Capitale della cultura, se vince l’influenza politica e non i progetti

Pisa, Spoleto, Terni, Aquileia, Ercolano e altri comuni ricchi di testimonianze storiche e artistiche. Ma ad essere eletta Capitale italiana della cultura del 2017 dalla commissione presso il Mibact è Pistoia (ecco, per un approfondimento gli articoli del Tirreno e della Nazione). Migliori i suoi progetti per rappresentare il nostro Paese, ha decretato il 25 gennaio la commissione ad hoc, e tutti gli altri contendenti sfoderano sorrisi e complimenti per la patria del Festival blues. Ma di che parliamo? Parliamo della possibilità di accedere a finanziamenti straordinari di un milione di euro a fronte di progetti economicamente compatibili per la valorizzazione di beni e iniziative culturali.

Le delusione degli altri contendenti traspira pur dai commenti misurati e all’insegna del savoir faire. E ovviamente sui social è spesso l’aspetto campanilistico a far capolino. E si spreca il sarcasmo sulla superiorità dell’una città verso l’altra. Del resto, tra ricchezze architettoniche e storiche, può esserci gara tra Pisa e Pistoia? Già. Ma dovrebbero essere i progetti a condizionare il giudizio. Già. Ma questi progetti? Quali sono? Si possono conoscere? E si sa che Pisa ora ha partecipato presentando grosso modo gli stessi progetti che le hanno permesso di sfiorare il primato per la sfida ad essere candidata come capitale europea della cultura 2016? E se è arrivata a un passo dalla vittoria nella categoria superiore, come si spiega che ora soccombe con Pistoia?

La verità è che il giudizio sui progetti, sulla caratura delle città in gara, sulle potenzialità espresse, vale il giusto. E’ la solita Italia. Quel che conta è soprattutto l’influenza politica. E lo sanno gli stessi protagonisti – i politici – che partecipano a questa sedicente gara. E allora si sprecano i commenti sottovoce su chi è più vicino al governo o al ministro della cultura Franceschini (e a Pistoia, per sua fortuna, ce ne sono), o su chi ha chiamato in causa leader importanti del Pd. Ma il giochino è anche al contrario. E allora ecco che, almeno a Pisa, la vulgata diventa: hai visto che noi non si conta nulla e che né Renzi e né il suo cerchio magico proprio ci considerano? Anzi – e c’è chi gongola – si insinua: ecco i risultati della svolta renziana di Pisa con Antonio Mazzeo lasciato capo unico e indiscusso del centrosinistra cittadino.

Come si supporta il ragionamento? E’ che a Roma pisani renziani ascoltati ci sono, ma sono altri, La prova? E’ che Pisa sarà capitale europea, dico EUROPEA, dello sport 2016. E il protagonista, il catalizzatore del successo, è un altro renziano e cioè l’assessore pisano allo sport e presidente regionale del Coni Salvatore Sanzo. E così si sprecano le fantasie – e il rimescolamento dei giochi di alleanza – sugli scenari futuri della politica pisana anche se tutti glì interessati si affannano a dire che il dibattito sulla successione di Marco Filippeschi alla guida del Comune è prematuro (ed è vero, ma sono proprio loro ad alimentarlo nelle segrete stanze…).

Insomma, non è certa la benevolenza del cerchio magico renziano alle scelte che verranno dal solido asse Firenze-Pisa che si tiene attraverso i legami tra Dario Parrini, Antonio Mazzeo, Beppe Sardu, Fabrizio Cerri e che potrebbe giocare per Palazzo Gambacorti la carta Giovanni Viale (visto che a qualcuno di questi proprio non piace il plenipotenziario del Comune Andrea Serfogli, che pure in molti indicano come il candidato già fatto).

Ma avrò sicuramene modo di riparlarne.

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