Dietro al pasticcio della chirurgia di Cecina l’idea di risparmiare un primariato

Detta con parole semplici, ci hanno provato. Hanno provato a ridurre il peso specifico della chirurgia nell’ospedale di Cecina e a deprimerne la portata. Per spiegare il senso della delibera 524 del 13 giugno scorso, a firma di Maria Teresa de Lauretis, direttore generale dell’azienda Usl Toscana Nord Ovest, bisogna fare un’ipotesi: risparmiare un posto di primario a Cecina per spenderlo altrove, sempre nell’ambito dell’Usl della Toscana nord-ovest, visti i tetti posti dal decreto-Balduzzi. Un progetto che in apparenza valorizzava l’ospedale di Cecina ma che, nella sostanza, lo impoveriva a dispetto dei roboanti proclami del sindaco Samuele Lippi.

Senza l’intervento del Pd di Rosignano, che ha indotto l’assessore regionale Stefania Saccardi a annullare la delibera di De Lauretis sconfessandone l’operato, l’ospedale di Cecina avrebbe subìto un altro duro colpo: la chirurgia, da unità operativa complessa, si sarebbe trasformata in unità operativa semplice a vantaggio di un reparto di chirurgia oncologica e ricostruttiva della mammella diretto dal dottor Donato Casella. Naturalmente il grosso del lavoro, quello per le patologie maligne, si sarebbe svolto a Livorno, vista la presenza di un reparto di anatomia patologica, della medicina nucleare e della radioterapia. A Cecina sarebbero state relegate le patologie benigne e i relativi interventi di ricostruzione.

La ragione per la quale il reparto di senologia non potesse restare formalmente a Livorno, dove nella sostanza rimaneva domiciliato, è tutta da chiarire. Probabilmente hanno pesato certe dinamiche interne al presidio livornese, da tempo agitato da una dialettica tra primari alquanto vivace. Sta il fatto che l’indebolimento organizzativo della chirurgia cecinese, a dispetto dei quasi 1500 interventi complessivi all’anno, avrebbe avuto importanti ripercussioni sul funzionamento dell’ospedale: i chirurghi sarebbero finiti sotto il coordinamento di Pontedera e il peso di Cecina si sarebbe ridotto al lumicino, ripercuotendosi sulle scelte, l’organizzazione e le prestazioni.

Tanto più che la Breast-unit, il reparto di senologia di Livorno, forte dei suoi 370 interventi nel 2017 (ma a Cecina e a Piombino non si opera più al seno e i circa 120 pazienti all’anno sono stati dirottati nel reparto del dottor Casella), fece discutere fin dalla sua realizzazione. Al Santa Chiara di Pisa, infatti, marcia a gonfie vele la Breast-unit della dottoressa Manuela Roncella, considerato una tra i migliori reparti in assoluto. A quale tipo di programmazione ospedaliera rispondono due reparti fotocopia a 19 chilometri di distanza l’uno dall’altro, quando in altre zone dell’area vasta non ce n’è neppure uno?

A titolo di cronaca bisogna aggiungere che all’inizio il sindaco di Cecina, Samuele Lippi, difese la scelta di trasferire a Cecina il reparto di Casella, con annesso declassamento della chirurgia. La presa di posizione del Pd di Rosignano lo irritò non poco, tant’è che pubblicamente affermò che l’operazione era stata definita e approvata nella riunione a porte chiuse alla Casa Cardinale Maffi e in quella pubblica di Donoratico. In realtà, a rileggere il testo, le cose sono assai più sfumate di quanto Lippi abbia descritto: nessuno poteva prevedere la mazzata sulla chirurgia.

È finita nel modo più logico: a Cecina sarà istituita una sezione di chirurgia senologica per le patologie benigne, con annessa ricostruzione, nell’ottica di un ospedale rosa per ora sulla carta e ancora tutto da chiarire. E la chirurgia generale manterrà il suo status di unità operativa complessa, nell’assunto che senza un reparto del genere (e una medicina di pari livello) un ospedale di base perde la propria identità. C’è da dire che la replica del sindaco Lippi è stata goffa: si è intestato una vittoria che non gli spettava, dopo aver sostenuto l’esatto contrario. Se non fosse stato per l’intervento del Pd rosignanese e del sindaco Alessandro Franchi, l’assessore regionale non avrebbe mai annullato la delibera del direttore De Lauretis. Qualcosa del genere, a proposito di smentite, accadde già sull’emodinamica, autentica Caporetto dopo anni di sommesse rassicurazioni e anatemi del primo cittadino di Cecina verso chi l’aveva messo in guardia sull’impossibilità di realizzarla. Clamoroso fu l’episodio della firma in calce alla petizione del comitato salute pubblica e del Movimento 5 Stelle. Lippi firmò la petizione assieme ad altri autorevoli esponenti del Pd cecinese. Qualcuno, a Firenze, deve avergliene chiesto conto e lui, in consiglio comunale, ammise candidamente di non sapere cosa aveva firmato. Guarda il video: