Erasmo da Guinness: da oltre 250 anni la cucina genuina di sette generazioni della stessa famiglia

Chissà se Cracco e gli altri pignolissimi guru della cucina stellata che impazza troverebbero il modo di rilevare qualche dettaglio da criticare anche sui piatti, ovviamente aggiornati e modificati, che da oltre 250 anni sette generazioni della stessa famiglia propongono, con immutabili e crescenti consensi, alla “Presa da Erasmo”, oggi semplicemente “Erasmo” a Ponte a Moriano, otto chilometri da Lucca sulla strada che porta verso la Media Valle del Serchio e la Garfagnana. Sta di fatto che nel ristorante premiato dal Presidente della Repubblica per i 150 anni del nostro Stato tra le attività che hanno fatto crescere e onorato l’Italia (accanto a colossi come Gancia, Caffarel, Sperlari, Frescobaldi e altri), e a buon diritto inserito nella Associazione dei Locali Storici d’Italia, la cucina rimane sempre sana, genuina, davvero legata ai prodotti del territorio a chilometro zero, con paste e altre prelibatezze preparate dalle donne della famiglia. A un prezzo accessibile ed equo, anche se il ristorante è da sempre prediletto da tanti personaggi di primissimo piano nella storia, nell’arte, nella cultura, nel giornalismo, nello spettacolo e nello sport. Altri locali farebbero pagare caro solo per queste frequentazioni.
Di questo ristorante così caratteristico, quasi emblematico della cucina che piace tanto a noi di Altra Toscana (ovunque nella regione ci sono altre eccellenze simili, degne di nota), parla l’ultimo gestore della famiglia Marcucci, Lorenzo, 65 anni, l’erede di tanti Erasmo e Lorenzo che si sono tramandati nome e attività a partire dal 1760. Il Lorenzo dei giorni nostri, insegnante di scuola superiore, ma mai lontano dal ristorante, dalla cucina del locale di famiglia, ha scritto con uno stile scorrevole e accattivante una pregevole storia della attività, quasi una saga della famiglia che ha attraversato epoche storiche, usi e costumi, stili di vita diversi. Parlando di Erasmo e dei Marcucci, Lorenzo offre anche una ricostruzione documentata e affidabile sulle vicende e la vita di Lucca e della Lucchesia per due secoli e mezzo.
Ma aggiunge anche aneddoti gustosi, parecchi dei quali dedicati ai personaggi da sempre di casa nel locale lungo la Statale del Brennero, davanti alla “Presa” delle acque che, dirottate dal fiume Serchio, attraverso il canale demaniale riforniscono tutta la Piana di Lucca. Proprio il via vai portato dalle opere della Presa convinse il primo dei Marcucci ad aprire quella che originariamente era un’osteria dove si serviva il vino sfuso e poco altro. Poi, con i traffici che aumentavano, vi si cominciò a vendere un po’ di tutto e, soprattutto, a preparare piatti genuini e consistenti preparati dalle donne di casa per rifocillare e soddisfare l’appetito della gente della zona, ma anche di tanti viandanti portati dalla strada che, originariamente attraverso portantine, collegava la zona termale dei Bagni di Lucca alla città. Ci sono cronisti e storici che hanno ad esempio raccontato dei frequenti passaggi della sorella di Napoleone, la Paolina Bonaparte, principessa di Lucca le cui scorte sostavano volentieri alla “Presa da Erasmo”, durante il viaggio da Compignano (sopra il lago di Massaciuccoli) alle terme di Bagni di Lucca.
Che anche Paolina si sia fermata o meno per rifocillarsi da Erasmo, certo è che il locale era un approdo fisso del poeta Giovanni Pascoli, quando sul suo calesse tornava verso Castelvecchio di Barga da Lucca, dove era andato al Caffè del suo amico Caselli (oggi Di Simo, purtroppo chiuso da anni) per stare insieme agli altri letterati, musicisti e artisti che si ritrovavano nel locale (come Mascagni, Puccini, Carducci, Catalani, Giacosa, Viani). Puntuale, soprattutto nella stagione calda, Pascoli arrivava da Erasmo e sedeva in disparte, rispondendo però con cortesia ai tanti che lo indicavano e lo salutavano. Nel ristorante aveva una stanzetta in pratica riservata, mentre con il caldo sedeva all’aperto, nello splendido giardino sotto i platani secolari, che ancora in estate è una meta amata dai buongustai in cerca di frescura e buon cibo. Pascoli non è stato però l’unico Vip ospite fisso del locale, che alla fine dell’Ottocento l’arrivo della tranvia Lucca-Ponte a Moriano rese di facile accesso, contribuendo a far crescere il numero clienti.
