I misteri di Leonardo

Venerdì 5 se ne è andato nella sua casa toscana di Lamporecchio il professor Carlo Pedretti. Aveva 90 anni (meno un giorno). Pedretti, grande storico dell’arte, è considerato il maggior esperto della vita e delle opere di Leonardo da Vinci. L’intervista che segue è tratta dal mio libro “Incontri straordinari – 70 interviste con personaggi che hanno quel qualcosa in più” (Florence Art edizioni). Pedretti rispose con grande disponibilità e con l’impeto e la passione che lo contraddistinguevano ad ogni mia domanda, anche la più banale o indiscreta, sui misteri, i segreti, le curiosità sul genio di Vinci.

Dan Brown? Una comare. E i misteri del Codice Da Vinci chiacchiere di paese. Parte da qui il viaggio nell’universo infinito di Leonardo da Vinci, pittore, architetto, ingegnere, inventore, scienziato. L’uomo che più di ogni altro con le sue intuizioni geniali e con la forza della sua mente ha sfidato il concetto di impossibile. E ha dato vita nei secoli a storie e leggende nelle quali è difficile dividere la realtà dalla fantasia.
Difficile per chiunque, meno che per il professor Carlo Pedretti, massimo studioso mondiale dell’opera leonardesca, che dalla sua casa di Los Angeles — dove alla bella età di ottantatre anni continua ad insegnare all’Ucla (l’università della California) — si presta a far luce sugli enigmi di Leonardo.
Prima però, ecco in cosa consistono i misteri su cui il professor Pedretti ha dato il suo parere.

La Battaglia di Anghiari. Anno 1503, Leonardo affresca una parete di Palazzo Vecchio con l’immagine della Battaglia di Anghiari. Del dipinto si perderà ogni traccia. Anno 1975, le parole “Cerca Trova” su un affresco del Vasari nel Salone dei Cinquecento danno il via alle ricerche: il dipinto potrebbe coprire l’opera leonardesca. Nel 2005 una sorta di ecografo scopre la presenza di un’intercapedine segreta. Le ricerche proseguono con tecnologie sempre più sofisticate. In tempi brevi il mistero potrebbe essere risolto.
Il codice perduto. Anno 1999, il professor Pedretti annuncia di aver scoperto l’esistenza di un codice leonardesco oggi disperso, che «costituisce la summa del suo pensiero su scultura, pittura e architettura».
La chiesa misteriosa. Santa Maria della Pietà a Bibbona compare senza dubbio in una carta geografica di Leonardo, e forse è raffigurata nella Vergine delle Rocce della collezione Cheramy. Perché questa piccola chiesa, sul cui architrave compare l’iscrizione “Terribilis est locus iste”, era così importante?
Il Cenacolo. Il dipinto al centro del Codice da Vinci: Dan Brown sostiene che rivelerebbe il segreto del Graal grazie a una serie di messaggi esoterici: fra questi San Giovanni, che sarebbe una donna, (la Maddalena), e San Pietro che la minaccerebbe con un coltello.
L’uomo vitruviano. Dan Brown a parte, il disegno sovrapposto alla pianta di alcuni antichi edifici religiosi coincide perfettamente, stessi rapporti e stessi simmetrie. Solo un caso?
I dipinti nascosti. Appoggiando uno specchio su certi dipinti di Leonardo si creano nuove immagini: nella Dama con ermellino appare una sorta di vampiro, Gioconda, Vergine con Sant’Anna, Vergine delle Rocce danno vita a personaggi mostruosi. Un ingegnere di Mantova di recente ha scoperto che scannerizzando il Cenacolo, stampandolo su un lucido, sovrapponendolo ribaltato all’immagine originale compare un nuovo dipinto con personaggi diversi, fra i quali un templare.
La Gioconda. Un quadro, cento enigmi. Chi raffigura? Fra le teorie, oltre a Monna Lisa Gherardini, il Salai, assistente e presunto amante di Leonardo, un autoritratto dell’artista stesso in vesti femminili, la solita Maddalena.
Recenti analisi digitali avrebbero poi permesso di scoprire due lettere (S e L) negli occhi della donna e un numero (settantadue) sotto il ponte nel paesaggio.
Un vecchio studio sostiene invece che sotto il celebre sorriso ci sia una precedente espressione ben più cupa e triste.
Infine un gruppo di scienziati vorrebbe esumare il corpo del genio (altro mistero: sono davvero suoi i resti nel castello di Amboise?) per studiarne il dna, ricomporre al computer il volto del maestro e confrontarlo con i tratti della Gioconda.
La sessualità discussa. Processato (ma assolto) per omosessualità, “chiacchierato” per presunti legami con i suoi assistenti, di recente accreditato di relazioni con donne: Leonardo omosessuale, eterosessuale o bisessuale?
La sacra sindone. Secondo alcuni studiosi il disegno della sacra sindone ricorderebbe lo sfumato leonardesco: sarebbe lui l’autore dell’enigmatico sudario.
L’autoritratto. Il più famoso degli autoritratti, quello delle banconote, potrebbe non raffigurare il suo volto.
L’impronta digitale. Di recente su un ritratto attribuito con molti dubbi a Leonardo (ma venduto a carissimo prezzo) è stata rilevata un’impronta digitale. Per alcuni studiosi inglesi sarebbe dell’artista.
Ed ecco le soluzioni del professor Pedretti.

