Il Sì e il no visti dai marciapiedi di Gavinana

Il mio Porta a porta sono i marciapiedi, i bar, i negozi e le piazze del rione Gavinana, la cui storia è stata splendidamente raccontata da Giovanni Morandi in E il fiume diventò nero, edito da Bompiani. Con il mio cane li attraverso e li abbraccio ogni mattina e ogni sera, e incontro gente, raccolgo storie e faccio domande. Tipo: sì o no al referendum.

Ecco Antonio, un canaio, fa l’infermiere, e dice che Renzi non gli piace, ma voterà No perché “il governo sta rovinando la sanità”.

Ecco Gina, pensionata, per una vita ha fatto la lattaia: “Voterò Sì, ho sentito in tv che tagliano i soldi ai politici…”.

Ecco il clochard, talvolta dorme di notte in piazza Elia Dalla Costa: “La Costituzione? Per me l’hanno già cambiata: non ho  lavoro, non ho una casa, non ho nulla, ma di cosa si parla?”.

Ecco il rumeno che lavora in pizzeria, non andrà a votare perché è straniero, ma dice che “facciamo schifo, io prendo 4 euro in nero all’ora…e lavoro quando vogliono, come uno schiavo”.

Ecco Andrea, un giovane in cerca di lavoro: “Voto per Salvini”. Ma il referendum non è su Salvini, obietto. E lui: “Voto per Salvini”. E scivola via, dal marciapiede sale sul bus, chissà per dove.

Cinque storie piccole piccole di gente di strada, prese a caso, dalle quali capisci che il 4 dicembre si voterà per altro, che la riforma è solo un pretesto per esprimere disagio e estraneità sociale.

Da qui, da una società senza collanti, senza condivisioni comuni, senz’anima si ripartirà, il 5 dicembre, chiunque vinca.

E non sarà una ripartenza con una destinazione sicura.