Centralina sulla Lima, Provincia e Comune strigliano la Regione

Arriva dalla lettera che il presidente della Provincia, Luca Menesini, e il sindaco di Bagni di Lucca, Massimo Betti, hanno mandato al presidente della Regione, Enrico Rossi, e all’assessore all’ambiente, Federica Fratoni, la conferma di quanto sia concreta l’ipotesi del sì al permesso chiesto dalla società Green Factory di Genova per realizzare una centralina, l’ennesima sui corsi d’acqua nella Valle, per la produzione di energia elettrica sul torrente Lima, in località Cevoli di Casabasciana.

Il fatto che nei giorni scorsi la società avesse pagato la somma per i diritti al prelievo indicava come la Green Factory si senta certa dell’arrivo dell’autorizzazione. Timore confermato, nel comitato “Salviamo la Lima”, negli ambientalisti e negli operatori del turismo e del commercio della Val di Lima, dal fatto che non si ha più notizia della conferenza dei servizi che la Regione dovrebbe convocare, alla presenza di tutte le parti, per esprimere il parere definitivo.

Gli oppositori del progetto sono più che mai convinti che gli uffici regionali siano favorevoli al progetto e che i politici eletti a Firenze per la provincia di Lucca, ai quali pure avevano rivolto un appello pubblico perché sostenessero le posizioni di chi dice no alla diga, non abbiano mai avuto intenzione di muovere foglia. Come ritengono dimostri la mancata risposta all’appello.

A preoccupare ancora di più gli operatori delle associazioni che gestiscono gli sport fluviali (rafting, canoa, Kayak), gli albergatori, i gestori di bar e ristoranti, i commercianti e le tante persone che nelle attività sulla Lima hanno trovato posti di lavoro sono le voci secondo le quali la Green Factory è sicura di avere dalla sua parte tutti gli atti amministrativi  espressi in passato anche dal Comune di Bagni di Lucca e dalla Provincia stessa. Atti che non possono essere cancellati soltanto da un mutato orientamento politico sull’impatto e sulle conseguenze dell’impianto per le attività sportive, turistiche ed economiche. La società che vuol costruire la diga è insomma certa che l’autorizzazione sia a questo punto un atto dovuto, anche se normative nazionali e nuove regole dell’Autorità di Bacino del Serchio sembrano aver modificato il quadro complessivo.

Per Provincia e Comune di Bagni di Lucca la partita però non  è chiusa, se la Regione dimostrerà davvero di aver preso in considerazione le ragioni che arrivano dal territorio, finora snobbate nei fatti.

Scrivono dunque Menesini e Betti nella lettera a Rossi e alla Fratoni, nella quale sollecitano tra l’altro la convocazione della conferenza dei servizi:
«Questa zona dell’Appennino Toscano  è legata a una frequenza di visitatori e studiosi appassionati di ambiente, natura incontaminata, flora e fauna particolare e protetta che ancora si salvaguarda (ricordiamo l’area naturalistica dell’Orrido di Botri, le oasi del Balzo Nero, del Memoriante, le incisioni rupestri di Limano, ecc.). Tale situazione, che con un notevole impegno promozionale di vari anni sta richiamando finalmente una sana economia rispettosa degli ambienti naturali in una zona disagiata e depressa, è destinata a scomparire qualora si realizzasse il progetto in essere».
La pratica, inizialmente di competenza della Provincia, a causa dei passaggi di competenze dovuti alla Legge Delrio, è passata alla Regione:
«L’iter autorizzativo – scrivono Menesini e Betti – è aperto e più volte ci siamo rivolti ai tecnici della Regione, perché, successivamente a un’analisi congiunta Provincia e Comune, si è parso di ravvisare difformità tra il progetto presentato per la Via e il progetto che si intende realizzare».
La Provincia ha proposto di annullare gli atti già realizzati per il principio dell’autotutela, ma la Regione ha risposto che, anche su questo tema, la competenza è regionale «e, comunque – sottolineano gli amministratori – siamo stati rimandati a una conferenza dei servizi che dovrà deliberare in materia. Nel trattempo – proseguono Menesini e Betti nella lettera – assistiamo però, con disagio, al rilascio da parte della Regione Toscana di atti prodromici alla realizzazione dell’impianto (vedi di recente la concessione per gli emungimenti), andando a creare un’aspettativa alla realizzazione finale. Tutto ciò in un quadro di sostenibilità dell’intervento che, secondo gli indici attuali previsti dall’Autorità di Bacino del fiume Serchio, non permetterebbe l’intervento richiesto, in quanto il torrente Lima risulta gravato da altre e numerose centrali idroelettriche, la vicinanza delle quali non consentirebbe la realizzazione dell’opera richiesta».  L’auspicio degli amministratori locali, in conclusione, è che la Regione si faccia carico della questione e l’affronti in maniera responsabile.

Emanuela Ambrogi