Don Biancalani, Forza Nuova e la democrazia ai tempi dei social

“La Messa non è finita. Continua nelle nostre case”.

Don Biancalani, parroco di Vicofaro a Pistoia, ha concluso la celebrazione eucaristica di domenica 27 agosto pronunciando queste parole piuttosto spiazzanti per i presenti, credenti o meno.

Dopodiché è andato a stringere la mano al gruppetto di militanti di Forza Nuova (alcuni in camicia nera, silenziosi e immobili per tutto il rito, salvo inginocchiarsi nei momenti canonici), che le forze dell’ordine avevano scortato e confinato in un’area della chiesa da cui era facile tenerli d’occhio.

Don Massimo Biancalani io l’avevo conosciuto alcuni mesi fa su Facebook, dove documenta con costanza le attività che svolgono alcuni ragazzi migranti accolti dalla sua parrocchia: mentre imparano mestieri (alla macchina da cucire, alla panificazione) e nel tempo libero.

Quando ho visto il suo post che ritraeva i giovani migranti in piscina, risate e linguacce, allegri e rilassati come tutti i ragazzi del mondo che si godono una giornata di sole e di nuotate, accompagnato dalla didascalia “E oggi piscina. Loro sono la mia patria, i razzisti e i fascisti i miei nemici “ ho subito pensato: “Ora succede un gran casino”.

E così è stato.

Sulla bacheca di Don Massimo si sono riversati insulti razzisti dei più beceri, e a coronare il tutto ci si è messo il solito Matteo Salvini. E fin lì, niente di nuovo o quasi sotto il cielo dei social, un balletto al quale tutto sommato si è fatta quasi l’abitudine. Ai giovani profughi sono state pure forate le ruote delle biciclette, unico e umile mezzo di indipendenza e di movimento che hanno a disposizione.

Lo spartiacque, nel dibattito e nel caos, è stato però il comunicato emesso da un gruppo di estremisti di Forza Nuova che al vecchio motto “Dio Patria Famiglia” hanno accusato di razzismo contro gli italiani (sic.) il parroco Biancalani, concludendo “visto che don Biancalani afferma di interpretare alla lettera la dottrina cattolica, i militanti forzanovisti assisteranno domenica prossima, 27 agosto, alla S. Messa proprio nella parrocchia di Vicofaro a Pistoia, per vigilare sull’effettiva dottrina di don Biancalani”.

La parola “vigilare” deve aver smosso in tanti qualcosa: ha ricordato censure e purghe dell’era fascista, le cacciate dai municipi a suon di manganelli  di sindaci eletti democraticamente e post di sdegno si sono susseguiti sui social. Molte le voci che si sono levate da sinistra. Vecchi e giovani che credono nonostante nei valori democratici, sono pure andati alla messa , molti venuti anche da fuori Pistoia, per supportare Don Biancalani (“ci voleva lui per riportarmi in chiesa dopo decenni”, commentavano in molti).

Non solo: questo episodio ha costretto pure i vertici della Chiesa toscana ad esporsi. Dopo qualche segnale di sostegno un po’ timido (in fin dei conti don Massimo con il suo uso un po’ avventato dei social è stato, più o meno involontariamente, decisamente provocatorio nei confronti di razzisti e xenofobi e ha servito l’occasione per una reazione violenta su un piatto d’argento), la diocesi di Pistoia e quella toscana si sono strette al parroco di Vicofaro.

Il vicario del Vescovo di Pistoia, don Patrizio è stato vicino al parroco, all’altare e, invitando i numerosissimi astanti ad essere presenti anche domenica prossima, ha sottolineato la fortuna che hanno i pistoiesi ad avere sotto casa don Biancalani, “testimonianza del Vangelo che si fa persona, che si fa carne, che sperimenta l’accoglienza predicata da Gesù nei confronti degli ultimi, degli affamati, degli assetati, dei poveri, degli stranieri”.

E’ arrivato pure un messaggio di solidarietà a don Massimo da monsignor Betori.

E Don Biancalani, in tutto questo?

Personalmente ero molto curiosa di vederlo e sentirlo. Mi sono interrogata a lungo su che tipo di personaggio fosse, se avesse fatto bene o male a scrivere quel post e quanto fosse mosso da narcisismo. In un momento molto delicato nel nostro Paese, con un razzismo imperante e in crescendo, mi chiedevo se non avrebbe fatto meglio a fare del bene più sottotraccia, usando i social con maggiore discrezione, senza esibire, per esempio, la felicità di quei ragazzi in piscina.

