Droni e bombe carta invece dei Canadair contro gli incendi – Allo studio un progetto innovativo più efficace, economico e sicuro

Droni e bombe carta, più attività da terra, per spegnere gli incendi con più sicurezza e minore spesa rispetto all’utilizzo dei Canadair, il cui operato spesso non è comunque risolutivo. E’ in fase avanzata il progetto che sta perfezionando Vittorio Lino Biondi, colonnello della riserva, esperto esplosivista militare, membro titolare della ex-Commissione Permanente Materie Esplodenti della Prefettura di Lucca per oltre 25 anni e qualificato artificiere capo e istruttore di bonifica da ordigni esplosivi. Ha operato in missioni in Libano, Somalia, Bosnia-H, Kosovo, Albania, Irak, Afghanistan. Per Biondi, e non solo, l’utilizzo dei Canadair è eccessivamente costoso, molto rischioso e non risolutivo.

Lo scopo del progetto allo studio è quindi presentare una nuova procedura operativa.  Insieme al titolare della ditta “Diego Fuochi di Artificio”, noto pirotecnico specialista della Valle del Serchio, si sta sviluppando un progetto iniziale di una doppia tecnologia combinata, che è finalizzata ad innalzare moltissimo l’efficacia operativa dell’intervento, abbassare significativamente i costi operativi, annullare il livello di rischio per gli operatori. Al centro dello studio c’è l’impiego combinato di un drone telecomandato che rilascia sul punto di incendio una serie di “artifizi antincendio”. E’ nota da tempo, spiega il colonnello, anche se non utilizzata sul nostro territorio, l’efficacia degli artifizi pirofughi di bassa potenza per la soppressione degli incendi; l’onda d’urto della deflagrazione allontana rapidamente l’ossigeno dal punto di fuoco (onda diretta), e questo determina la rapida estinzione (temporanea) dell’incendio, perché viene a mancare uno dei tre elementi fondamentali del “triangolo del fuoco”, composto come noto da “combustibile, ossigeno, calore”, in questo caso l’onda diretta sposta l’ossigeno che alimenta la combustione portando rapidamente allo spegnimento.

“L’immediato intervento di personale operatore da terra per il soffocamento e l’abbassamento della temperatura con idranti e mezzi di spegnimento – aggiunge Biondi –  esaurisce completamente l’incendio e risolve la situazione in sicurezza, avendo soffocato le fiamme e fornendo un tempo tecnico di intervento. In tutti i casi  è necessario sempre intervenire, successivamente, da terra per risolvere definitivamente l’incendio. Ma un conto è intervenire su un incendio alla massima potenzialità, un conto è intervenire su pochi focolai residui”.

Il nuovo sistema operativo prevede l’impiego di un “drone” ad ala rotante, di derivazione “militare” impiegabile con la nuova tendenza del “dual use”, impieghi reversibili anche per esigenze di protezione civile, che rilascia similmente ad un bombardiere, sul punto di fuoco, una serie di “artifizi ad uso pirofugo”, con bassa carica deflagrante e un contenuto di bicarbonato di calcio o altro materiale a effetto soffocante/estinguente.

Gli “artifizi ad uso pirofugo” sono estintori molto particolari, spiega ancora Biondi: “La loro azione sfrutta dapprima un effetto meccanico, prodotto dall’esplosione, tagliando la fiamma. Si ottiene quindi un’azione immediatamente successiva di soffocamento sul combustibile creata da bicarbonato di calcio o altra polvere con cui la bomba è stata caricata. Un’azione isolatrice. Il rapido spostamento d’aria (onda diretta) con eliminazione del comburente forma atmosfera priva di ossigeno”.

Questi artifizi pirofughi erano già stati sperimentate efficacemente già dagli anni Trenta. Una ditta italiana produceva la “Bomba Pirofuga X” e si trova in rete un filmano che illustra efficacemente la sua grande potenzialità estinguente e soprattutto, la grande sicurezza di impiego: https://www.youtube.com/watch?v=tJUSvhv2w-w. Nel filmato si vedono chiaramente i pompieri che la tengono in mano e lo scoppio non coinvolge in nessun modo il personale, essendo costruita con cartone che diventa cera e brucia al momento dello scoppio. Non vi sono parti meccaniche e tutto il materiale è assolutamente “ecocompatibile”, essendo di fatto cellulosa, bicarbonato e polvere nera (salnitro, carbone e zolfo), che si deposita sulle fiamme soffocandole dopo aver allontanato l’aria e quindi il comburente, e dando il tempo tecnico di intervento agli operatori per il successivo ingresso per lo spegnimento definitivo da terra.

