Buchi nel terreno, latita il piano atteso dalla Regione

Sono bastate poche giornate di pioggia intensa per aprire nuove voragini nel terreno di Capannori e di tutta la Piana, devastato da decenni da questo fenomeno chiamato “subsidenza”, che residenti e comitati attribuiscono in particolare all’eccesso di emungimenti dalla falda da parte dei colossi del comparto cartario e delle attività agricole. Come spiega Liano Picchi, a capo dei comitati che si battono contro la subsidenza, un anno fa la Regione ha “revocato l’accordo di programma sul fenomeno, con  l’impegno d  approvarne uno nuovo e definitivo entro  90 giorni. Ma ancora Firenze non si è fatta sentire. Nel frattempo  le vasche di depurazione gravemente usurate dal  tempo  e dalla subsidenza  sono   tenute insieme dall’applicazione precaria di una cintura  metallica. Vogliamo aspettarne la rottura creando così il collasso ambientale ed economico in tutta la Piana?”

Nuove crepe nei selciati e nelle abitazioni

Dopo le ultime abbondanti piogge, aggiunge Picchi,  “si sono aperte preoccupanti voragini nei terreni della Piana e nuove crepe nei selciati e nelle civili abitazioni. Sono le conseguenze del rapido scorrere dell’acqua per colmare il vuoto creatosi nella falda sottostante durante il lungo periodo di siccità invernale. Ma sopratutto sono le conseguenze di ritardi e negligenze di tecnici e politici insensibili alla gravità del fenomeno e sordi alle richieste di agire che ormai giungono da più parti del territorio. Che ne è rimasto del famoso accordo di programma sulla subsidenza ?”

L’intesa faticosa

Per evitare di mettere in crisi cartiere e agricoltura, che necessitano di grandi quantità di acqua per le lavorazioni, si era arrivata d un faticoso accordo che prevedeva di portare nella Piana acqua aggiuntiva dal fiume Serchio, in modo da ridurre gli emungimenti dalla falda, tra l’altro preferiti dalle aziende perché i prelievi dal sottosuolo garantiscono una qualità di acqua migliore per la produzione della carta. L’intesa prevedeva di utilizzare un “tubone” che avrebbe dovuto portare dal Serchio acqua alle cartiere per ridurrel’emungimento dal sottosuolo.

Funzionamento a singhiozzo

“Il tubone però – dice Picchi – funziona a singhiozzo e porta quantità di acqua che gli  industriali definiscono irrisorie rispetto al necessario, nonostante l’enorme sperpero di denaro pubblico per realizzare il collegamento. Le reti delle fognature sono poi altamente insufficienti allo stato attuale, tant’é che Acque spa che le gestisce, ha aperto diversi sfioratori in acqua superficiale. Sarebbe logico attendersi che parte degli utili che l’azienda dell’acquedotto consegue, vendendo l’acqua prelevata nel nostro territorio ad altre  province, venissero almeno utilizzati per adeguare le reti e permettere alle locali aziende di allacciarsi.

Il paradosso dell’idrovora

Paradossalmente, conclude Picchi, l’ultima soluzione prospettata da Acque Spa “consiste invece nella messa in funzione di un’idrovora che avrebbe la chiara funzione di accellerare lo sversamento diretto dei liquami non trattati nelle acque superficiali. Tanto vale lo facciano le aziende, almeno saranno obbligate a scaricare in tabella e a non pagare una inutile tariffa per un servizio non svolto”.