Franco Adami, fama e successo nel mondo con Pisa nel cuore

Da Calci a Parigi. E poi in tutto il mondo, sempre con la Torre di Pisa sottobraccio. Quel campanile che pende  dove lui, da studente dell’Iti Leonardo da Vinci, nella vicina via Contessa Matilde, andava a disegnare durante l’ora di pranzo, accucciato sul gradino più alto, lasciandosi trasportare da quei silenzi e dal paesaggio che gli si apriva davanti agli occhi.

Franco Adami 

Allora  il giovanissimo Franco Adami, nato in una modesta famiglia della campagna pisana, non immaginava di salire i gradini del successo, oltre quelli dell’amata Torre. «Ma io qui sono nato e qui ho lasciato il mio cuore», racconta oggi. E sorride ricordando: «Ho lasciato anche alcuni disegni alla grotta della Verruca dove andavo a badare le capre». 

Oggi Franco Adami divide la sua vita tra l’atelier di Faubourg Saint-Antoine, nell’area parigina della Bastiglia, e l’atelier di Pietrasanta, i due luoghi  dove plasma le sue creazioni che poi appaiono nelle gallerie del globo, dall’Europa al lontano Oriente, passando per l’Africa. E non nasconde un po’ di amarezza verso la terra che gli ha dato i natali  perché da questa non ha mai ricevuto segni di riconoscenza. Nemo propheta in patria: è quasi una regola, una sentenza senza appello con cui già i latini  liquidavano in poche parole l’avvilente noncuranza riservata dai concittadini a chi tra loro  ha tentato strade difficili e avventurose ed ha visto la vetta.

Franco Adami in effetti partì da Pisa senza una lira in tasca, con il solo biglietto per Parigi e l’ostinazione di un innamorato. L’arte lo aveva conquistato e doveva essere sua a tutti i costi. Costi che furono alti e  lo costrinsero a lavori saltuari, dal facchino al restauratore di mobili, pur di sbarcare il lunario. Ma la ricerca di uno stile che desse forma alle sue emozioni interiori non si fermò mai, neanche nei momenti più difficili. «Ragazzo, alla tua età si espone anche nei pisciatoi», gli rispose  un Picasso già famoso incontrato per caso a cui ebbe l’ardire di chiedere un consiglio. E lui obbedì cominciando con qualche piccola mostra.

Le batisseur

Per la verità il caso, signore e padrone del destino degli uomini, era già entrato nella sua vita alcuni anni prima, quando, giovanetto, badava le caprette sui monti di Calci e per passare il tempo disegnava su qualsiasi roccia o pezzo di carta a portata di mano. Fu in uno di questi momenti che, chissà come e chissà perchè, si trovò a passare di lì un signore francese dall’aria seria   e composta. Era André Malraux, scrittore e ministro della cultura francese, esponente importante del governo di Charles De Gaulle. Amante dell’arte e della campagna, veniva spesso in Toscana, dove si concedeva lunghe passeggiate. Restò colpito dai disegni del piccolo Franco, a cui poi chiese di fare da guida sui monti pisani, e volle conoscere la sua famiglia, alla quale sollecitò un’educazione artistica per quel figlio dalla mano così sciolta e aggraziata. Fu così che la Scuola d’arte di Cascina prese il posto dell’Iti e più tardi, grazie all’aiuto economico  di uno zio, anche l’Accademia delle Belle Arti di Firenze gli aprì le porte.

A 18 anni partì dunque per Parigi  con un bagaglio pieno zeppo  di Rinascimento e Michelangelo. «Malraux mi accolse con una tazza di cioccolato», racconta il maestro Adami, «ma mi ci volle poco a capire che dovevo usare quella formazione classica   per creare un mio stile originale. Insomma, dovevo crescere. Riusciì ad aprire il mio primo laboratorio di scultura in Foubourg Saint Antoine nel 1960, quando avevo 27 anni, e venni aiutato dai molti immigrati italiani che vivevano nel quartiere».

Naissance de l’oiseau

 Il secondo incontro che cambiò la sua vita avvenne al numero 36 di Avenue Matignon, dove era in corso un’esposizione delle sue sculture. Un uomo grande e nero ne acquistò una e il giorno dopo si presentò nell’atelier di Foubourg Saint Antoine portandogli un biglietto per la Costa d’Avorio. Il signore si chiamava Arsene Usher Assuan ed era il ministro degli esteri di quel Paese. Per Franco Adami cominciò allora, nel 1978, l’avventura in Africa, dove ha progettato non solo piazze, ma anche palazzi e dove le sue sculture adornano edifici pubblici e privati.  Ormai le sue opere, piccole e grandi creazioni a metà tra surrealismo e astrazione, hanno superato qualsiasi confine ed è impossibile ricordare tutte le sue mostre, che vanno dagli Stati Uniti alla Spagna, dall’Olanda alla Cina. 

Olmetto

 

È il mistero della nascita, insieme a quello della continua  metamorfosi tra uomo e animale a dar vita al suo ‘bestiario’  e alla fusione di corpi in abbracci totalizzanti che suonano come un inno alla vita. Non è il tormento interiore a far nascere quelle immagini plastiche in cui tutto il superfluo è stato eliminato per lasciar posto alla forma pura. Non lo è perché Adami è un uomo semplice che ama la vita. Piuttosto le sue opere nascono dallo stupore verso quei miracoli della natura, che lui, artista laico, definisce attraverso le emozioni. «Non sono mai gli avvenimenti a suggestionarmi – dice – mi guidano le emozioni interne che nascono chissà dove e chissà come».

 Una delle ultime tappe del suo percorso artistico è stata Seul, su scelta dell’Istituto italiano di cultura della Farnesina. La prossima, dal 19 aprile al 21 Maggio sarà alla galleria By Chatel di Rue de Tournelles a Parigi. In Toscana, tra l’altro, ha curato l’allestimento della Fanciulla del West a Torre del Lago. Pisa  è sempre rimasta alla finestra a guardare questo suo figlio, oggi ultraottantenne, diventare famoso. Ma non è mai troppo tardi.