Per il progetto è quindi ipotizzabile l’impiego di questa doppia tecnologia combinata – drone+artifizio pirofugo – gestita, pilotata da “remoto”, da lontano, quindi senza alcuna esposizione umana, con rischio zero per gli operatori. 

E’ possibile operare da una qualsiasi superficie libera adiacente o limitrofa al fronte di fuoco; basta un campo sportivo, un parcheggio dove posizionare il drone e il relativo equipaggiamento di artifizi da sganciare, con il pilotaggio da un qualsiasi “palmare” che consente al pilota – sotto la direzione operativa del Direttore Operativo Anti Incendio Boschivo o del comandante operativo terrestre – di rilasciare a comando una serie di artifizi estinguenti senza la minima pericolosità. Addirittura sarebbe pensabile e ipotizzabile un “servizio antincendio areale”, a livello regionale, con interventi guidati via satellite che autonomamente fanno partire l’unità equipaggiata a pie’ d’opera da un sistema di trasporto modulare, in Kit, per posizionarla e sganciarla perfettamente nel punto richiesto. Nel cuore dell’incendio.

Appena devastato/scompaginato dall’alto il fronte di fuoco, le squadre di terra possono intervenire per estinguere manualmente i focolai rimasti e perfezionare l’opera di soffocamento.

“Abbiamo pensato – prosegue Biondi – all’impiego di un drone “pesante” di tipo militare ad ala rotante per una serie di motivi operativi.

Il primo è il concetto “Dual use”, e tra gli altri c’è la possibilità di operare in maniera “puntiforme” localizzando non dinamicamente, ma stabilmente, perfettamente, il bersaglio di fuoco, che con una telecamera può essere visto dall’operatore remoto a terra; un aereo non può farlo, perché non potrebbe operare da fermo, in “hovering”. Tra i droni disponibili sul mercato, ad esempio il gruppo “Leonardo” ex-Fincantieri ha presentato nel proprio stabilimento di Pisa un drone chiamato “Awhero” , un drone ad ala rotante,che porta un carico utile di oltre 80 kg. Un artifizio pirofugo ha un peso variabile da 3 etti a 1 kg, quindi il drone potrebbe portarne molti in un unico volo. Le operazioni di rifornimento, a differenza degli aerei e degli elicotteri che rilasciano acqua, sono enormemente semplificate e velocizzate, potendo rifornire a “piè d’opera” con una soluzione in kit modulari da agganciare sotto il drone. Il sistema prevede il raggiungimento dei Kit carichi di artifizi pirofughi, già pronti in cestelli a rilascio comandato, da agganciare sotto il drone nel punto di partenza, con carattere di ripetitività fino a termine esigenza.

 Un Canadair deve necessariamente raggiungere una superficie lacuale o marina (sempre che il mare sia calmo) e un elicottero ha necessità di attingere da vasche che devono essere sempre manutenzionate e alimentate. Inoltre queste zone di rifornimento devono essere necessariamente “presidiate” da motovedette. Un drone di “derivazione militare“ è studiato per operare in condizioni operative “pesanti”, presenza di forti turbolenze, venti caldi, presenza di detriti in aria, senza che questi fattori possano inficiare il suo volo”.

I costi di impiego sono molto più contenuti; il sistema “Drone+ artifizio pirofugo” può essere trasportato in vicinanza “sicura” del fronte di fuoco e operare ripetutamente, rapidamente e soprattutto in assoluta sicurezza, in quando il personale che materialmente opera non è a bordo. Negli anni Novanta, ricorda il colonnello, l’ingegner esplosivista Danilo Coppe aveva già sperimentato l’impiego di questi artifizi, in un apposito poligono, con elevato margine di successo. La nuova idea, che “abbina” l’impiego di un drone che lancia sul fronte del fuoco questi artifizi, appare enormemente migliorativa rispetto alle attuali tecniche. E non produce inquinamento.

