Il patrono dell’impossibile

Se ci fosse un santo patrono dell’arte di realizzare l’impossibile, non potrebbe essere che lui: Thomas More, più noto nel Bel Paese come Tommaso Moro. Nel 1535 il suo rifiuto di disconoscere il primato del Papa a vantaggio di re Enrico VIII, autonominatosi capo della neonata Chiesa d’Inghilterra gli costò la testa, ma gli valse la santificazione. Ma a noi interessa altro.

Sabato 7 febbraio 1478, esattamente 540 anni fa, nasceva a Londra Thomas More, scrittore, politico, filosofo e, appunto, santo. Quella che ci interessa è la sua opera più famosa, uno dei libri più “impossibili” mai apparsi sulla faccia della Terra. A cominciare dal nome, un termine oggi di uso comune coniato dallo stesso Moro: Utopia. Un gioco di parole in greco antico fra ou-topos (non-luogo) ed eu-topos (luogo felice), ovvero un “luogo felice inesistente”. Se non avete letto il libro, ve lo consiglio: un’opera moderna, chiara, ordinata eppure appassionata. Se trovate una buona traduzione, lo leggerete come un bel romanzo.

L’Utopia si divide in due libri: la città reale e la città perfetta. Il primo è un’analisi della situazione politica ed economica dell’Inghilterra cinquecentesca. Saltiamola e passiamo al secondo libro. Che descrive l’isola di Utopia. E ci fa sognare.

Sull’isola di Utopia la proprietà privata è vietata per legge. La terra deve essere coltivata, a turni di due anni, da ciascun cittadino, nessuno escluso. Tutti gli abitanti hanno diritto a una vita pacifica, il cui fine è il benessere, tutti hanno un lavoro, di 6 ore al giorno (!), e nel tempo libero possono dedicarsi alle proprie passioni e professioni abituali. Il nucleo fondamentale è la famiglia. Una famiglia allargata con doveri di solidarietà verso gli anziani e tutti i parenti, e governata da poche regole: l’uomo si può sposare a 22 anni e la donna a 18, il divorzio è consentito, l’adulterio no. Chi tradisce il coniuge finisce in carcere, incatenato con catene d’oro (che a Utopia ovviamente non vale niente). Sull’isola vige la più larga tolleranza religiosa, purchè si creda in Dio e nell’immortalità dell’anima. Grande attenzione è rivolta allo studio delle scienze e della filosofia. Chi infrange le regole viene scacciato dall’isola. Firmato Thomas More, anno domini 1516.

Un messaggio in bottiglia affidato alle onde del tempo. Mezzo millennio dopo le cose non sono migliorate, anzi… E “realizzare l’Utopia” è diventato un ossimoro da manuale. La buona notizia è che il futuro è tutto da costruire. E, con l’aiuto di San Tommaso (quello inglese, non l’apostolo impiccione), come sarà lo decidiamo noi. O no?