Elezioni a Pisa, tutti contro tutti e un candidato controvoglia

Quanti saranno, alla fine della prossima primavera, i candidati a sindaco di Pisa? Molti, statene certi. Perché il “tutti contro tutti” sta minando alleanze che sembravano certe e quelle che si ritenevano necessarie.  Stando agli annunci dell’estate già da giorni avremmo dovuto avere i candidati sindaco dei principali partiti e l’assetto delle coalizioni in vista del voto di maggio/giugno, anche per evitare fibrillazioni dopo gli scrutini delle politiche. E invece anche quelli già “scesi in campo” sono tutt’altro che tranquilli.

Vediamo. Il meetup storico M5S avanza la proposta Gabriele Amore dopo una consultazione tra iscritti mentre resta rimandata a febbraio la scelta dell’altro gruppo di grillini che fa capo alla consigliera comunale Elisabetta Zuccaro. Presenteranno un loro candidato? Se sì, difficile che si vada alle comunarie e probabile invece che il simbolo potrà usarlo solo il meetup storico con Amore. E allora? Un’altra lista grillina e un altro candidato sindaco?

Il cosiddetto Patto Civico, ispirato dai Riformisti, che a sorpresa già a fine estate prese le distanze dal centrosinistra candidando Antonio Veronese, proprio in questi giorni ha perso il suo azionista di riferimento. Sì, proprio i Riformisti hanno ritirato – congelato, dicono – il sostegno a Veronese (anche lui Riformista almeno finora) che non l’ha presa bene. Punta il dito contro l’assessore Federico Eligi e il consigliere comunale Odorico Di Stefano che secondo lui avrebbero dovuto lasciare la maggioranza ed Eligi dimettersi da assessore.

Anche per la candidata a sindaco Maria Chiara Zippel, che vuole avere sulla scheda cinque liste civiche a sostegno, c’è stata una defezione dolorosa. E’ stata la coordinatrice di “Fare con Tosi” Giuseppina De Fuoco a comunicare che il movimento che fa capo all’ex sindaco di Verona Flavio Tosi (espulso dalla Lega da Salvini) non la sosteneva più.

Centrodestra. La consapevolezza che la conquista del Comune di Pisa è possibile per la debolezza del centrosinistra e il crescente astensionismo non sta riducendo una litigiosità alimentata da ambizioni egemoniche di gruppo o individuali, da difficili rapporti personali e da posizioni diverse su alcuni temi. E così, rigettata finora da Forza Italia la proposta di fare le primarie, avanzata da Lega e Fdl-Noi adesso Pisa, ecco che Susanna Ceccardi rompe gli indugi e annuncia per la Lega il candidato sindaco Edoado Ziello (assessore nella sua giunta a Cascina) aggiungendo che Pisa tocca alla Lega, punto. Non una bella notizia per la coordinatrice di Forza Italia Raffaella Bonsangue che se vorrà l’unità del centrodestra dovrà capitolare. O altrimenti candidarsi con il proprio partito.

Centrosinistra. E qui il racconto è più lungo. Per il Pd sembra proprio che la storia debba ripetersi. Per la terza volta, infatti, potrebbe esserci un candidato sindaco che non lo voleva fare. Fu così nel ’98 con Paolo Fontanelli che si piegò al partito (e soprattutto a Massimo D’Alema) e accettò di candidarsi a Pisa mentre aspirava – e la strada era spianata – alla presidenza della Regione; fu così nel 2008 per Marco Filippeschi che avrebbe voluto da parlamentare continuare ad occuparsi di riforme. 

Stavolta, nonostante faccia di tutto per cercare soluzioni alternative o semplicemente dicendo no, potrebbe toccare a Federico Gelli, al quale invece piacerebbe continuare a occuparsi di sanità in Parlamento. Lui lo sa. Sa che se Matteo Renzi gli dice “vai” non può scansarsi. Sa che la sua potrebbe essere la candidatura meno divisiva nel Pd e anche nell’ambito del centrosinistra. Non è così per Andrea Serfogli,  che trova opposizioni all’interno dei dem e ancor di più fuori nonostante le tante deleghe da assessore, il suo gran daffare e la bulimia presenzialista. Del resto anche Ermete Realacci, alla fine delle consultazioni del suo mandato di saggio, rivelò che solo questi erano i nomi più pronunciati durante i suoi incontri.

Fu tacciato di ingenuità, ma figuratevi se uno come Realacci possa rispondere a un identikit del genere. Ne aveva tentate di strade per evitare di restare con soli due nomi in mano. Addirittura si è rivolto anche all’ex premier Enrico Letta per avere lumi. Realacci, in missione per conto di Renzi – dal coraggio alla spregiudicatezza il passo è breve –  gli avrebbe anche proposto di candidarsi a sindaco di Pisa (e provo a immaginare la faccia di Letta).  Insomma, mi convince di più che Realacci abbia detto Gelli o Serfogli proprio perché venissero allo scoperto i contrari al secondo chiudendo il balletto e le incertezze. E invece il Pd è ancora fermo lì.

Il rischio per il Pd però è che pur chiedendo il sacrificio a Gelli non basti per vincere la sfida per il Comune che si può prevedere avverrà con il ballottaggio (e anche questo Gelli lo sa e rafforza il desiderio di sottrarsi).  Dal giorno della scissione la consapevolezza che a Pisa il seguito di Paolo Fontanelli sia cospicuo, ha da subito imposto l’esigenza che il centrosinistra dovesse restare unito per le amministrative. Ed è forse il motivo principale per cui Gelli è apparso l’uomo giusto per tenere sulla stessa barca Pd, Lista per Pisa, socialisti, magari recuperando i Riformisti e stringendo l’alleanza anche con Mdp. Del resto è noto: Fontanelli di Gelli apprezza la moderazione e l’inclinazione al dialogo.

Ma anche in politica, ormai, l’accelerazione dei cambiamenti e delle svolte diventa sempre più frenetica. E la nascita del cartello Liberi e Uguali, che sembra aumentare il suo consenso, nonché la percezione di una leadership di Renzi in caduta libera, potrebbero determinare a sinistra una strategia che vada al di là delle scadenze elettorali. Se mandare il Pd da solo alle politiche pagherà decapitandolo dal renzismo, allora anche un Pd quasi da solo alle amministrative potrebbe essere utile per spostare l’asse del futuro centrosinistra. O ancora, se sondaggi o percezione dell’elettorato dovessero indicare che difficilmente a Pisa il centrosinistra può farcela al ballottaggio, allora il cartello di sinistra potrebbe essere allettato dalla scelta di sganciarsi prima. Certo, c’è un problema. Va trovato un candidato sindaco. E per ora Fontanelli, che pure qualche tentativo l’ha fatto, non ce l’ha.