Dal voto di Capannori il “modello Menesini” per il centrosinistra

C’è una azzeccatissima vignetta dello scenografo Alessandro Sesti, pubblicata da “La Nazione” dopo il voto per le comunali, che in pochi tratti fa capire come e perché ci sono sindaci del Pd che riescono a vincere nei Comuni ribaltando completamente i risultati delle Europee. La vignetta è riferita a Luca Menesini,  confermato alla guida di Capannori, oltre 46 mila abitanti, Comune rurale tra i più grandi d’Italia con i suoi 155.000 chilometri quadrati di territorio. Nella vignetta si vedono i vertici di un Pd in affanno che chiedono a Menesini di spiegare come ha fatto e insegnare anche al partito a vincere in quel modo. La risposta è uno sbeffeggiante e sprezzante “Tie’”. Se il sindaco uscente è riuscito a vincere al primo turno, con il 56,65% dei voti contro il 33.94% di Salvadore Bartolomei, ex consigliere regionale di Forza Italia a capo di una aggregazione di tutto il centrodestra, non è stato certo per l’appoggio dei vertici del Pd provinciale. Proprio nel clou della campagna elettorale ha fatto sensazione lo scontro violento tra il Pd (non quello di Capannori), i suoi esponenti di punta a livello nazionale e locale e il sindaco di Lucca, Alessandro Tambellini, sul progetto per la realizzazione degli assi viari. Menesini, solo contro tutti, ha ribadito che il progetto fatto dall’Anas a Roma (su carte oltretutto ritenute superate e senza tenere conto delle osservazioni sul tracciato da parte del Comune di Capannori e della Provincia) ha un impatto devastante e insostenibile per il suo territorio. Il sindaco non dice no alla scelta di realizzare una grande viabilità di scorrimento per collegare la Valle del Serchio all’autostrada Firenze-mare, ma ritiene improponibile il tracciato proposto dall’Anas in mezzo a paesi e centri abitati, soprattutto se, contestualmente, non viene fatto l’asse che interessa il Comune di Lucca, parallelamente all’autostrada.

 Una posizione difficile, contestata dalle associazioni imprenditoriali e dai lucchesi. ma sostenuta dalla gente di Capannori che Menesini, per quanto pressato, non ha abbandonato. Ecco, proprio questa è la forza principale che gli ha permesso alle comunali di ribaltare il risultato delle europee: stare dalla parte della sua gente, anche contro i poteri forti. Quasi una posizione alla Salvini-Di Maio. In ogni la scelta, non nuova in un politico di chiaro stampo democristiano in un territorio dove la Dc raggiungeva il 70%, ha pagato. Eccome. Menesini ha superato alle comunali il 56% al primo turno, con un bel 17,77% della sua lista personale, che ha raggiunto quasi il Pd al 21,4%. Non da poco poi il contributo delle liste a suo sostegno della sinistra, dei laici e dei moderati, forze che il sindaco ha sempre saputo includere. Ecco, proprio la capacità di aprirsi e non arroccarsi in un bunker del potere autoreferenziale, accanto alla capacità di stare in mezzo alla gente sapendo ascoltare, hanno portato Menesini a superare una prova davvero ardua. Non sono mancati, oltre agli sgambetti subiti in casa propria, soprattutto da Lucca, gli attacchi di un centrodestra che si è mosso tardivamente ed è stato capace di perdere più o meno un 20% di voti tra le europee (dove le forze del centrodestra erano abbondantemente sopra il 50%) e le comunali. Ma, come in altre realtà della Toscana e non solo, il mancato radicamento sul territorio e la presenza di una classe dirigente ben selezionata sono stati elementi insuperabili nelle urne.

 Terrà fede ora Menesini agli impegni presi in campagna elettorale? Terrà duro sul no a quel progetto di assi viari? Insisterà, scontrandosi anche con la Regione, perché si passi dalle parole ai fatti per liberare Capannori e tutta la Piana dallo smog per cui la sua zona è “maglia nera” in Toscana? La scelta degli assessori, con tanti giovani preparati e donne in giunta, indica la volontà di procedere sui punti di fondo del programma con gente fresca, in alcuni casi nuova, e pronta a darsi da fare. E non può non spiccare l’affidamento a Giordano Del Chiaro, praticante legale appena trentenne, di settori decisivi come l’urbanistica e l’ambiente. Del Chiaro, il più votato nella lista del Pd con 569 preferenze, è stato segretario di Legambiente: non è un caso.

 Assessori a parte, Menesini può contare su un ufficio di gabinetto efficiente e dinamico e su un ben collaudato ufficio stampa che, per scelta del sindaco, non hanno come prima missione la propaganda, ma una capillare informazione  e l’individuazione delle soluzioni migliori. Il risultato del voto alle comunali di maggio, per quanto difficile da pronosticare in quelle proporzioni, non è frutto del caso e il centrosinistra farebbe bene a studiare il “modello Menesini”. Ma non ci sarebbe da stupirsi se un sindaco che appare lanciato anche verso ruoli di grandi responsabilità in futuro cominciasse a subire l’immancabile fuoco amico.