Così Lucca può tornare capitale, 50 interventi in consiglio comunale

“Lucca capitale o città ai confini dell’Impero?”. E ‘stato questo il tema del consiglio comunale aperto convocato su richiesta del gruppo di opposizione di “SiAmo Lucca”. Obiettivo, consentire un ampio confronto sulle scelte da qui ai prossimi venti anni. A parlare sono stati accolti una cinquantina di esponenti di categorie, tecnici, persone di cultura e rappresentanti di associazioni e comitati.  

 Questo il testo del mio intervento.

“Lucca può tornare ad essere non solo bella, ma viva, vissuta, attiva e potente come in passato. Le condizioni di base, le risorse per raggiungere questi obiettivi ci sono tutte, ma occorre una vera e propria rivoluzione culturale in tutti coloro che agiscono in nome e per conto della città. A partire da un chiaro, marcato, distinguibile progetto complessivo di quale città si vuole da oggi  ai prossimi venti anni.  Non è un problema di questa o quella classe politica, di una categoria o dell’altra: riguarda tutti noi la necessità di cambiare passo e orizzonte nel modo di pensare e agire, aprendosi di più al mondo.

 Non deve allora essere utopia sperare che Lucca riesca a concepire, organizzare, calendarizzare e promuovere manifestazioni e iniziative permanenti di grande successo non solo per la musica leggera, o i Comics e i giochi di ruolo, ma anche per i suoi tesori e valori identitari, come Puccini e i grandi lucchesi della musica, il verde di Mura e parchi fluviali, i giardini delle ville storiche, le sue tradizioni, la sua storia, la sua architettura, il suo territorio e, se vogliamo, l’eccellenza della sua enogastronomia. Non deve essere un sogno pensare che la città e il suo territorio possano tornare al loro splendore mostrando un centro storico che ha cura per i suoi arredi, anche nei dettagli, una periferia almeno ordinata e pulita, nonché il verde magnifico delle sue colline.  

 Sono obiettivi che può e deve porsi una città che già si è dimostrata capace di ricevere con sufficiente efficienza decine di migliaia di persone nello stesso giorno, come accade per i Comics. Intendiamoci, però: la rivitalizzazione e la riqualificazione non devono essere ad esclusivo beneficio dei visitatori, anche se il turismo è una economia vitale. E’ per i lucchesi, la loro vita e le loro attività che bisogna mirare a interventi che assicurino servizi, funzionalità, bellezza e qualità del vivere. Requisiti che rendono un capoluogo vero e vissuto, elementi fondamentali cercati in particolare dal flusso di turismo di qualità su cui Lucca dovrebbe puntare. 

 E’ lecito allora chiedersi se lo stesso impegno, la stessa cura, se non gli stessi staff che assicurano la riuscita dei grandi eventi, possano essere alla base dell’ambizioso, quanto necessario progetto di rilancio. Un’azione che prevede due diversi piani, legati l’uno all’altro: il primo per la vita quotidiana dei cittadini, l’altro per l’accoglienza ai visitatori.

 Per trarre ulteriori benefici da un flusso di turismo sostenibile e adatto alle caratteristiche di Lucca pare imprescindibile organizzare la promozione in maniera tale da assicurare, partendo dal web, l’individuazione degli eventi prioritari, da calendarizzare in modo che non si sovrappongano e da promuovere con largo anticipo, sempre nello stesso periodo dell’anno. Cosa che fanno gli organizzatori del Summer Festival, dei Comics, di Photolux e altre rassegne, con risultati evidenti ed eccellenti. Ma il metodo va esteso anche ai tesori “propri” di cui Lucca dispone.

 Ecco che torna a porsi con forza la questione della istituzione di una snella cabina di regia super partes, affidata a manager e operatori di provata capacità. Non è facile rimuovere resistenze e campanilismi, conflitti latenti tra un luogo e l’altro, un’amministrazione e l’altra, una categoria e l’altra. Andrebbe intanto creata un’unica Fondazione Puccini, che metta in rete e a sistema tutto quanto può concorrere ad affermare nel mondo un brand unico, superiore a quello di Mozart. Anche per ridurre i costi e concentrare le risorse su proposte di qualità occorre un soggetto unico, in grado di assicurare una adeguata gestione e promozione delle case (museo e tante altre dimore) del Maestro, accanto alla valorizzazione dei luoghi che hanno visto le frequentazioni di Puccini per comporre, suonare o semplicemente stare con amici, amoreggiare e villeggiare. Valorizzazione che dovrebbe avere tra le priorità la realizzazione di un auditorium o di un teatro adatto ad accogliere le grandi opere e i grandi concerti, in assenza dei quali sarà tra l’altro difficile ottenere mai il riconoscimento come “Città della Musica”. Allo scopo dovrebbe contribuire peraltro la statizzazione dell’Istituto Boccherini, attesa e promessa da decenni. Più impegnativo ancora il compito di allestire un calendario di concerti e opere da proporre in estate in Versilia, ma anche in scenari all’aperto della Lucchesia, e negli altri mesi a Lucca. Ad oggi, rassegne di pochi giorni a parte, a offrire musiche pucciniane a Lucca è soprattutto l’associazione “Puccini e la sua Lucca Festival”, che quasi ogni sera organizza concerti nella chiesa di San Giovanni. Si potrebbe certo fare di più, utilizzando anche l’esperienza organizzativa del patron dell’associazione.