“Erasmo” era infatti anche il ristorante preferito di Arrigo Benedetti, il fondatore dell’Espresso e dell’Europeo, forse il più grande giornalista italiano, che aveva fatto del locale una sorta di cenacolo dove si intratteneva con gli amici arrivati a trovarlo nella sua villa di Saltocchio, a due passi da Ponte a Moriano. Benedetti, persona semplice come tutti veri “grandi”, preferiva spesso Erasmo ad un altro locale del vicino Sesto di Moriano (che pure frequentava) in gran voga e di cucina eccelsa, “La Mora”, che forse per i gusti del giornalista era un po’ troppo sulla cresta dell’onda. Sta di fatto che da Erasmo insieme a Benedetti arrivavano altri big del giornalismo come Eugenio Scalfari e Mario Pannunzio, letterati e personaggi della cultura come Mario Tobino, Carlo Ludovico Ragghianti, Guglielmo Petroni, antiquari come Bruno Vangelisti, uomini di cinema e scrittori come Mario Soldati, seguito poi al suo “giro”: Vittorio De Sica, Suso Cecchi D’Amico, Marcello Mastroianni (che aveva una bella villa in Lucchesia), Paolo Panelli e Bice Valori, Gina Lollobrigida (che a Lucca con Soldati aveva girato “La provinciale”), Mario Monicelli, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello e il produttore Franco Cristaldi.
Nel libro di Lorenzo Marcucci insieme all’album delle firme c’è una galleria fotografica suggestiva dei tanti personaggi che hanno frequentato e tuttora pranzano nel locale, tra i quali non mancano nomi anche dello sport, soprattutto del ciclismo: Moser, Battaglin, Bertoglio, Poggiali, Cunego, Bartoli, Petacchi e tanti altri. Parecchi anche i calciatori, su tutti Roberto Bettega. E poi i cantanti e gli attori come Fausto Leali, Delia Scala, Elena Zareschi, Silvan, Eros Pagni, Simona Marchini. Di casa era infine il pittore Antonio Possenti, scomparso di recente. Ma molti anni prima, un giovanissimo Lorenzo Viani, non ancora famoso, era solito cenare da Erasmo dove, prima di andarsene, faceva – nell’indifferenza generale – alcuni schizzi dei suoi sul retro dei piatti. Un fatto che mandava in bestia la nonna di Lorenzo Marcucci, che poi “doveva strusciare e faticare” per rimuovere, come racconta Marcucci nel libro, “quelle strane figure”. Aggiunge l’autore: “Ma nonna, le dicevo io, ti rendi conto di cosa hai fatto?” “Ma via, rispondeva, erano scarabizzi…”. Amara la conclusione di Lorenzo: “Averli oggi quelli scarabizzi”.
Ai giorni nostri il ristorante, famoso anche per i piccoli pesci del Serchio serviti fritti, belli caldi e croccanti, le “rovelle”, continua a offrire una cucina genuina basata in gran parte sui prodotti locali. Nel ristorante d’inverno, nel giardino prospiciente (che dopo la Seconda Guerra fu a lungo anche un frequentatissimo dancing) in estate i piatti più richiesti sono gli immancabili “tordelli” al ripieno e al sugo di carne, fatti rigorosamente a mano, e un inarrivabile pollo ruspante fritto, accompagnato da un altro fritto di ogni genere di verdure, pomodori e mele compresi. Tra le novità, un piatto che proprio della zona non è, ma arriva dalla vicina Viareggio: le acciughe fritte. Da impazzire.
Troppo unto? Troppo pesante? Provate: da quei fritti croccanti non trasuda una goccia d’olio. Extravergine di oliva, ovviamente. Che Cracco e compagni se ne facciano una ragione e magari provino a fare una capatina da Erasmo.