Caro Renzi, questa scuola che emargina i figli dei poveri …

Caro presidente Renzi,

ti scrivo per raccontarti la storia di alcuni ragazzi, che ti dovrebbero stare a cuore, come cristiano e come uomo di governo. Il filo che lega le loro storie è di due colori. Il rosso: la passione per lo studio e il talento. E il nero: la povertà.

Elia ha superato a pieni voti il liceo classico, voleva diventare medico, sognava la ricerca: suo padre è morto di cancro e dentro il suo animo ha sempre sognato di trovare il farmaco per impedire che altri babbi muoiano come il suo. Ha scelto di fare i concorsi per le scuole di eccellenza: ma quante difficoltà, quanti soldi in viaggi e pernottamenti, quanta burocrazia. Una gara ad ostacoli che prescinde dal merito ma ha molto a che fare con la povertà. Sì, il merito: vinca il merito. Ma il merito deve presupporre punti di partenza eguali tra il povero e il ricco. Io, come sai, e forse anche tu, vorremmo che il povero partisse qualche metro avanti.

Ma se questo non è possibile, che almeno partino alla pari.

Caterina (nome di fantasia) è una ragazza rumena. Viene da una famiglia di immigrati poverissima. La mamma paga un alloggio di 800 euro in un piccolo appartamento di due stanze senza acqua calda e altri comfort. Nonostante questo Caterina studia, si impegna, ma ha qualche difficoltà con lo spagnolo e la matematica e alle medie – ripeto: alle medie – l’hanno bocciata. Sa il rumeno, un po’ di inglese e l’italiano, ma non è bastato. Una volta a scuola i bocciati erano soprattutto i figli dei contadini e degli operai. Oggi i figli degli immigati.

Ma la scuola era e resta classista.

Cosa puoi fare in concreto, presidente? Non mi fare l’elenco della spesa e degli annunci. Dammi risposte concrete per i tanti Elia e le tante Caterina. La vera riforma, la riforma che tutte le altre comprende e presuppone, è quella della scuola.