Estromessi gli amici dell’assessore ribelle, dopo anni di critiche ripescato l’ex sindaco

Fosse stato fatto ammodo, si sarebbe configurato come uno spoils system in variante cecinese: cambia il vertice dell’amministrazione, arrivano nuovi dirigenti e quelli vecchi si fanno da parte. Così come è stato concepito, invece, assomiglia più a un repulisti che a un avvicendamento fisiologico: basta essere vicini all’ex assessore e vice-sindaco Giamila Carli, per essere iscritti nella lista dei reprobi. Molti ricorderanno il caso-Carli, attivissima nelle primarie e alle amministrative per spingere Samuele Lippi alla vittoria, poi nominata assessore all’urbanistica e vice-sindaco. A dispetto delle premesse il sodalizio durò poco più di un anno e si concluse con un acceso litigio durante una riunione di giunta. Carli si dimise e poi si candidò alle elezioni amministrative di Santa Luce, divenendone sindaca. Ma la tensione è rimasta alta, persino nel Pd di Cecina, che Lippi ha trasformato in un suo possedimento senza che i vertici provinciali e regionali muovessero foglia. Una prima, plastica conseguenza si tradusse nell’ostracismo verso il consigliere Fabio Stefanini, di fatto espulso dal Partito democratico. La seconda ha riguardato l’ufficio stampa del Comune, con l’addetta che ha deciso emigrare al termine di una vicenda che Samuele Lippi ha gestito tanto male che peggio non si può.

La terza, risalente a questi giorni, riguarda il presidente del Polo tecnologico della Magona, Alberto Niccolini, anch’egli in odore di giubilazione. Il consiglio di amministrazione scadrebbe il 31 dicembre, ma è stato prorogato al 28 febbraio e l’ex dirigente della Sarplast di Santa Luce (di cui è stato anche direttore) sa già che non sarà riconfermato: «A questo punto se anche Lippi mi proponesse il rinnovo, non l’accetterei». Cos’ha determinato l’apertura del nuovo fronte polemico, l’ennesimo, dall’inizio della legislatura? Semplicemente niente che sia degno di essere rimarcato. Tranne che Lippi va da tempo preparando la campagna elettorale del 2019, con l’implicito obiettivo di un secondo mandato. Per questa ragione, una dopo l’altra, sta mettendo a posto le pedine che potrebbero blindargli il consenso anche con un Pd molto indebolito rispetto a pochi anni fa. Da un lato strizza l’occhio ai pentastellati (dai quali spesso è ricambiato) e a certi ambienti della destra più integralista, dall’altro si copre le spalle dentro al proprio partito, cercando di salvare il salvabile dopo che molti dei suoi ex-sostenitori se ne sono andati sbattendo la porta.

Attraverso questa chiave potrebbe essere letta la vicenda del Polo tecnologico di Cecina, che dopo la chiusura del bilancio 2013 con un passivo di 23.000 euro, nel 2017 ha fatto registrare un fatturato in ripresa (+20%, vale a dire da 750.000 a 900.000 euro), con un portafoglio ordini per il 2018 già pari a 500.000 euro. Se anche le performance sono buone, a Cecina non vale l’adagio che squadra vincente non si tocca. Si ipotizza infatti che il posto di Alberto Niccolini, un tecnico fin qui capace di saldare il mondo dell’Università con quello imprenditoriale e della politica e da sempre in buoni rapporti con Giamila Carli, sarà preso da Stefano Benedetti. Ferma restando la stima personale e l’amicizia sincera che mi lega all’ex-sindaco, la manovra ha un evidente sapore pre-elettorale: Benedetti sarebbe utile a Lippi per compattare l’area più a sinistra del Pd, quella che ha vissuto i cambi di nome e di prospettiva, e che più di una volta ha guardato incredula ai contorsionismi politici e agli errori dell’attuale amministrazione comunale. Benedetti, con il suo bagaglio di esperienza e la sua apprezzata serietà, potrebbe ricucire un tessuto sfilacciato, anche se fino a pochi mesi fa Lippi rivendicava con puntuale determinazione la discontinuità tra la sua amministrazione e la precedente, riconducibile alla medesima matrice politica.

Solo il tempo convaliderà quest’indiscrezione. Resta il fatto che nell’ultima riunione del consiglio di amministrazione del Polo, in cui si doveva discutere delle nomine, sia il rappresentante del Comune di Cecina (Antonio Giuseppe Costantino detto Pino) che quello del Comune di Rosignano (Piero Nocchi) non hanno avanzato alcuna proposta, mentre per conto dell’Università di Pisa il pro-rettore Marco Raugi ha avanzato la candidatura dell’ex-presidente Claudio Scali e per la parte privata è stato confermato Simone Genovesi. Il vuoto di indicazioni da parte pubblica lascia pensare a una trattativa in corso, mentre il ritardo nel rinnovo della convenzione con il Comune di Cecina lascia con il fiato sospeso i dieci dipendenti. Alberto Niccolini, che più volte ha tentato di parlare con il sindaco senza riuscirci, sa che dovrà farsi da parte, in nome di una politica obsoleta, avara di riconoscimenti verso chi ha fatto perbene il proprio dovere e ricca di livore verso gli amici dei presunti nemici.