Due questioni sulla sparatoria alla casa del popolo

Una banale lite “per futili motivi” (secondo la questura) finisce a fucilate. Il fatto: la sera del 30 maggio nella casa del popolo di Salviano,  Stefano Palandri , 49 anni, litiga con Paolo Civitillo, trent’anni. Gli avventori fanno da pacieri ed evitano che i due vengano alle mani ma in Stefano Palandri la rabbia non scema. In pochi minuti va a casa, prende un fucile, torna al circolo ed esplode un colpo di calibro dodici sulla gamba del rivale. Il ferito è soccorso, l’aggressore che in un primo momento viene bloccato , riesce a divincolarsi e si rintana a casa dove, in nottata, arriva la polizia e lo arresta.

Sembrerebbe una storia chiusa lì se non fosse per due particolari tutt’altro che marginali emersi nel volgere delle stesse ore.

Primo: da tempo la gente di Salviano lamenta uno stato di insicurezza e gli stessi gestori del circolo ricreativo avevano chiesto che i carabinieri si facessero vedere con una maggiore frequenza in modo da scoraggiare che persone poco raccomandabili diventassero degli habitué del locale. Richiesta rimasta senza risposta.

Il secondo aspetto riguarda una questione più generale. Durante la perquisizione seguita all’arresto dello sparatore, gli agenti della mobile trovano undici fucili da caccia e tre pistole. Sono armi che teneva regolarmente il padre di Stefano Palandri. Quando l’uomo morì, il figlio chiese l’autorizzazione a custodire quel piccolo arsenale. La questura di Livorno negò il permesso perché il giovane non era proprio uno stinco di santo. Accadeva nel 2007, dieci anni fa. Da allora nessuno si è preoccupato di scoprire dove fossero finite quelle armi. Certamente qualcosa non ha funzionato sul piano dei controlli.

A corollario un’ultima osservazione: tutti gli organi di informazione riferiscono che il casus belli della serata è da ricercarsi in “futili motivi” e a questi fa riferimento anche il mandato di arresto. Vista la caratura dei personaggi coinvolti sarebbe interessante conoscere nello specifico questi “futili motivi”.