non si poteva evangelicamente dare scandalo. E ci insegnavano quando si sentiva una bestemmia a recitare giaculatorie tipo “Dio sia benedetto”. I ragazzini era una sorta di piccolo esercito del Bene contrapposto al Male dei bestemmiatori. Era il mondo dell’innocenza.

 

2.La Toscana è stata sempre una terra fertile di bestemmiatori, ma come nota padre Balducci, a proposito del fabbro del suo paese maremmano, grande pasta d’uomo ma anche gran “bestemmiatore creativo”, c’è una bestemmia proletaria, che è un fenomeno religioso, da distinguere dalla bestemmia “borghese che è riluttante cinismo”.

 

3.La bestemmia proletaria è quella dei popolani toscani che tiravano moccoli ma guai a toccar loro la madonna di Montenero o quella dell’Impruneta o di Viareggio. Le madonne che salvano, che fanno parte del popolo, in una concezione confusa ma ingenua della religione.

 

4.Il cinismo è nei bestemmiatori da audience, ad esempio: quanti bestemmiatori televisivi! E come non ricordare la bestemmia che scappò a Berlusconi suscitando un dibattito nel mondo cattolico tra indignati e tolleranti (che distinsero tra bestemmia pubblica e privata).

 

5.Sul piano dell’etica religiosa tutte le statistiche, mi riferisco ad esempio al pisano Burgalassi (un prete), segnalano la perdita di “peccato”

della bestemmia, una comprensione buonista. Di più, la bestemmia è diventata metafora di altri mali più sociali. Ad esempio l’evasione fiscale è una bestemmia. Il non rispetto dell’ambiente idem.

E così via. L’offesa non sta più nello sberleffo o nell’insulto ma in altro.

 

6. In questo quadro i bulli che aggrediscono la mamma anti bestemmia è in un certo senso la fine dell’età dell’innocenza e il segno ulteriore della perdita del sacro nella nostra società