Ciampi, Spinelli, il fair play e i livornesi incontentabili

 

Colpisce che una città non onori uno dei suoi figli. Forse per questo il caso Carlo Azeglio Ciampi continua a far discutere e a suscitare interesse, non solo a Livorno. Molti quotidiani ne hanno parlato ampiamente e qualche giorno fa il Corriere della sera, nella sua edizione nazionale, ha dedicato ampio spazio a questa particolare situazione mentre il 2 febbraio ha ospitato la proposta di Ricardo Franco Levi perché sia intitolata all’ex presidente la piazza della Borsa di Milano, Piazza Affari. Tutto questo dopo che a Livorno, semplice capoluogo di provincia, siamo arrivati al punto che non basta essere stati direttore generale e governatore della Banca d’Italia, ministro del Tesoro, presidente del Consiglio e poi della Repubblica per essere ricordati con l’intitolazione di un pezzetto di città, strada, piazza o Rotonda (di Ardenza) che sia. 

Come non stupirsi? In realtà qui si tratta di una scelta politica, di un giudizio “di parte”, non della città: il partito che ha preso le redini del Comune negli ultimi anni non ritiene che a Ciampi debba essere riservato questo onore. Che questa decisione sia appoggiata o no dalla maggioranza dei cittadini – o da una parte più o meno larga di essi – è un altro discorso. Tutto questo porta a farci una domanda: il personaggio a cui viene intitolata una strada deve essere necessariamente apprezzato da tutti? O basta aver ricoperto incarichi pubblici di grande importanza e prestigio per meritare un riconoscimento di questo tipo? 

Ciampi potrà non essere piaciuto a qualcuno ma senza dubbio ha avuto una storia eccezionale. Molto probabilmente nessun livornese da qui a 100 o 200 anni potrà ricoprire incarichi tanto prestigiosi, che tra l’altro lo portarono a ottenere grande popolarità e suscitare simpatia tra gli italiani, dando un’immagine positiva di sé, cosa che a tutti non riesce, e facendo conoscere la sua città natale. Il lavoro di Ciampi, svolto con rigore e impegno, avrebbe dovuto portarlo quasi automaticamente ad essere al di sopra di ogni incertezza nel momento del ricordo e dell’omaggio. Ciampi – come Pertini, Ingrao, Nenni , Don Sturzo, Berlinguer, per non parlare di Aldo Moro – è un personaggio di grande rilievo dell’Italia democratica e libera, che lo ha chiamato a svolgere funzioni pubbliche al più alto livello. La stessa Italia, lo stesso Stato, che ci chiede di votare e che ci amministra con l’obbiettivo del benessere collettivo.

Questo dovrebbe bastare per eliminare ogni polemica e stabilire che Ciampi – per gli incarichi che ha assolto con forza in un momento critico per il Paese – ha rappresentato e deve continuare a rappresentare un valore condiviso dall’insieme della comunità nazionale.E’ un discorso che porta a molte considerazioni solo se pensiamo ai nomi che hanno le nostre strade e le nostre piazze: re, papi, religiosi, presidenti, Caduti in guerra, vittime del fascismo, del terrorismo o delle mafie. E poi Cavour, Garibaldi, Ricasoli, Diaz, Cadorna, Giolitti, Mazzini, D’Annunzio, Gramsci, uomini di governo e di partito, né santi né infallibili, e che certo non saranno stati apprezzati dai loro avversari politici.

Ma il fair play esiste: Pisa e la rossa Pontedera, per esempio, hanno intitolato rispettivamente una strada e una piazza al presidente della Repubblica degli anni Cinquanta e Sessanta Giovanni Gronchi, che era democristiano di Pontedera. Il niet del Comune livornese a Ciampi mi fa venire in mente un altro personaggio della città dei Quattro mori: Aldo Spinelli, il presidente che dopo decenni ha riportato gli amaranto in B e in serie A e in Coppa Uefa assicurando alla società una gestione stabile. Cose mai viste da queste parti. Eppure ci sono spezzoni importanti della tifoseria che gli sono nemici: forse preferivano presidenti avventurieri che passavano da Livorno per fare solo danni e portare la società al fallimento? Anche qui si può fare un piccolo riferimento a Pisa, dove lo stadio è stato intitolato all’;ex presidente Romeo Anconetani, che guidò i nerazzurri in serie A.

Sono più strani i pisani o certi livornesi incontentabili?