Firenze e i vespasiani di Sofri

Erano gli anni in cui a Firenze ci si divideva sul progetto Fiat-Fondiaria e il giornale mi chiese di intervistare Adriano Sofri sui problemi di Firenze. Lo chiamai, fissammo, da Rivoire, in piazza Signoria, e con Adriano c’era anche la compagna Randi. Ordinarono cognac, io pagai.

Poi aprii il taccuino, e prendendola da lontano come capita ai giovani giornalisti insicuri, chiesi di indicarmi quale era per lui, per l’ex leader di Lotta Continua, il problema più grande di Firenze.

Sofri secco, così sibilò: “La mancanza di vespasiani”. Leggero sorso di cognac, capo chino, forse per non mettere in imbarazzo la mia sorpresa.

Il problema c’è ancora: Firenze d’estate per la mancanza di gabinetti pubblici puzza di orina sparsa a cielo aperto.

Così come è ancora attuale il rovescio della risposta sofriana: le città vanno amministrate a partire da quelli che sembrano, ma non sono, piccoli problemi.

Anche perché quelli grandi sono tormentoni per giostre politiche e mediatiche.

E tali restano nel tempo: tormentoni senza soluzione.

 

 

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