Il tempo secondo Pepe

“Crisi della sinistra? Nella storia si sono visti momenti peggiori. Emigranti? Bisogna lavorare seriamente per migliorare la qualità della vita in Africa. L’Italia di Salvini? Non ho risposte. E se le avessi non le direi”.

Il tour italiano di José Mujica detto Pepe ha fatto tappa a Livorno, di cui è cittadino onorario. L’ex presidente uruguaiano dopo aver incontrato i giornalisti, ha presentato il suo libro “Una pecora nera al potere” in una Fortezza Vecchia gremitissima. Il tour prosegue con alcune tappe in nord Italia, e si concluderà alla Biennale del Cinema di Venezia dove saranno presentati in anteprima “El Pepe, una vida suprema”, documentario sulla sua vita realizzato da Emir Kusturica e il film di Alvaro Brechner, “La noche de 12 anos” dedicato ai lunghi anni passati in carcere dall’ex presidente.

Mujica è nato a Montevideo 83 anni fa; un passato da guerrigliero ai tempi della dittatura, 12 anni di carcere a causa della militanza politica, eletto senatore nel 2005, quattro anni dopo vince le elezioni presidenziali e diventa Presidente della Repubblica dell’Uruguay fino al 2015. Un Capo dello Stato fuori dagli schemi, che presto si fa conoscere in tutto il mondo: per guidare il suo Paese percepisce 260.259 pesos (circa 8.300 euro) al mese. E ne dona il 90% a organizzazioni di solidarietà o direttamente a persone bisognose. Al palazzo presidenziale preferisce la sua piccola fattoria in periferia, dove continua a vivere, e alle auto blu il suo Maggiolino del 1987. Il 14 agosto Mujica si è dimesso da senatore, presentando le dimissioni alla moglie, Lucía Topolansky, attuale capo del Senato e vicepresidente del Paese, rinunciando alla poltrona e anche al vitalizio.

L’ex presidente ha risposto a lungo alle domande dei giornalisti. Tono pacato, tempi lunghi di riflessione, parole pronunciate con lentezza ma senza solennità. Il contrario dei ritmi televisivi ai quali siamo abituati. E poi il sorriso e lo sguardo, che parlano più di lui: il primo ti accoglie e ti mette a tuo agio, il secondo ti racconta che nei suoi mille anni ha visto le vette e gli abissi dell’animo umano. Ecco alcuni flash dell’incontro ravvicinato col presidente Pepe.

Crisi della sinistra. “Bisogna capire cosa si intende, è chiaro che le cose non vanno bene; anche l’America Latina vive ad esempio i problemi di uno Stato enorme come il Messico, o un Brasile con Lula in prigione, che poi paradossalmente dal carcere accresce il numero di consensi. Ma la sinistra è un concetto in fondo molto moderno, risale alla rivoluzione francese. Le grandi categorie che esistono da sempre sono quelle dei conservatori, che non vanno confusi con i reazionari, e dei progressisti. Esistono fin dal tempo degli antichi greci. Certo, io sto con Epaminonda, con i Gracchi e con Gesù Cristo uomo, ma anche i progressisti hanno i loro difetti. Il più grande è che confondono la realtà con i loro desideri. Certo, oggi il mondo è pieno di problemi, le democrazie sono lontane da essere perfette e le cose da migliorare sono infinite, ma in fondo questa fase non è delle peggiori, se si pensa che abbiamo visto terribili dittature. Parecchie cose nel corso degli ultimi decenni sono cambiate in meglio. Penso alle 8 ore di lavoro, alla pensione… Cose che oggi si danno per scontate. Nascono dai sogni non realizzati di persone come noi che hanno dato tutto per concretizzarli. E sono stati sconfitti. Ma quello che abbiamo oggi è il frutto del loro impegno, frammenti di sogni di persone sconfitte”.

I film a Venezia. “La noche de 12 anos” di Brechner è un film troppo doloroso per me: l’ho visto una volta ma non lo rivedrò, non riuscirei a rivederlo. Kusturica è un grande, un regista pieno di poesia che ammiro molto; sono qui per lui, il suo documentario “El Pepe, una vida suprema”, è pieno di poesia”.

I Cinquestelle e Salvini. “Mi chiedete come fa una forza politica multiforme ma comunque non reazionaria a stare al governo con Salvini. Che dire, non sono un esperto di politica italiana, e no, non ho una risposta… E anche se l’avessi non la direi. Ci tengo all’amicizia e ai buoni rapporti fra l’Uruguay, che è uno stato molto piccolo, e l’Italia”.

Il Sudamerica e gli emigranti. “E’ una questione molto dolorosa, noi sudamericani l’abbiamo ben presente. Siamo i nipoti di quegli europei che sono arrivati in Sudamerica per scappare dalle guerre e dalla fame che c’erano in Europa. E a quel tempo era una scelta anche più dolorosa, perché sapevano di lasciare la loro terra e la loro gente per sempre, che non sarebbero più tornati. Come potremmo ignorare queste realtà? Ce le portiamo dentro da sempre”.

L’Europa e gli emigranti. “I problemi di questi anni arrivano da lontano. Intorno al 1860 sono stati gli europei ad invadere l’Africa e soprattutto ad imporre la loro cultura, assai diversa da quella africana. Oggi gli africani sono affacciati alla finestra e guardano all’Europa, non vogliono seguire i modelli dei loro avi ma sognano quelli europei. E’ chiaro che, oltre a fuggire anche loro da guerre e fame, vogliono venire e condividere lo stile di vita europeo. Come si risolve la questione? Lavorando seriamente per creare condizioni di vita migliori in Africa”.

L’Europa e la guerra. “L’Europa dopo gli orrori della guerra ha vissuto un lunghissimo periodo di pace, come mai c’era stato nella sua storia. Ora forse le nuove generazioni stanno dimenticando quanto terribile sia stata la guerra e la percezione dell’importanza della pace è ogni giorno meno nitida”.

Il pubblico ha applaudito a lungo. Mi piace chiudere il racconto di un incontro straordinario con quello che forse è il più famoso dei pensieri di Pepe Mujica. “Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per sé stessi io lo chiamo libertà”.