“Al momento la contorta e complessa legislazione italiana ( risalente agli anni Trenta)  ha però frenato l’impiego operativo di questo materiale – chiarisce Biondi – . Di fatto si tratta di artifizi cosiddetti di libera vendita, a basso caricamento, e che presentano una assoluta sicurezza e facilità di uso. Basta vedere il filmato per rendersi conto della facilità e potenza operativa del mezzo estinguente. Sul libero mercato già si trovano alcune ditte straniere che producono oggetti similari, di impiego ordinario, addirittura domestico”.

Ora il team progettuale sta valutando, per la realizzazione su scala di nuovi modelli di artifizi pirofughi, l’impiego in senso migliorativo di alcuni prodotti della industria cartaria, che offre materiali di cellulosa assolutamente ecocompatibili, e la successiva possibilità legale e commerciale di impiego di questi “artifizi pirofughi”, che con l’ultima legislazione europea viene ampiamente accettata. Sono di fatto degli artifizi simili agli accenditori degli “Air bag”, piccole cariche a basso potenziale che possono essere usate facilmente e senza competenze specialistiche alcune. Tecnicamente si tratta di “prodotti esplodenti”, con bassa velocità di reazione, non quindi esplosivi micidiali, ma mezzi di lavoro.

Biondi non vuol parlare dei sospetti di business di cui ha detto anche di recente la trasmissione “Report”, ma è certo che si possa adottare un sistema assai più efficace e meno dispendioso, visto che il costo di un ora/volo di un Canadair è di circa 15.000 euro , mentre un elicottero con il secchione costa un po’ meno, 5/6.000 euro. Una giornata tipo con l’impegno di due Canadair e un paio di elicotteri costa non meno di 300.000 euro, senza contare le squadre di terra. Biondi ricorda che di Canadair in Italia “ne abbiamo una ventina, ma operativi sono una dozzina, e altrettanti elicotteri; tutto questo ha un costo enorme sul bilancio dello Stato. E spesso non è risolutivo”. Senza considerare il pericolo che corrono piloti e civili nelle operazioni più complesse. Basti ricordare che nel marzo del 2005 un Canadair è caduto su una villetta a Vittoria Apuana (Massa) e sono morti i due piloti che avevano effettuato una manovra disperata per cercare di evitare l’abitato. E purtroppo molti altri incidenti sono avvenuti nel tempo.

 “L’intervento di un vettore pilotato – spiega il colonnello – espone l’equipaggio ad un rischio altissimo; basti pensare che in pochi secondi il baricentro del velivolo ( per effetto dello sgancio di 6.000 lt/kg di acqua) passa da un punto “x” ad un altro “y” totalmente diverso, con conseguente cambio di assetto, e la situazione dinamica del volo cambia bruscamente. Si aggiunga l’effetto di nebulosità dovuto al vapore che sale, alle potenti correnti termiche derivate dal calore, al pericolo dei cavi elettrici (molti piloti sono morti proprio per questi ultimi) ed il quadro comincia ad apparire nella sua drammatica realtà. Per gli elicotteri è la stessa cosa, basti pensate al pericolo effetto dinamico “pendolo” di un carico appeso e rapidamente sganciato. Peraltro lo sgancio di grossi quantitativi di acqua concentrati ( parliamo di tonnellate) può ulteriormente aggravare la situazione su infrastrutture delicate e snelle”.

 Il recente incendio della cattedrale di Notre Dame a Parigi ha eslcuso l’impiego dei mezzi aerei proprio per la complessità architettonica della struttura e la pericolosità dell’intervento. L’incendio poteva essere aggredito con gli artifizia portati telematicamente dai droni, in maniera chirurgica: avrebbero soffocato e scompaginato prima e meglio il fronte di fuoco.

 In tutti i casi, sostiene Biondi, va tenuto di conto che “la battaglia contro il fuoco si vince attaccando da terra con più assetti di intervento combinati e integrati tra loro, che contribuiscono sinergicamente a vincere l’incendio.  E’ necessario quindi intervenire con una strategia globale che aiuti/agevoli le truppe di terra  a risolvere il più rapidamente e efficacemente possibile la situazione critica, evitando l’innalzamento del livello di rischio rappresentato dall’utilizzo dei vettori aerei con pilota e secondo a bordo”.