Congresso Pd, una carta d’identità per essere credibili

Non solo scissioni con l’addio di dirigenti amati dal popolo di sinistra o la litigiosità infinita tra correnti. Al momento quel che fa più male al Pd pisano sembra essere la storia delle due tessere fasulle o presunte tali. Uno scandalo per il partito che nella civilissima Toscana certo non può accettare paralleli con vicende del profondo sud dove il mercato delle tessere rivela collusioni pericolose e imbarazzanti.

Non solo, lo scandalo si gonfia con i sospetti per la pioggia di nuovi tesserati giunta proprio alla vigilia della scadenza per poter partecipare al congresso deciso dalle dimissioni di Matteo Renzi. Alla fine risulta così che gli iscritti sono aumentati di circa il 12 per cento nonostante le uscite verso il Mdp (che a Pisa sembra avere un peso consistente dopo la scelta di Paolo Fontanelli) e in più balza agli occhi che pacchetti di tessere non sono state sottoscritte individualmente nelle sezioni di competenza.

Tanto che la commissione che doveva certificare il tesseramento ha registrato tre astensioni su nove (compreso quella del presidente Giancarlo Lunardi) sulla convalida delle iscrizioni per “l’impossibilità di fare verifiche accurate”.

Il portabandiera di Matteo Renzi a Pisa, il vicesegretario regionale Antonio Mazzeo, ha provato a rassicurare tutti: nel caso della tessera assegnata a un defunto si tratterebbe di un errore di trascrizione, nell’altro caso (un cittadino residente all’estero) si sta verificando, mentre l’aumento di iscritti sarebbe nella norma quando si celebra un congresso e poi la percentuale di incremento è in linea col dato regionale.

Ma queste precisazioni, compreso l’annunciata volontà di fare la massima chiarezza, non hanno disinnescato la ridda di sospetti, dubbi, insinuazioni contro la corrente renziana, presunta beneficiaria dell’aumento di tessere. Addirittura c’è chi è pronto a testimoniare sia di essere a conoscenza di cittadini tesserati a loro insaputa, sia di dichiarazioni di esponenti renziani sicuri di avere la maggioranza dei tesserati proprio grazie alla crescita di iscritti.

La querelle rischia di trascinare il Pd in una deriva incontrollabile, in cui in gioco comunque c’è la credibilità del partito e la legalità dei meccanismi di gestione della democrazia interna.

Eppure un modo ci sarebbe per mettere a riparo da brogli i congressi di circolo che definiranno la composizione degli organismi elettivi e direttivi (e quindi della maggioranza in essi). Basterebbe che, a differenza dal passato, nei seggi dei circoli non ci si limitasse a controllare solo la tessera dell’elettore, ma anche l’identità attraverso un documento ufficiale. L’aneddotica è ricca di iscritti con più di una tessera in mano e che hanno votato una volta come Pinco Pallino, un’altra come Tizio Caio. Bastava non essere molto noti nel circolo e il giochino funzionava.

Accertando l’identità di chi vota e la corrispondenza con il nominativo riportato sulla tessera, stavolta i dirigenti del Pd potrebbero rendere vani imbrogli e tessere intestate a cittadini a loro insaputa. Non si eviterebbe certo la pratica illecita delle tessere comprate e regalate chiedendo il voto in cambio di promesse varie, ma c’è da sperare che sotto la Torre vi sia ancora un po’ di pudore.

E allora aspettiamo di conoscere se, data l’impossibilità di verificare il tesseramento, almeno sarà deciso di verificare l’identità degli iscritti che votano nei circoli.  Renderebbe più serio il voto e meno discutibile quello che sarà il risultato. Ma è nell’interesse dei capicorrente? Vedremo.