 Non è affatto vero che “con la cultura non si mangia”. Se c’è un progetto chiaro, di eccellenza, si può ricorrere all’Europa, al governo, alle grandi aziende, alle fondazioni per reperire fondi e collaborazioni necessarie.  Ecco perché è davvero impellente allestire e far partire quella cabina di regia in grado di dare attuazione alla proposta complessiva. Fulcro del progetto può e deve essere la messa in rete dei musei della città, la cui testa dovrebbe essere il museo di Palazzo Guinigi, che ora si spera di veder realizzare dopo la presentazione avvenuta nel 2017. Dovrebbe essere questo il centro-motore, il collegamento con tutti gli altri centri di cultura della città, una sessantina solo dentro le Mura: comunali, statali, diocesani e privati. Da Palazzo Guinigi dovrebbe partire anche l’input per varare un programma di mostre, eventi e rassegne ben calendarizzati, per non sovrapporli e per coprire anche i periodi di bassa stagione, da offrire anche con quel biglietto unico che a Lucca pare impossibile organizzare.  

 Se vogliamo che Lucca torni però ad essere una vera capitale non sono più rinviabili le realizzazioni promesse e progettate da almeno cinquant’anni. Sul terreno sono i problemi di sempre: la viabilità di scorrimento e il potenziamento della linea ferroviaria; l’individuazione di aree omogenee da destinare a industrie e aziende artigiane; il recupero di spazi per un mercato dell’ambulantato di qualità dentro le Mura; la rivitalizzazione di grandi complessi come il mercato del Carmine, l’Ostello della Gioventù, l’ex ospedale Campo di Marte, la palestra Bacchettoni, l’ex ospedale psichiatrico di Maggiano, la ex Manifattura Tabacchi;  la valorizzazione dei percorsi dell’archeologia industriale; la realizzazione di impianti sportivi – pubblici – degni di questo nome.

 A meno che non si intenda tornare a procedere con il criterio della “urbanistica di mercato”,  anche senza voler imporre una urbanistica dirigistica che nulla lascia all’iniziativa dei privati investitori non si può certo prescindere da una visione chiara di come si vuole la città da qui a trent’anni. Dirigismo no, ma non è più rimandabile almeno una organizzazione coerente che dia risposte alle vere esigenze del territorio e dei cittadini. Non è pensabile che Lucca resti ad esempio l’unica città della Toscana e del centro-nord con una mobilità ferma ai criteri e alle esigenze dell’inizio del secolo scorso; che non disponga di attraenti, qualificati e vivaci mercati nel cuore del centro storico; che non si tenti davvero di recuperare l’appeal di un mercato dell’antiquariato. Né Lucca può rimanere priva di veri e attrezzati poli scolastici o campus – pubblici – moderni ed efficienti, o di una cittadella degli uffici. Non è pensabile che una città capitale continui ad assistere impotente al progressivo decadimento dell’assistenza sanitaria, con un pronto soccorso inadeguato, un ospedale insufficiente, una riabilitazione e un’assistenza ai malati oncologici pressoché inesistente sul territorio, se non a pagamento.

 Né si può continuare a privare giovani e meno giovani di una grande piscina pubblica all’aperto e di una al coperto, di un palazzetto dello sport costruito con criteri moderni e adatto ad accogliere anche eventi, di campi da tennis, di palestre e di un centro per l’atletica leggera che faccia dimenticare la vergogna delle condizioni del campo Coni. 

 Al tempo stesso non è più rimandabile mettere mano agli interventi che devono riportare residenza, funzioni, servizi e attività in un centro storico che ormai conta poco più di 8mila residenti.  Non potrà mai tornare una “capitale” una città il cui cuore pulsante, il centro storico, è ridotto a casa di riposo circondata da una mensa a cielo aperto, con un tessuto commerciale e un arredo urbano da turismo mordi e fuggi e con un centro semideserto nei mesi di bassa stagione”.

 

                                                                              Marco Innocenti