Le parole pronunciate da don Biancalani, nella moderna chiesa grigia di cemento armato, illuminata da tante fotografie di personaggi che testimoniano il valore della pace e della non violenza da Ghandi a Don Puglisi), l’ho trovato semplice, autentico, vero, e sono arrivata alla conclusione che quel post sia stato invece molto utile e importante.

Perché in un momento delicatissimo, preoccupante, complesso, permeato da paure e intolleranza crescenti in particolare verso lo straniero e il diverso, c’è bisogno di voci controcorrente, e di testimonianze come quelle di Don Biancalani per il quale anche gli “ultimi” sono “persone”, hanno diritto di essere felici, senza che nessuno glielo rinfacci.

Cosa assai importante, questa vicenda ha scosso più di una coscienza, ha messo in condizioni, quasi obbligato, tante persone a schierarsi.

In primis appunto si è schierata apertamente la Chiesa, e questo non era affatto scontato.

Aprendo la messa, Don Biancalani per prima cosa si è scusato di cuore perché il suo post ha creato imbarazzo nella comunità, e perché ha scatenato un clamore mediatico non naturale né piacevole. Ma non è arretrato di un passo nelle sue convinzioni. “In questo momento lacerato da divisioni e incomprensioni, l’impegno di tutti -chiesa, scuola,sindacati, singoli-deve essere quello di lavorare per unire, non per dividere. Altro impegno deve essere quello di relazionarci, di incontrarci, di mettere a confronto diverse sensibilità. Due anni fa, quando iniziai questa esperienza di accoglienza dei migranti, due signore di parrocchia mi dissero: “O loro o noi”. Io ovviamente scelsi loro, con la certezza che sarebbero tornate. E infatti oggi quelle signore sono le mamme di questi ragazzi”.

E ha proseguito: “Non dobbiamo lasciarci trasportare da ideologie che allontanano dall’uomo. Sul Vangelo c’è un richiamo fondamentale all’accoglienza dello straniero, così come al dare da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, visitare i carcerati, assistere gli ammalati. Noi saremmo degli stolti se rinunciassimo a questi principio etico”.

La sua visione e il suo richiamo ad una chiesa che sia come “una tenda da campo” dove vengono accolti tutti, con le loro fragilità, e soprattutto la sua pratica quotidiana a servizio della comunità fatta di italiani e stranieri, ognuno con il proprio carico di dolori e solitudine, è la migliore risposta a chi voleva “vigilare sull’effettiva dottrina di don Biancalani”.

Fuori dalla chiesa è andato in scena, all’uscita dei forzanuovisti scortati dai poliziotti, un coro di “vergogna, vergogna” e “fascisti carogne, tornate nelle fogne”, il tutto sotto gli occhi di celerini in tenuta antisommossa.

Ma ci stava anche quello.

“Se siamo arrivati a questo punto – aveva rilevato il parroco nella sua omelia – non è perché don Massimo ha parlato troppo, ma perché si era parlato troppo poco. Anche nella Chiesa. A parte Papa Francesco e pochi altri c’è stato troppo silenzio in questi ultimi trent’anni sul senso della polis, del bene comune. Ma quando, come ora, sono in gioco i diritti umani (e qui ha citato la vicenda dei migranti trattenuti in Libia, dichiarando che i recenti provvedimenti del Governo italiani sono inaccettabili, n.dr) bisogna avere il coraggio di parlare”.

Se don Biancalani è uscito vincente in una vicenda socialmediatica che poteva stritolarlo, è perché dietro le sue parole ci sono tanto spessore e tanta sostanza. Pure molta umiltà. E’ perché in un momento di grande confusione come questo, c’è bisogno di persone come lui e luoghi come la sua parrocchia che si facciano strumenti di “formazione” per smettere  un attimo di ragionare per categorie (bianchi,neri, italiani veri, stranieri) e tornare a cercare l’uomo, la persona, l’essere umano di carne e sangue. A noi, da questa giornata, lascia tanti spunti di riflessione, in ordine sparso, in primis sulla necessità di non abbassare la guardia e continuare, al tempo dei social, a difendere i valori della democrazia e dei diritti umani.

You may also like...