Candidature Pd a Pisa, schiaffo che fa male e lascia il segno

Il mantra ora è: “Succede sempre così, dopo la designazione delle candidature ci sono delusioni e polemiche per le esclusioni o le ambizioni irrealizzate”. Ma chissà se a Pisa la segreteria Pd riuscirà a contenere la furia e la sfiducia totale che moltissimi esponenti dei dem (non solo i non-renziani) rivolgono al segretario nazionale Matteo Renzi per i sonori schiaffoni elargiti a quasi tutta la dirigenza locale. La manifestazione di sabato 27 gennaio, indetta dall’associazione dei partigiani per fronteggiare xenofobia e nuovi fascismi, è stata a lungo un pentolone in ebollizione per i borbottii e la rabbia che militanti e dirigenti del Pd confidavano al vicino di corteo. In tanti, anche quelli da sempre sostenitori senza se e senza ma di Renzi, tra sguardi spenti e teste scosse evocavano la parola “disastro”. Con questi candidati – era il ritornello inaspettato – ci sfasciamo alle politiche e perdiamo anche il Comune. E da lì le discussioni si infervoravano sulle responsabilità non solo del segretario nazionale, ma anche dei dirigenti locali e delle lotte fratricide all’interno delle correnti. 

Ma andiamo con ordine: dalla notte infernale del Nazareno escono per Pisa queste scelte: la ministra Valeria Fedeli al collegio uninominale del Senato e Gina Giani a quello della Camera. Poi, al proporzionale per il Senato Francesco Bonifazi, Caterina Bini, Giuliano da Empoli, Katia Faleppi; per la Camera, nell’ordine: Rosa Maria Di Giorgi, Stefano Ceccanti, Gina Giani, Lorenzo Bacci. Non ricandidato quindi  Federico Gelli, renziano di ferro (che ha dichiarato più volte di non essere disposto a candidarsi a sindaco nel prossimo giugno), né il sindaco Marco Filippeschi che in quota orlandiana avrebbe dovuto trovare un posto. Non c’ è traccia neppure di Giuseppe Sardu, renziano, attuale presidente di Acque, che pure da tempo si era sottratto al totonomi per la candidatura a sindaco confidando che gli sarebbe piaciuta un’esperienza a Palazzo Madama.

Già le prime reazioni sono durissime: ma come? soltanto martedì scorso quasi all’unanimità tutto il Pd provinciale aveva chiesto formalmente la ricandidatura di Gelli e un rispetto del territorio nelle scelte. E’ questa la risposta?  A dir poco quasi umiliante. Le scelte, poi: a Pisa città di tre università (Statale, Normale, Sant’Anna) a cui si aggiunge il Cnr, con ambizione di diventare centro europeo di scienza e sapere, al Senato viene paracadutata proprio la ministra più contestata  per l’insufficiente curriculum di studi? E poi, a Pisa, dove non si è sopita la vicenda della cessione ai privati dell’aeroporto Galilei la cui fusione con Peretola viene vissuta con il sospetto di scelte penalizzanti il proprio scalo, viene proposta l’ad, nominata dai privati, della società unica Toscana Aeroporti?

Questo secondo maldipancia, però, viene prevenuto dalla stessa Gina Giani perché aveva declinato l’offerta. E verrebbe però da chiedersi con quale criterio di serietà si diffonde una decisione se non si è certi che questa sia realizzabile. Sta di fatto che si apre una nuova ridda di voci su chi prenderà il suo posto all’uninominale della Camera e al terzo posto nel listino proporzionale. Si riferisce solo che dovrà essere donna e renziana. Perché donna lo vedremo dopo. Circola a lungo un nome, quello della psichiatra Liliana Dell’Osso, lucana di origine ma pisana ormai da tempo. E subito le sue origini diventano motivo di commenti visto che lucano è anche Antonio Mazzeo, vicesegretario regionale e protagonista in questa partita delle candidature. Poi, però, scema questa voce e arriva l’indicazione di Lucia Ciampi, attuale sindaco di Calcinaia. E a questo punto la polemica diventa: chi l’ha deciso? Chi è stato consultato? Insomma, anche nel gruppo ristretto dei dirigenti collegati in linea diretta col Nazareno, gli animi si scaldano. Questione chiusa? Vedremo.

Intanto spieghiamo perché all’uninominale dal Nazareno chiedono una donna, oltreché, ovviamente, una fedelissima del segretario visto che i probabili imbarazzanti accordi post-elezioni avranno bisogno di parlamentari che seguono il capo. Ebbene, una donna perché in questo modo al proporzionale si può aggirare l’obbligo di alternanza di genere tra uomini e donne, rispettato nelle candidature ma non con gli eletti. In sintesi, se del listino proporzionale alla Camera del Pd nel collegio di Pisa (ma il meccanismo è stato usato in altri collegi) ne passano tre, dato che la seconda donna (se confermata, Ciampi) dovrebbe essere eletta nel collegio uninominale, la scelta consentirebbe di far scalare gli uomini dopo (in questo caso Bacci di Livorno).

Resta lo choc per quei protagonisti della vita pubblica pisana bocciati non dal territorio ma dalle scelte romane e obbligati a un boccone amaro talmente indigesto che difficilmente non avrà conseguenze. Ma c’è anche lo sconcerto per i vertici di un partito che hanno visto contraddette le proprie indicazioni e che soprattutto temono che l’indebolimento del consenso nel proprio elettorato, determinato da queste scelte, possa essere, questo sì e non solo la notte di Renzi, davvero “devastante”.