Il coraggio di Lucie

Sembra impossibile ma… Ci sono immagini che parlano più di un’enciclopedia. Di solito non amo le foto virali: molto clamore (spesso per nulla) intorno a un’immagine che per qualche giorno è sul desktop di tutti, poi dopo qualche tempo, torna a sprofondare nel gran calderone del web, finché non ne rimane traccia. Ma questa mi piace troppo, e secondo me ha tutte le carte in regola per candidarsi a foto dell’anno in questo 2017 che sta per chiudersi. Credo anche che sopravviverà all’usura del tempo. Come le immagini di Gandhi. Come quelle del ragazzo che fronteggia i carrarmati a piazza Tien An Men. Come tutte le sfide impossibili che i non violenti portano avanti contro i violenti.

Alla vostra sinistra, di nero vestito, un naziskin. A destra Lucie, 16 anni, scout. In mezzo una quindicina d’anni di differenza di età, un migliaio in termini di civiltà. Lui discute animatamente. Lei ribatte, sostiene il suo sguardo, non si scompone, non si lascia intimidire.

Siamo in una piazza di Brno, Repubblica Ceca. E’ il primo maggio, del 2017; un gruppo di estrema destra si è radunato per una marcia contro gli immigrati. Gli scout della città hanno organizzato una contromanifestazione. La foto è stata scattata da Vladimir Cicmanec, un fotografo amatoriale. “Un amico mi ha dato un colpetto sulla spalla – racconta – e ho visto quella ragazzina che discuteva animatamente con un naziskin. Ero a pochi metri da loro, ho pensato subito a quella foto della ragazza di Birmingham che affronta la marcia dei neonazisti e mi sono detto, ‘Questa potrebbe anche essere un’immagine interessante’. Così ho iniziato a scattare foto”.

Lucie, che di cognome fa Myslikova, teneva in mano un cartello con su scritto il motto degli scout, “Cresceremo i vostri figli”, e non lo ha mollato mentre con aria di sfida rispondeva a tono alle parole del dimostrante vestito di nero. “Volevamo dimostrare ai neonazisti che non sono i benvenuti qui – spiega – del resto ho partecipato alla manifestazione perché sono determinata a cambiare le cose. Per me ha senso cercare di cambiare il mondo intorno a me, credo che tocchi a noi giovani”. “Qualcuno – prosegue – mi ha detto che sarebbe meglio lasciare alle persone più anziane il compito di affrontare i naziskin: non sono d’accordo, siamo noi giovani che dovremo vivere ancora a lungo in questo mondo, rispetto alle generazioni più grandi.”

Lucie ha raccontato che la discussione con il naziskin, che non è stato identificato, era sulla questione dei rifugiati e dei migranti. “Gli ho detto che tutti i Paesi hanno il dovere di aiutare chi è in fuga da guerre e conflitti, e che in questi casi non esistono confini.

Lui ha risposto che sarei stata violentata dalle stesse persone che stavo cercando di difendere. Ma quello che mi ha sorpreso è un’altra cosa: ora alcune persone mi considerano un’estremista, come se essere antifascisti significasse essere estremisti: questa mi sembra la cosa più assurda”.

Lucie ha concluso dicendo di non aver avuto paura per la propria incolumità fisica. “Anche se qualcosa fosse successo a me, le ferite fisiche alla fine guariscono sempre, Ma se fossi rimasta in silenzio o se avessi deciso di non mettermi in gioco, mi sarebbe rimasta una ferita interna. E non sarebbe più guarita”.

(in collaborazione col blog “L’arte di realizzare l’impossibile”) http://www.artedirealizzarelimpossibile.com/blog

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