I have a dream

“I have a dream”. Se bastano poche parole ad evocare un personaggio, vuol dire che è stato un grande, nel bene o nel male. Ottantanove anni fa, il 15 gennaio del 1929, nasceva ad Atlanta Martin Luther King. Uno dei pochi uomini che con la forza delle loro parole hanno cambiato in meglio il mondo.

Per avere una vaga idea di cosa fosse il razzismo nel profondo sud degli Stati Uniti andatevi a rivedere, ad esempio, una pellicola cult come “Mississippi burning” di Alan Parker (a proposito, giusto l’altroieri è morto dietro le sbarre Edgar Ray Killen, il leader del Ku Klux Klan condannato a 60 anni di carcere per l’uccisione dei tre attivisti per i diritti civili nella vicenda che ispirò il film). Combattere la maggioranza bianca, razzista e intollerante in quei giorni  era pura utopia. Ma Martin Luther King aveva il suo”dream”: “Sogno che un giorno questa nazione si sollevi e viva appieno il vero significato del suo credo: <Riteniamo queste verità di per sé evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali>”.

Mezzo secolo dopo la sua morte la battaglia è tutt’altro che vinta. Ma c’è chi la combatte ogni giorno, armato dei concetti semplici, delle parole chiare lasciate in eredità dal pastore di Atlanta. E buone non solo contro il razzismo: “Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla”.

(In collaborazione con “L’arte di realizzare l’impossibile”- http://www.artedirealizzarelimpossibile.com/blog )