Il fascino dell’essenziale

Sembra impossibile ma…

La guerra al consumismo inizia dal Giappone. A dichiararla è Fumio Sasaki, di Tokyo, 36 anni, professione editor. La sua filosofia si può riassumere in “Meno si ha, meglio si sta”. Uno stile di vita che ha fatto subito proseliti: Sono migliaia in tutto il Paese orientale quelli che, come lui, un bel giorno hanno deciso di dire no agli oggetti, e hanno dato una svolta decisa alla loro esistenza.

”Fai spazio nella tua vita” predica il profeta del minimalismo, che un bel giorno, influenzato dall’etica e dall’estetica del buddhismo zen tradizionale, si è spogliato di (quasi) tutto e ha svuotato la casa: lui che collezionava libri, dvd e cd ha regalato tutto agli amici ed ha trasformato il suo appartamento in una sorta di cella monacale: un tavolino, un futon e i suoi indumenti: tre camicie, quattro paia di pantaloni, quattro paia di calze, stop.

“Ero sempre inquieto – racconta – continuavo a pensare a quello che non possedevo, a quello che mi mancava. Ma poche delle cose che avevo erano veramente importanti per me. Così ho deciso di liberarmi degli oggetti che non diffondevano gioia. E c’è rimasto ben poco”.

”Una scelta – prosegue – che ha consentito alle cose che mi piacciono davvero di emergere alla superficie, e mi ha cambiato la vita: sono diventato molto più attivo, ho scoperto che passare meno tempo a comprare o a fare le pulizie vuol dire averne molto di più da trascorrere con le persone a cui teniamo, per uscire di casa, per viaggiare”.

In occidente l’onda del minimalismo è arrivata con il bestseller di Mari Kondo “Il magico potere del riordino” che ha venduto oltre 4 milioni di copie. E c’è chi ha deciso di cavalcare la tendenza e, sfoderata la lancia di Don Chisciotte e si è buttata a briglia sciolta contro i giganti del consumismo. Dimostrando che non sono mulini a vento. Qualcuno che, limitando le spese allo stretto necessario per vivere dignitosamente, in un anno ha risparmiato più di ventimila euro.

Michelle McGagh, professione giornalista finanziaria, per tutto il 2016 è stata protagonista di un esperimento sociale, e lo ha raccontato in un blog sul Guardian che poi è diventato un libro https://www.theguardian.com/profile/michelle-mcgagh .

“Mi sono resa conto – scrive – che spendevo molti soldi per cose di cui in realtà non avevo bisogno. Ero persa in un vortice di consumi, vittima di pubblicità ammiccanti, e credevo che spendendo avrei trovato la felicità. Ad un certo punto ho deciso di dare una scossa alla mia vita e di cambiare abitudini, iniziando a non comprare più nulla, all’infuori dello stretto necessario”.

Detto così, sembra facile, ma non lo è stato per niente. Tolte le necessità primarie (mangiare, lavarsi, pagare bollette e mutuo), Michelle ha stilato la lista delle cose di cui fare a meno: cene al ristorante, rosticcerie e cibi pronti o superflui al supermercato, biglietti del cinema, vacanze organizzate, palestra, vestiti nuovi, profumi e prodotti di bellezza, parrucchiere, trasporti a pagamento.

“Ho iniziato a spostarmi solo in bicicletta _ racconta _ a fare picnic nel parco, vacanze in bici dormendo in tenda, a cercare mostre e concerti gratuiti, a mangiare cibi semplici cucinati in casa, a fare ginnastica in casa”, ha elencato la giornalista. Non è stato facile, qualche rinuncia è stata dura da sopportare. Ma alla fine a conti fatti nelle tasche di Michelle c’erano ventimila euro in più. Proprio quelli che sembrava impossibile risparmiare.

“Alla fine _ conclude la giornalista _ ho capito una cosa importante: non c’è bisogno di aprire il portafogli ogni volta che si vuole passare un po’ di tempo in maniera piacevole. E per essere felici abbiamo davvero bisogno di poco”.

Del resto fra gli anticipatori del teorema “Il meno è più” figurano personaggi di primissimo piano, come Steve Jobs. E, qualche annetto fa, un certo Francesco di Assisi. Uno che seguendo questo stile di vita ha fatto miracoli.

(in collaborazione col blog “L’arte di realizzare l’impossibile”) http://www.artedirealizzarelimpossibile.com/blog