Cure intermedie, riabilitazione, assistenza per i malati cronici al vecchio Campo di Marte che ora ha 155 posti in più per i pazienti Covid

Pronti i 155 posti letto in più nella palazzina A del vecchio ospedale Campo di Marte, inutilizzata dopo la realizzazione  del nuovo e più piccolo ospedale San Luca, impostato sulla filosofia della intensità di cure che tanti problemi ha creato per le cure intermedie, l’assistenza ai lungodegenti, ai malati di cancro e altre malattie croniche, alla riabilitazione dei post-operati e dei traumatizzati, all’assistenza ai pazienti con malattie mentali.  Certo, la Regione avrebbe dovuto provvedere in estate a realizzare l’intervento, in maniera da rendere i letti disponibili all’inizio dell’autunno, quando era prevedibile il ritorno della seconda ondata della pandemia. Ma è già un buon risultato il fatto che, una volta deciso il recupero della palazzina appena insediata la nuova giunta regionale, i lavori siano stati eseguiti con una insolita celerità che fa recuperare in parte il tempo perduto. La realizzazione costa alla Regione intorno al milione di euro ed è giusto che già si pensi, come scrive Gianni Parrini su Il Tirreno, a come non sprecare le risorse anche quando l’emergenza Covid sarà finalmente finita. Obiettivo verso il quale porterà proprio il tanto scelleratamente bistrattato e abbandonato Campo di Marte, che pare destinato ad ospitare anche la vaccinazione anti-pandemia. Ma cosa ne sarà del vecchio ospedale di qui a un anno, quando si spera siano cessate le necessità di ricovero per il Covid?

Sulla svolta nella politica regionale per il destino del complesso inizialmente destinato alla vendita (per una stima di 23 milioni) ha certamente influito la presenza in giunta del lucchese Stefano Baccelli, per due mandati presidente della Provincia e profondo conoscitore dei problemi e delle esigenze del territorio. E da lui in particolare ci si aspetta ora la definitiva inversione di rotta che, al posto delle logiche di speculazione immobiliaristica, pongano davvero il Campo di Marte al centro della riorganizzazione della assistenza sanitaria pubblica sul territorio. Un obiettivo concretamente raggiungibile, dopo che per anni erano risultate vane e snobbate le richieste e le proposte di utenti, forze politiche, associazioni, Ordine dei Medici e comitati. E dopo che non erano seguiti fatti all’impegno dell’allora assessore regionale alla sanità, Enrico Rossi, il quale in una intervista a Il Tirreno, prima ancora che cominciassero i lavori per il nuovo e contestato ospedale San Luca, aveva assicurato che il Campo di Marte sarebbe diventato una cittadella della salute in grado di seguire l’utenza e i pazienti post-ospedalizzati, bisognosi di riabilitazione, assistenza in caso di malattie oncologiche, mentali e di altro genere.  Nei fatti, anche a Lucca le famiglie e i medici di base si trovano con grandissimi disagi a dover fare affidamento solo sulle loro forze e, se possono, sui loro soldi per garantire cure e assistenza ad anziani, malati mentali, oncologici e congiunti affetti da patologie gravi e spesso croniche, nonché la riabilitazione post-operatoria o post-traumatica. Qualcosa ora dovrebbe cambiare, anche perché già si parla da qualche mese di utilizzare un’altra parte del Campo di Marte, intanto per cure intermedie e riabilitazione specialistica.

Naufragata la proposta fatta da un gruppo di progettisti una quindicina di anni fa, ai tempi della amministrazione comunale guidata da Pietro Fazzi,  finito in una bolla di sapone il piano che doveva essere portato avanti con una ricerca di mercato favorita anche dalla Fondazione Cassa di Risparmio, rivelatesi fuffa tutte le ipotesi di utilizzare l’area Campo di Marte come cittadella della sicurezza, snobbata la proposta di ripensare la zona come cittadella degli uffici pubblici lasciati uscire dal centro storico e ora disseminati ai quattro venti, da opportunità il complesso dell’ex ospedale è diventato dopo la chiusura un grande problema. Se non altro  per i costi di manutenzione e controllo che comunque comporta, se non si vuole che cada a pezzi o diventi un rifugio di derelitti e sbandati.

 Il nuovo impegno e anche in nuovi investimenti avviati con la realizzazione dei 155 posti per i malati Covid consentono oggi di confidare che Regione e Comune pongano davvero mano a un progetto di riuso a fini sanitari complessivo e concretamente realizzabile. Una scelta che non può essere fondata solo sui vincoli di bilancio e sulla necessità di recuperare fondi: deve essere ispirata in primo luogo e soprattutto dalle drammatiche esigenze del territorio in chiave di assistenza.  E’ innegabile infatti la necessità di strutture per la riabilitazione, per le cure dei post operati che vengono dimessi in quattro e quattr’otto dal S. Luca per liberare letti, nonché per le terapie dei malati oncologici (terminali e non), per i quali ci sono spazi e protocolli umilianti al San Luca e soltanto i pochi posti dell’hospice San Cataldo a Maggiano. E altrettanto urgenti sono centri per i malati di Alzheimer, le altre malattie croniche e invalidanti e le patologie della mente, l’assistenza dei quali ricade drammaticamente sulle famiglie.  Volendo, si potrebbe infine pensare a case famiglia dignitose per gli anziani, magari con la compartecipazione del privato, e alla sistemazione di un servizio di guardia medica potenziato (e in piena sicurezza per gli operatori), utile anche per evitare il ricorso improprio al pronto soccorso.