“Cittadella della salute”, formidabile occasione per Lucca

Hanno un’occasione unica la Regione e il Comune di Lucca per realizzare nella città delle Mura un modello di assistenza extra-ospedaliera che davvero darebbe lustro alla gestione della sanità pubblica in Toscana. I due enti potrebbero, e dovrebbero, fare dell’ex Ospedale Campo di Marte – un’area enorme alle porte della città con diversi complessi – il centro di eccellenza per la riabilitazione dei post operati e dei traumatizzati, per un’adeguata assistenza ai malati oncologi oggi seguiti in ambienti inadatti e insufficienti, per l’assistenza a chi soffre di patologie psichiatriche, per gli anziani non autosufficienti e lungodegenti, per le scuole di formazione del personale. Una vera e propria “cittadella della salute”, evocata del resto in una intervista al Tirreno dall’allora assessore regionale alla sanità, Enrico Rossi, il quale assicurava che l’ex ospedale non sarebbe stato venduto a chi voleva farne l’ennesimo centro residenziale-commerciale. Va infatti avanti da una quindicina di anni il confronto-scontro sull’utilizzo di una struttura abbandonata come ospedale, perché ritenuta non più adeguata alla filosofia di cura “per intensità”, seguita nel nuovo nosocomio San Luca, uno dei quattro nuovi ospedali realizzati dalla Regione in accordo con il ministero e i privati. La Regione aveva, ed ha, l’esigenza di recuperare dalla cessione del Campo di Marte una ventina di milioni che dovevano essere utilizzati come parte delle risorse pubbliche per costruire il San Luca. Nei fatti quel grande complesso non ha mai trovato né acquirenti, né progetti esecutivi per qualche nuova destinazione ed oggi è utilizzato solo in piccola parte. Lettera morta sono rimasti i piani affidati da Regione e Comune, congiuntamente, a due architetti che avevano proposto una ristrutturazione più gradita agli investitori privati che non al pubblico. E più nulla si sa di un possibile intervento della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, e tanto meno delle ipotesi di portare al Campo di Marte le nuove sedi di Questura e Polizia stradale, in una “cittadella della sicurezza” che poteva prendere in considerazione anche spazi per il comando dei vigili del fuoco e dei vigili urbani.

Di fatto il mercato immobiliare e degli investimenti, e le istituzioni pubbliche, non hanno dimostrato di avere concreti progetti né risorse per il recupero di una parte di città che rappresenta un vero e proprio quartiere. Una situazione che dà oggettivamente forza alle proposte dell’agguerrito comitato per la salute pubblica che anche in consiglio comunale ha portato la sua proposta perché davvero il Campo di Marte diventi una “cittadella della salute”.

Opzione che ora sembrerebbe accolta anche dall’amministrazione comunale. Il problema è che il Comune non ha i soldi per un progetto di così grande respiro e non pare proprio destinato ad accendere mutui che impegnerebbero i bilanci per parecchi anni a venire. Di qui l’idea di convincere la Regione a togliere il vincolo di destinazione sanitaria per altri due grandi complessi: l’ex ospedale psichiatrico di Maggiano e il centro (ex sanatorio) di Arliano.

Se questi due immobili potessero essere messi sul mercato senza vincoli, in teoria si potrebbero trovare acquirenti interessanti a grandi operazioni e pronti a versare i soldi che la Regione spera ancora di recuperare dalla vendita del Campo di Marte. A quel punto l’ex ospedale cittadino potrebbe davvero diventare una “cittadella della salute” da proporre come modello. Una scelta che molti giudicano obbligata, oltre che logica, dal momento che nel nuovo ospedale San Luca si sono persi posti letto e, soprattutto, non si hanno le strutture per l’assistenza extra-ospedaliera. Già si erano creati problemi per la carenza, se non per la mancanza, di case famiglia e altre strutture che per legge avrebbero dovuto accogliere i dimessi dall’ospedale psichiatrico, chiuso come imponeva la legge 180.

Poi sanità pubblica e Comuni si sono trovati alle prese anche con la richiesta di assistenza per le cure ai malati psichici e oncologici, per seguire i malati di alzheimer, per la riabilitazione degli operati e dei sofferenti di malattie coronariche, per il crescente numero di anziani non autosufficienti. Una realtà che dovrebbe indurre tutte le istituzioni e gli amministratori interessati, come le diverse forze politiche, a fare fronte comune per adottare una soluzione che, volendo, hanno sul piatto.

Ma è difficile pensare che, alla vigilia delle elezioni regionali, la questione della “cittadella della salute” al Campo di Marte non diventi invece terreno di scontro sulla pelle dei cittadini in attesa di risposte