Diga sulla Lima, pareri e paure

Candidati sindaco, partiti e liste a sostegno a Bagni di Lucca fanno di tutto per non affrontare in campagna elettorale il problema, oggettivamente complesso e spinoso,  della tutela delle acque e della realizzazione di nuove dighe e centraline nella Val di Lima e del Serchio. Ma presto il tema diventerà comunque centrale. Non fosse altro perché ambientalisti, comitati, operatori turistici e tutti quanti traggono beneficio dalle opportunità offerte da un ambiente stupendo sono decisi a tornare all’attacco e a stanare chi, ancora, fa il pesce in barile.

La valle delle centraline

In un comprensorio che già è costellato da una sessantina di centraline realizzate da privati (non solo per l’approvvigionamento di energia elettrica per aziende e attività, ma anche per vendere il prodotto ricavato dallo sfruttamento delle acque) è infatti in arrivo l’ennesimo impianto, in località Cevoli di Fabbriche di Casabasciana, sul torrente Lima, poco sopra Bagni di Lucca. Si tratta di una zona dove, negli ultimi anni, è tra l’altro fiorito il turismo fluviale: da tutta Italia e dall’estero arrivano appassionati del rafting, del canoying, del kayak, della pesca. Accompagnati spesso da bambini e ragazzi attratti anche dal fascinoso canyon park poco distante e dalla gran quantità di sport che possono fare nella zona: trekking, equitazione, parapendio, quoad e altro. Evidenti i benefici per le strutture ricettive, i ristoranti e i negozi: l’indotto creato dal boom del turismo fluviale è diventata una risorsa aggiuntiva per la non floridissima economia di Bagni di Lucca e di tutta la valle.

Turismo fluviale a rischio

E’ allora compatibile con questa realtà, che porta anche posti di lavoro, l’ipotesi che proprio nella zona prediletta dagli amanti degli sport fluviali sorga un’altra diga? La società che vuol realizzare l’impianto assicura che sarà lasciata una corsia per le discese su canoe, kayak e gommoni, che ci saranno risalite per i pesci e che sarà garantito un rilascio sufficiente di acque. Ma ambientalisti e operatori temono che accada quello che è successo in tanti altri corsi d’acqua vicini, che restano a secco per buona parte dell’anno, e contestano la cementificazione in arrivo in una zona incontaminata e per questo ricercata.

Il caso alla conferenza dei servizi in Regione

La decisione finale sul progetto è demandata alla conferenza dei servizi istituita dalla Regione. La società proponente sostiene di aver già acquisito tutti i pareri e i permessi per ottenere l’autorizzazione a costruire e lascia trapelare che, in caso contrario, ci potrebbero essere azioni per i danni subiti dall’eventuale diniego. Di tutt’altro avviso il Comune di Bagni di Lucca e la Provincia di Lucca, che ora osteggiano il progetto per il quale però esistono tre pareri iniziali, favorevoli, proprio degli uffici tecnici comunali, di cui la società costruttrice si fa forte. In una mozione presentata dal consigliere regionale Stefano Baccelli (Pd) e fatta propria dalla giunta Rossi, si sposano però le tesi degli enti locali (e dell’Autorità di Bacino del Serchio) e si aggiunge che il progetto sul tavolo della conferenza dei servizi è nuovo e diverso rispetto a quello che pure aveva ottenuto iniziali via libera. Anche alla luce di nuove normative, per Baccelli sarebbe sufficiente a stoppare la centralina una decisione del Comune che desse parere negativo su nuove autorizzazioni urbanistiche, richieste dalle prescrizioni della conferenza. Interpretazione ovviamente respinta dalla società che vuol realizzare la diga.

Nulla si muove

Sta di fatto che, a mesi di distanza dall’ultima riunione della conferenza dei servizi, nulla si muove. In Comune si lascia capire che spetterebbe alla società presentare una nuova domanda per le ulteriori autorizzazioni necessarie, ma non sembra che, fino a quel momento, ci saranno altre decisioni da parte del sindaco uscente, Massimo Betti,  che si ripresenta a capo della sua lista civica, “Progetto Rinascimento”. Betti ribadisce il no alla diga, ma è sotto attacco da parte del candidato di una lista civica che intende aggregare tutto il centrodestra, partiti tradizionali compresi, uscito con le ossa rotte dal voto del 2012. Il candidato sindaco, Claudio Gemignani, attribuisce proprio a Betti la responsabilità della situazione che si è creata e lo invita a procedere con nuovi atti, se davvero è possibile. Altrimenti, sostiene, il Comune rischia di essere citato per danni.

Sindaco sotto attacco

“Il comportamento dell’amministrazione Betti – dice Gemignani – è stato quanto mai ambiguo, visto che con la presa d’atto al parere favorevole dei tecnici, aveva dato il via al procedimento senza che il Comune avesse fatto una vera opposizione. Parlando per similitudini a noi sembra un comportamento alla Ponzio Pilato. Secondo come potrebbe andare, adesso la ditta potrà chiedere i danni: a pagare saremo noi, cittadini del Comune di Bagni di Lucca. La vicenda andava vissuta e definita diversamente, e siamo convinti che avrà strascichi nel futuro andando ad incidere sulle casse comunali. Come anche la tensione nella popolazione che l’atteggiamento spesso ambiguo di questa amministrazione, ha contribuito a creare.

“A questo punto – aggiunge Gemignani – se la Conferenza dei servizi rilascia il nulla osta ai lavori non sarà più possibile fermare la realizzazione della centralina, se non rischiando una causa per danni con ingente richiesta di rimborso. Se il sindaco Betti è tanto sicuro che questo non avvenga, perché non  dispone adesso la fermata del cantiere? Da parte nostra abbiamo sempre affermato che siamo contro il proliferare delle centraline idroelettriche sul territorio di Bagni di Lucca”.

Gli ambientalisti chiedono chiarezza

Una presa di posizione che non convince però gli ambientalisti, tanto che il comitato “Salviamo la Lima” ha chiesto un incontro a Gemignani perché chiarisca bene da quale parte sta. Ma chiarezza, e azioni conseguenti,  ambientalisti e comitati vorrebbero anche da Betti e dagli altri candidati sindaco e liste, che si propongono di contattare a breve. E’ vero che in consiglio comunale fu votata una mozione che diceva no all’impianto, ma l’impressione è che l’atto non sia sufficiente per fermare la società che vuol costruire l’impianto. Tra l’altro al voto non partecipò, uscendo dalla sala, una delle due liste di minoranza che, oggi unite a sostegno del candidato Paolo Michelini, provano a conquistare il Comune. Di queste liste, solo “Obiettivo Comune-Pd” votò contro la centralina. Per questo gli ambientalisti vorrebbero sapere quale sarà a questo punto la posizione che terrà Michelini: confermerà il no?  Al momento risposte ufficiali non ce ne sono e le decisioni sembrano rimandate alla nuova amministrazione.