Il cane deve accoppiarsi, rischia di saltare il consiglio comunale

Roba da torta, dicono a Livorno, a sottendere una cosa tanto paradossale da sfiorare il grottesco. La bizzarra circostanza si è materializzata in consiglio comunale, che ha rischiato di non svolgersi per questioni cinofile.

Come sono andate le cose, lo racconta Cecilia Morello sulla Nazione. Il presidente del consiglio comunale, Luigi Valori (quota Pd), a poche ore dalla seduta dà forfait: alleva pastori tedeschi e una femmina deve accoppiarsi. La sua priorità è presidiare al delicato congiungimento e quindi non può presiedere la riunione del massimo consesso cittadino.  Le redini della seduta dovrebbero passare al vice-presidente, Rosanna Farinetti (M5s), che però declina l’invito del sindaco: dei 15 punti all’ordine del giorno, sette sono a sua firma; come potrebbe illustrare le sue proposte se contemporaneamente deve coordinare i lavori consiliari? Un batti e ribatti lungo e infruttuoso, che dura due ore a fronte di un ritardo regolamentare che non può superare i trenta minuti.  A quel punto la presidenza viene affidata al consigliere anziano, che per ironia della sorte è il più giovane:  alle elezioni Francesco Gori ha riportato più voti di tutti e tocca a lui sedersi sullo scranno più alto. Solo che, sempre a norma di regolamento, il consigliere anziano può presiedere esclusivamente la seduta d’insediamento del consiglio comunale e nessuna di quelle successive. Per inciso va ricordato che lo stesso Gori non brillò per senso istituzionale: al momento di decidere se trasmettere via streaming le sedute consiliari, si distinse affermando che alla gente interessa la Champions League, non quello che hanno da dirsi i rappresentanti degli elettori.

Finisce con il parziale abbandono dell’aula consiliare da parte di una quota delle minoranze: la civica Pamela Tovani se ne va, spiegando l’inammissibile affidamento della presidenza di una seduta che non sia la prima di legislatura al consigliere anziano; la pentastellata Rosanna Farinetti fa altrettanto, nell’impossibilità di sottrarsi al suo doppio ruolo di vice-presidente e di consigliera proponente di 7 dei 15 punti in discussione all’ordine del giorno; il civico-leghista Lorenzo Gasperini non è da meno perché la sua mozione sul referendum costituzionale non è inserita in discussione. Restano in aula, oltre ai consiglieri del Pd, Fabio Stefanini (Cecina Per) e i tre di Forza Cecina (Paolo Barabino, Antonino Vecchio, Paolo Pistillo) con l’intento di discutere una mozione contro la realizzazione di un mega-parcheggio multipiano a Cecina Mare, proposto con caparbietà dal sindaco Samuele Lippi e avversato da un comitato cittadino. Mozione approvata e sindaco ben disposto a rivedere il suo intento, che solo un paio di settimane sembrava la madre di tutte le battaglie.

Insomma, caos politico e istituzionale, cinofilia mischiata alla politica, calcio preferito alla trasparenza istituzionale, disputa e amnesie sul regolamento, progetti faraonici presentati rimessi nel cassetto a furor di popolo, il consiglio comunale che per riunirsi deve attendere il rientro di un consigliere che lavora a Dublino. Verrebbe da dire tutti a casa, se non fosse uno slogan abusato e già fatto proprio da una parte politica. Però una domanda è utile porla: con quale coraggio, di fronte a teatrini del genere, ci si lamenta dello scollamento tra politica e società civile?

Una cosa, almeno una, dà un pizzico di consolazione: al consiglio comunale non ci va nessuno. Visto lo spettacolo, meglio così. Dopotutto è roba da torta.