“Gli altri e Ilio Barontini”: ecco il libro di Mario Tredici

Nove giovani uomini livornesi, tutti del quartiere Pontino, di origine proletaria, gettati improvvisamente nella grande storia, nel mondo “grande e terribile”, per dirla con Gramsci, stretti tra due guerre mondiali, rivoluzioni e totalitarismo.
Nove uomini che sono andati “cambiando più spesso paese che scarpe”, per dirla con Brecht.
Sono “Gli altri e Ilio Barontini”, antifascisti livornesi molto diversi tra loro, ma accomunati dall’esilio in Unione Sovietica e in altri paesi (Spagna, Francia). Mario Tredici, giornalista e politico, ne ha ripercorso le vite in un momento cruciale per loro e per il mondo, nel nuovissimo libro edito da ETS, inserito nella collana editoriale di Istoreco. Il volume è stato presentato al Museo provinciale di Storia Naturale di Livorno, alla presenza dell’autore, dagli studiosi Elena Dundovich dell’Università di Pisa e Alexander Hobel dell’Università di Napoli “Federico II”. Ha portato i saluti dell’Amministrazione Comunale di Livorno l’assessore alla Cultura Francesco Belais. A coordinare l’incontro Marco Manfredi di Istoreco, che ha curato anche la prefazione. Tra il pubblico, oltre a una folta rappresentanza di Istoreco, a partire dalla presidente Carla Roncaglia, anche l’ex sindaco Alessandro Cosimi e il vicesindaco Bruno Picchi, l’ex assessore Bettini, e numerosi appassionati e studiosi, compreso il primo biografo di Ilio Barontini Giovanni Degli Innocenti.
La professoressa Dundovich, elogiando non poco lo stile scorrevole ma soprattutto il rigore storico di Tredici, ha collocato il volume dal punto di vista storico con un excursus sull’Unione Sovietica sotto Lenin (quando rappresentava l’eldorado, la speranza di un mondo nuovo per tanti immigrati da varie parti d’Europa) e sotto Stalin (quando iniziò il terrore staliniano cambiò anche il destino di tanti immigrati italiani che da valorosi militanti passarono ad essere considerati potenziali traditori, con la collaborazione nella stesura di liste di proscrizione da parte di personaggi come lo stesso Ilio Barontini.
E’ proprio Barontini a far la parte del leone, nel libro come nella descrizione che è stata fatta durante l’incontro: personaggio complesso con molte luci ma anche molte ombre, stalinista a tutto tondo negli anni Trenta (“è l’uovo di Colombo ma nessuno prima lo aveva detto” ha precisato Tredici), moderato e in contrasto con gli stalinisti locali nel dopoguerra, quando contribuì, non poco, alla ricostruzione di Livorno.
Non meno interessanti gli altri livornesi tolti dall’oblio (con grande empatia, come ha rilevato Hobel) da Tredici, con particolari scavati fuori da dossier polizieschi e dagli archivi del PCI della Fondazione Gramsci. Astarotte Cantini, un anarchico livornese poi diventato comunista che fu soppresso nel 1938 a Voroscilovgrad. Una vittima delle purghe staliniste. Decimo Tamberi, riuscì a rientrare in Italia nel 1936, senza fare rivelazioni all’Ovra. Menotti Gasparri ebbe una vita particolarmente dolorosa e cadde, tra i primi, nella difesa di Madrid nel novembre 1936. Urbano Lorenzini fu il prototipo dello “stalinista perfetto”, come lui steso rivendicò. Dolorose infine le vicende di Angelo Giacomelli, fondatore del Pci a Livorno, grande amico di barontini, che nel 1935 ebbe l’ingenuità di fare un compromesso con l’Ovra per scoprire le spie che avevano fatto arrestare l’intera organizzazione comunista. Per questo venne espulso dal Pci e riammesso nel 1969, quando la sua totale innocenza fu provata da un’inchiesta di Giovanni Martelli.
Tutte da leggere, dunque, queste nove singole storie ognuna con la propria particolarità. “Scrivere un quadro d’insieme – ha precisato infatti a conclusione dell’incontro Mario Tredici – avrebbe voluto dire scrivere la storia del PCI a Livorno. Ma ancora non ci sono le basi”…

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