Coin e la metamorfosi delle strade storiche del commercio

Neanche 6 anni di vita e lo store Coin si prepara a lasciare Corso Italia. Era stato inaugurato il 13 aprile del 2010 dopo importanti investimenti e uno straordinario sforzo di comunicazione. Circa mille i pisani selezionati in un casting per scegliere i 400 volti da immortalare nel poster dei testimonial del negozio che si insediava nel palazzo storicamente utilizzato dalle catene dei grandi magazzini. Palloncini, hostess, modelli in vetrina per foto e selfie, l’avvento di Coin nella strada principale dello shopping pisano fu una festa e anche un positivo segnale per il commercio negli anni di inizio della grande crisi.
Va detto che mentre anche la scadenza di fine gennaio 2016 si è trasformata in una specie di happening lungo più settimane con supersconti e file alle casse specialmente in questo periodo di regali di Natale, non si annunciano contraccolpi negativi per l’occupazione in quanto al posto di Coin dovrebbe insediarsi un altro grande magazzino dello stesso gruppo e cioè “Ovs”.
Significativa però è la scelta del gruppo di cambiare la pelle della propria presenza in Corso Italia e di proporre un concept store che, per l’abbigliamento, guarda a una clientela giovane e di fascia di prezzo più bassa rispetto alla Coin. Deve trattarsi di scelte che pagano, visto che quasi tutti i centri commerciali naturali e le strade dello shopping in tutte le città italiane (a parte qualche eccezione e qualche negozio storico che resiste), sono presidiate da grandi catene che appunto cercano target medio-bassi.
E’ una metamorfosi comunque planetaria. Per Pisa, però, come per Lucca, Livorno, Massa o Grosseto, la omologazione delle strade dello shopping (e i negozi storici che resistono sono la dovuta eccezione) sposta i fatturati e i redditi dalle famiglie dei commercianti alle società, impoverendo un tessuto sociale e una categoria ad esempio determinante per il turismo e sui servizi. Capita così che l’ipotesi di veicolare in modo diverso (con l’attraversamento della città da sud a nord; dall’aeroporto e dalla stazione fino a Piazza dei Miracoli) l’imponente flusso turistico in arrivo a Pisa, sia un confronto limitato e ristretto spesso alla sterile contrapposizione politica tra maggioranza e opposizione.
Un ultimo aspetto: a determinare la metamorfosi di queste strade dello shopping ci sono anche i costi stratosferici di servizi (suolo pubblico, raccolta rifiuti, utenze varie) e soprattutto affitti. A Pisa ci vogliono anche 4mila euro al mese per soli 40 metri quadrati di negozio in Corso Italia. In pochi possono permetterselo (le grandi catene, appunto) e anche qui a parte qualche sparuto grande proprietario di fondi, spesso sono società non pisane ad avvantaggiarsi delle alte rendite.

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