Cominciamo dalla Battaglia di Anghiari: davvero sotto quello del Vasari si nasconde l’affresco di Leonardo?
«Aspetto con ansia i risultati delle ricerche a Palazzo Vecchio. Ma per me non c’è dubbio che sotto l’intercapedine ci sia la Battaglia: Vasari non distruggeva i capolavori, aveva già preservato allo stesso modo opere di Giotto e di Masaccio. Ritrovare anche solo pochi frammenti del capolavoro sarebbe di un’importanza immensa per gli studiosi».
Parliamo del codice disperso di cui lei scoprì l’esistenza qualche anno fa…
«La certezza è che questo codice esiste: contiene una versione definitiva di studi su ombra e luce. Non c’è motivo perché non sia magari ancora nella biblioteca dei principi Borromeo, che è sterminata. Mi hanno promesso che le ricerche andranno avanti. Prima o poi salterà fuori. Le nostre biblioteche sono piene di tesori nascosti, non abbiamo la più pallida idea di quello che c’è. La mia paura è che vadano distrutti in qualche disastro naturale».
Torniamo in Toscana: la chiesa di Santa Maria della Pietà a Bibbona. È vero che Leonardo se ne occupò?
«Confermo che compare in una mappa leonardesca; nella Vergine delle rocce c’è la sembianza di una chiesa che le somiglia, ma i paesaggi non sono quelli di Bibbona. Perché era importante? Fu impostata dal nipote del Ghiberti, un’opera da manuale di storia dell’architettura. Tutto qui».
Se le dico Dan Brown?
«Le rispondo che non ha fatto che riportare una serie di cavolate, tutte peraltro già teorizzate da altri».
Mi perdoni, ma in effetti nel Cenacolo Giovanni sembra una figura femminile…
«E con questo? Somiglia a una donna, una somiglianza che rimanda all’iconografia classica, già rilevata in una monografia del 1810. Ma è sicuramente l’evangelista. Sennò dov’è finito Giovanni? Inoltre la più antica copia del Cenacolo, che è vicino a Lugano, reca i nomi di tutti gli apostoli».
L’uomo vitruviano: possibile che si possa sovrapporre alle piante di monasteri ed edifici sacri?
«Certo: come in Vitruvio, il trattato di architettura comincia con la disquisizione sulle proporzioni, è antropologia applicata ai rapporti delle gabbie architettoniche».
È possibile che Leonardo abbia fatto uso della geometria per lanciare messaggi occulti? Del resto lui scriveva allo specchio…
«Che è un modo normalissimo per chi è mancino, seguendo la tendenza naturale a partire dal centro del corpo umano e andare verso l’esterno. Ed è leggibilissima: le pare che un tale genio se avesse voluto nascondere ciò che scriveva lo avrebbe fatto con un sistema così banale? Certo, per lui la geometria era importantissima, ma finalizzata ai suoi studi».
E cosa pensa dei dipinti che mutano se visti allo specchio, o scannerizzati e capovolti?
«Sono tutte costruzioni a posteriori, si ottengono strane immagini con dipinti di qualunque autore».
Ma insomma, lei non vede alcun legame col mondo dell’esoterismo, delle sette?
«È dimostrato che Leonardo conosceva bene le cose di Pico della Mirandola, ma non al punto di parteciparne. Per il resto non ha mai, assolutamente, fatto parte di nessun tipo di consorteria».
Parliamo della Gioconda…
«Sa che quella tela l’ho avuta fra le mani? È una cosa che sanno in pochissimi. Accadde un paio di anni fa: il Louvre in un giorno di chiusura mi convocò con una trentina di studiosi leonardeschi di tutto il mondo. Per un’intera giornata ci permisero di analizzare nelle nostre mani tutti i dipinti di Leonardo. Una sorta di performance ripresa in video, in cui discutevamo a ruota libera di questi capolavori. Una bella emozione».
Bene, quindi potrà dirci chi raffigura…
«Oggi si può dire con certezza che si tratta di Lisa Gherardini. È concepita come una pittura antica, costruita dal centro all’esterno. Ed è incompleta, perchè nel paesaggio il pigmento è sottilissimo. Perché Leonardo la portò con sé per anni? Vattelappesca, probabilmente continuava a lavorarci. Il sorriso? È vero, le spettrografie confermano che in precedenza aveva un’espressione meno luminosa. Ma non troppo, e certo non triste».
Cosa ne pensa dell’idea di esumare il corpo per fare l’analisi del dna?
«Intanto che è difficile dire se i resti nel castello di Amboise siano veramente i suoi. Per il resto sono favorevole, tutto ciò che è scientifico va bene».
E la scoperta di microscopici numeri e lettere?
«Ci sono? Mah! E chi li vedeva? Credo che di screpolature le superfici dei quadri siano piene, e al microscopio sia possibile rilevare tutto un reticolo di segni, veri o di fantasia».
Qualche flash: Leonardo autore della sacra sindone
«Cavolate».
Il celebre autoritratto che non sarebbe il suo
«È una teoria; per me è il suo autoritratto. Così come quello scoperto di recente da Piero Angela».
Il ritratto con l’impronta digitale
«Se fosse autentico sarebbe la scoperta del secolo. A me pare il coperchio di una scatola di cioccolatini dell’ottocento. Solo i circoli che tengono fermi i capelli della donna, in perfetta prospettiva, sembrano di Leonardo. Tutto il resto no».
Leonardo omosessuale o bisessuale
«Ho trovato un documento dove emerge che se la faceva con una prostituta. E questa è una certezza. Sull’omosessualità invece non ci sono certezze, solo una denuncia anonima che lo portò da giovane in tribunale insieme ad altri ragazzi. E dalla quale peraltro fu assolto».

Los Angeles, Marzo 2011

(in collaborazione col blog “L’arte di realizzare l’impossibile”) http://www.artedirealizzarelimpossibile.com/blog