Da Livorno a Roma: i 5 stelle e la solita improvvisazione

 

Il parto doloroso della giunta Raggi a Roma è davvero uno spettacolo incredibile. E fa ripensare all’esperienza vissuta due anni fa a Livorno quando i grillini conquistarono il Comune. Una vittoria storica, che arrivò all’improvviso: il M5S era stato assente dalla vita pubblica livornese fino alla campagna elettorale, non aveva mai avuto rappresentanti a Palazzo Civico, i suoi esponenti erano assolutamente sconosciuti agli elettori, Filippo Nogarin compreso. In poche settimane, grazie al seguito guadagnato in campo nazionale, i pentastellati fecero il boom e grazie all’appoggio delle forze di opposizione al Pd arrivarono a bersaglio. Catapultati al potere.

Anche qui per formare la squadra del sindaco ci volle del bello e del buono, più di due mesi, con un assessore all’urbanistica nominato e dopo un giorno sostituito, e con grandi incertezze. Nogarin e i suoi collaboratori scelsero con fatica e poi gli intoppi non sono mancati: in due anni sono saltati diversi assessori. E anche consiglieri. Gestire un ente pubblico è complicato, non sempre la passione politica coincide con la capacità amministrativa e decisionale. I cinquestelle forse pensavano che fosse una passeggiata, ma servono esperienza, equilibrio, serietà, idee chiare, coerenza, coraggio e chissà quante altre doti. Che non tutti hanno.

Il caso di Roma, conquistata dopo Parma, Livorno, Civitavecchia e altri centri minori, stupisce anche per questo: non è la prima vittoria, ed è una vittoria che porta i giovanotti di Grillo alla guida di Roma caput mundi, la città eterna, la capitale del malgoverno e dei problemi irrisolti. Quindi una supervittoria, ma questa volta ampiamente prevista. E anche una sfida terribile per le difficoltà. Da mesi era evidente che il M5S avrebbe vinto, che avrebbe avuto addosso gli occhi di tutta l’Italia e della cronaca politica. Nonostante questo ha mandato la pivellina Virginia Raggi allo sbaraglio: ora trovati gli assessori, tocca a te.

Il buon senso avrebbe dovuto portare a un procedimento ben diverso. A primavera, alla vigilia del  successo elettorale, il Movimento, come qualunque partito candidato sul serio a governare, avrebbe dovuto lavorare per trovare con calma e nel rispetto delle procedure interne gli uomini giusti per la sua giunta, senza ridursi a questa incredibile e comica corsa affannosa con incarichi che si danno e si revocano. A Livorno – vittoria maturata in poche settimane – era abbastanza normale che succedesse, a Roma è inspiegabile e fuori da ogni comprensione.

Così come restano incomprensibili i modi di comunicare, di decidere e poi di fare marcia indietro dell’amministrazione livornese, che forse sconta anche così la mancanza di un programma amministrativo chiaro. Oltretutto l’impressione è che Nogarin e C. non parlino con nessuno al di là dei loro amatissimi blog. Non ci sono rapporti diretti tra sindaco, giunta e cittadini. E’ stato addirittura impedito l’accesso a certi uffici del Comune e al Consiglio. In più di due anni non risulta un momento di confronto organizzato tra  Nogarin o  un qualsiasi assessore e i cittadini interessati a un problema o a una particolare situazione. Chiusi nel Palazzo e nel blog delle meraviglie. Si decide non si sa come, si fanno annunci, spesso segue o un dietrofront o un nulla di fatto.

Un esempio, una piccola cosa: a ridosso dell’estate venne resa pubblica l’intenzione di istituire la sosta a pagamento su buona parte del lungomare, poi, dopo le inevitabili proteste, c’è stata la marcia indietro. Subito dopo, nella seconda metà di luglio, è stata annunciata l’apertura di un parcheggio con più di 200 posti nell’ex deposito dei bus a due passi dallo stesso lungomare. L’estate è finita e di questi posti macchina non c’è traccia. E nessuno ne parla neanche più.

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