Forte dei Marmi vs Viareggio, l’antica rivalità fra economia, satira e… pattini a rotelle

Vicini di casa ma sempre, o quasi, con il fucile puntato, quel guardarsi in cagnesco, con il sorriso contrito che non promette niente di buono. Forte dei Marmi e Viareggio, l’un contro l’altra armate… con stecca e pallina. La storia e il ‘sangue’ sono diversi e non manca occasione che, anche nel Terzo millennio e nell’epoca della globalizzazione, dodici chilometri separino due modi diversi di vivere il quotidiano. Non solo nell’economia turistica (da una parte, le vacanze dei ricconi, dei russi dalla maxi-mancia facile; dall’altra quelle della famiglia medie, che centellinano le spese) ma anche nello sport. E questa diversità presente in tanti altri settori trova ora la sua esaltazione, una sorta di manifesto, in uno sport non olimpico (solo una volta è stato invitato al tavolo con i cinque cerchi con l’etichetta di sperimentale: nel 1992 a Barcellona), che a Viareggio e a Forte dei Marmi,  nella Versilia storica,  ha soppiantato il calcio per seguito e passione popolare: l’hockey su pista.

Il campionato di serie A1 ha voluto, quando dici che il diavolo fa le pentole ma di dimentica il coperchio, che la finale abbia chiamato sull’ideale ring, che in realtà è la pista di un palazzetto dello sport, proprio il Forte dei Marmi e il Viareggio: apriti cielo, la rivalità – culturale, economica, artistica – è diventata un moltiplicatore impazzito, tanto più che il Forte dei Marmi ha gioito che i rivali di sempre del Cgc Viareggio abbiano eliminato a sorpresa i campioni uscenti del Lodi (i lombardi hanno vinto gli ultimi due scudetti e chiuso al primo posto la stagione regolare prima dei playoff), credendo  di avere vita facile con i bianconeri nella finale al meglio delle cinque gare. In effetti le prime due partite hanno visto il Forte vittorioso: pensando di avere ipotecato lo scudetto, i rossoblù versiliesi hanno probabilmente allentato la presa. Non l’avessero mai fatto: i viareggini con la forza dei nervi distesi (ormai non c’era più nulla da perdere) si sono rifatti sotto, prima dimezzando lo svantaggio e poi pareggiando i conti. 2-2 e sabato 1 giugno a Forte dei Marmi si assegna il titolo, l’ultimo atto che – comunque andrà a finire, sia che lo scudetto finisca sulle maglie rossoblù o su quelle bianconere – si porterà dietro l’immancabile campionario di polemiche, di interpretazioni, quel ‘petizzio’ che fa parte dei gioco, con i vincitori che credono di essere al settimo cielo per meriti propri e gli sconfitti che non trovano di meglio che prendersela con il mondo intero, a cominciare dagli arbitri. La doppia morale, che ha solide basi in politica, ha attecchito, eccome se ha attecchito, anche nello sport: se vinci con una rete discussa, ‘fa parte del gioco’; se perde con una rete contestata ‘la colpa è dell’arbitro’ che si piega ai poteri forti. E viceversa, ovviamente.

Forte dei Marmi e Viareggio, almeno sulla carta, dovrebbero possedere un’arma in più per vivere questa sfida-scudetto. E’ azzardato pensare che un po’ di sana ironia (in Toscana si insaporisce con pane e companatico ogni giorno) ammanti piacevolmente la contesa? Oppure lo sciovinismo esasperato avrà sempre il sopravvento, che vinca l’uno o che vinca l’altro? Eppure l’ironia, l’ingrediente base per una buona satira, non dovrebbe mancare: a Forte dei Marmi ha un bel po’ di tempo c’è il premio nazionale di Satira politica, diventato sempre più importante e prestigioso; a Viareggio, il Carnevale è l’esaltazione invernale della genialità e dell’ironia che i maestri della cartapesta continuano a sciorinare generazione dopo generazione? E’ solo una pia illusione che il confronto (la parola derby, per i cultori dell’ortodossia versiliese, è messa al bando)  rimanga all’interno dei confini di una sana e benefica rivalità sportiva?