I “no moschea” tra intolleranza e mistificazione

L’analisi del Manifesto sul perché a Pisa Forza Italia si è spesa così intensamente lanciando la battaglia per impedire la costruzione di una moschea, coglie nel segno di una destra in cerca di parole d’ordine identitarie ispirate a pulsioni forti, di pancia, conservatrici di antica memoria come intolleranza, razzismo, discriminazione religiosa. E lo fa, schierando l’ex pitonessa di Berlusconi Daniela Santanchè, proprio in questa parte di Toscana dove il centrodestra non ha mai sfondato e rischia di perdere, a vantaggio dell’M5S, anche il ruolo fin qui giocato di alternativa al centrosinistra.

A fare da premessa a questa scelta è quanto accaduto nella vicina Cascina dove si è insediata una sindaca leghista e dove sono stati gli slogan cari a Matteo Salvini a catalizzare voti contro le inefficienze prima e le divisioni poi del Pd. Insomma, si tenta di poter recitare un ruolo nella prossima tornata amministrativa a Pisa, scegliendo di presentarsi con un volto populista e allo stesso estremista, strumentalizzando la paura verso il terrorismo dell’Is con linguaggi semplificati e aggressivi.

Per raccogliere le firme a un referendum consultivo contro la moschea, si è fatto uso di tutto l’armamentario possibile contro la libertà di culto per i musulmani. Si è arrivati a professare l’equazione islamico uguale o colluso al terrorista, si sono diffusi sospetti sui finanziamenti, si sono paragonate le moschee a campi di addestramento, si è fatto tutt’erba un fascio di una comunità islamica che a Pisa è presente da tempo e il cui imam non è mai stato tenero nei confronti della deriva jahdista.

In sintesi, si è stati perfettamente speculari all’Is quando individua negli occidentali e negli infedeli un nemico da abbattere o ridurre al silenzio. Solo che per i nostri “no moschea” gli infedeli sono loro e così hanno propalato una campagna che alla fine alimenta solo odio e discriminazione religiosa. E bene ha fatto il sindaco Marco Filippeschi a ricordare come queste parole, con attori diversi, siano le stesse che sono state premessa della tragedia del secolo scorso.

Ma la battaglia contro la moschea è anche un grande inganno, una mistificazione clamorosa tra intenti e strumenti. Infatti, il referendum promosso non è contro la realizzazione della moschea, ma propone di annullare una previsione urbanistica che rende possibile realizzare un luogo di culto vicino a via del Brennero e all’area sportiva del Cus Pisa.

Perché? Perché semplicemente la Costituzione italiana garantisce la libertà di culto e non è certo possibile contraddire un principio costituzionale con una raccolta di firme e un referendum consultivo.

Da qui lo stratagemma di chiedere firme parlando di moschea e poi apporle sotto la richiesta di cambiare una norma urbanistica. Se sul piano politico non cambia il giudizio sul tentativo di impedire un diritto costituzionalmente garantito, su quello giuridico le cose cambiano molto. E non giocano certo a favore dei “no moschea”.

Infatti, per bloccare il diritto a costruire si oppongono valutazioni di carattere tecnico-urbanistico piuttosto inconsistenti (parcheggi, vicinanza al Duomo, zona trafficata), ma quel che non si dice è che se il referendum avesse successo e l’amministrazione procedesse a proporre in consiglio comunale l’annullamento della norma precedentemente approvata, inevitabilmente si produrrebbe un danno economico consistente al privato – la comunità islamica pisana – che sulla base delle previsione fino ad allora in vigore aveva acquistato l’area al fine della realizzazione della moschea. Sul piano civile, facile prevederlo, il privato dovrà essere risarcito con soldi pubblici. E chi, di fronte alla corte dei conti, sarà responsabile e obbligato in solido a rifondere quel danno? I consiglieri comunali che approveranno la delibera che annulla il diritto a costruire.

E allora sono pronto a scommettere che tra i consiglieri di centrodestra in Comune a Pisa non ci saranno molti martiri pronti a rischiare i propri patrimoni personali per seguire la deriva estremista di Santanchè & c.. Del resto i contrasti nel centrodestra rispetto a questa battaglia sono già noti. Ai banchetti della raccolta firme sono state molte le defezioni di esponenti di rilievo di Forza Italia, da diversi consiglieri comunali appunto, alla coordinatrice provinciale Raffaella Bonsangue o a quello regionale Stefano Mugnai.

E comunque Pisa, città aperta, in cui sono attive con propri luoghi di culto tutte le comunità religiose, dai valdesi agli ebrei, dai Testimoni di Geova agli stessi musulmani (sì, una moschea esiste già, anche se è ristretta in un fondo non molto confortevole vicino a Palazzo Blu), merita che da questa vicenda emerga con un messaggio forte di civiltà, di rispetto e tutela dei diritti di tutti. Ecco perché mi auguro che la giunta Filippeschi non proponga mai un annullamento di quella scheda urbanistica qualunque sia l’esito del referendum, che è appunto consultivo, dato il carattere anticostituzionale a cui si ispira. E non sarebbe male che l’affermazione di questa volontà a tutela dei principi costituzionali fosse pronunciata anche prima della consultazione referendaria.