Congressi di circolo Pd, una mobilitazione quasi grottesca

Con report più o meno quotidiani il vice segretario regionale Antonio Mazzeo pubblica sulla sua pagina social l’andamento del congresso Pd nei circoli pisani raccontando e analizzando voti e percentuali che si aggiudicano man mano le tre mozioni concorrenti. Del resto i risultati vengono seguiti con interesse e anche con commenti da tifoserie calcistiche. Anche giornali, tv e siti web, nelle loro cronache locali, danno risonanza a quanto accade nella provincia e nella città della Torre contribuendo così a riscaldare il clima all’interno dei dem.

Finora (e siamo ai dati parzialissimi di domenica 26 marzo), nonostante la componente renziana venisse stimata alla vigilia come minoritaria rispetto a quella di Andrea Orlando (per Michele Emiliano siamo a quote inconsistenti), l’ex segretario-premier può vantare invece una maggioranza assoluta e in alcuni circoli ottiene più voti di quanti ne prese nella precedente consultazione che vinse contro Cuperlo. E infatti i post di Mazzeo, fedelissimo di Matteo Renzi, comunicano entusiasmo e ottimismo.

Mancano ancora però molti circoli, e soprattutto quelli più numerosi e importanti a secondo dei leader locali che vi risultano iscritti e che quindi sono impegnati a raccogliere consensi per vincere nella propria sezione.

Indubbiamente, almeno finora, il Pd pisano nella regione col più alto tasso di fan di Renzi, è stata un’anomalia. Dalemiano, si diceva, viste le simpatie che il lider Maximo raccoglieva tra dirigenti e iscritti. Primo fra tutti l’influente deputato ed ex sindaco Paolo Fontanelli che ora, uscito dal Pd, guida sul territorio la neo formazione di sinistra Articolo 1-Mpd. Con questo congresso e con la scissione in corso che vede in Mpd anche il governatore della Toscana, il pisano o meglio pontederese Enrico Rossi, le cose sono indubbiamente cambiate, ma un sentimento forte di opposizione alla leadership di Renzi è evidente e infatti resta incerto quale sarà il risultato finale. E da qui, credo, discende la particolare attenzione che riscuotono le cose pisane del Pd.

Questa è dunque la settimana decisiva per vedere da che parte il voto dei dem pisani farà pendere (siamo appunto a Pisa…) la bilancia. Infatti è percepibile una discreta mobilitazione di militanti che, elenchi degli iscritti alla mano, fanno il porta a porta per convogliare più consensi possibili verso l’uno o l’altro candidato mentre cova sotto la cenere il clima di sospetti dovuto all’aumento di iscrizioni dell’ultimo momento (compreso quelle di un deceduto e di un residente all’estero).

Resta però il paradosso di una mobilitazione praticamente inutile, quasi grottesca, visto che il risultato di questi congressi sarà fine a se stesso. Non avrà alcun significato, infatti, per quanto riguarda la scelta del segretario nazionale e le scelte politiche che il partito farà attraverso l’Assemblea nazionale. Queste – stabiliscono regolamento e statuto – dipenderanno solo dalle primarie nazionali del 30 aprile, quelle a cui potranno partecipare tutti, aperte cioè a chiunque vorrà votare e il cui obbligo è di versare due euro e dichiarare semplicemente che si è elettore del Pd. Insomma, sarebbe legittimo se nei congressi di circolo vinca Tizio, ma poi segretario con i voti dei non iscritti diventi Caio.

Se a tutti i militanti fosse raccontato nel dettaglio che il loro voto non ha effetto né sulla scelta del segretario né sulla composizione dell’Assemblea nazionale, forse l’affluenza a questi congressi di circolo sarebbe ben diversa. Bisognerebbe ricordargli che partecipando serve a costituire la Convenzione nazionale del Pd, organo che praticamente serve soltanto a certificare le candidature delle primarie. Ma non si fa. Anche perché, almeno per i vari capicorrente e dirigenti, avere un dato sull’orientamento dei singoli circoli è comunque utile. Ad alcuni consente di misurare la propria influenza e sapere su quali truppe può contare, ad altri magari serve per posizionarsi meglio tra le correnti, ad altri ancora servirà per decidere se restare nel Pd o andare nell’Mpd, ad altri infine per capire quali sono le alleanze vincenti in prospettiva di future scelte. E quest’ultimo aspetto, almeno a Pisa città, non è certo secondario in vista dell’individuazione di un candidato sindaco per la primavera del 2018 quando si concluderà il secondo mandato del sindaco Marco Filippeschi.

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