Il Tirreno di Livorno e il caso dei De Benedetti senior/ junior

L’ormai nota intervista dell’ingegner Carlo De Benedetti al Corriere della Sera è  arcinoto che non sia piaciuta al figlio Marco né agli Agnelli e neppure agli altri azionisti Gedi.

Grande clamore hanno sollevato le puntute critiche mosse da Carlo all’ex amico Eugenio Scalfari circa la preferenza mostrata da quest’ultimo verso Berlusconi piuttosto che Di Maio.  E fin qui siamo nell’ambito di rispettabili scontri su diverse opinioni politiche tra due ricchi pensionati.

Altissimo interesse nel campo degli addetti ai lavori e dei diretti interessati ha suscitato la contrarietà mostrata dell’ingegnere alla scelta di creare una direzione bicefala di Repubblica con la nomina di Cerno a condirettore di Calabresi. Secondo DB sr. questa direzione a quattro mani rischia di trasformare la corazzata del gruppo editoriale nella corazzata Potemkin di fantozziana memoria: una cagata pazzesca.

Stranamente è rimasto in ombra il passo saliente dell’intervista del vecchio Carlo, là dove ricorda ai figli che ci sono 300 milioni di euro di liquidità e quindi non è il caso di vendere niente, semmai di comprare. Quando un finanziere parla di soldi così sfacciatamente a dei figli indisciplinati che già sanno a quanto ammonta il tesoretto che hanno in tasca, significa che babbo non è d’accordo sull’uso che si intende fare dei quattrini lasciati all’ingrata genia. Papà teme che prevalga la voglia di aumentare il gruzzoletto e lasciare spazio ad altri, magari proprio agli eredi di Gianni Agnelli e famiglia. Nel matrimonio in Gedi, gli ex Fiat hanno portato in dote un blasonato giornale quale La Stampa. Giornale nazionale, con acuto sguardo internazionale e saldo radicamento provinciale e regionale. 

Tra una settimana ci sarà un importante incontro tra i sindacati dei giornali locali dell’ex gruppo Espresso e l’editore. Girano molte voci a questo proposito. Si tratta di indiscrezioni ma alcune hanno una certa consistenza.

Si annunciano importanti novità tra le quali una profonda riorganizzazione strategica di carta stampata da una parte e di siti web dall’altra. Ma soprattutto sembra si delinei un orientamento nuovo per quanto riguarda la redazione capofila: voci insistenti indicano la Stampa di Torino. 

In tutto questo il Tirreno di Livorno si trova nella scomoda posizione di essere “troppo ingombrante”: sotto le 40mila copie vendute, poco meno di 80 giornalisti, un’ottantina di poligrafici, copertura parziale della Toscana con forti squilibri tra singole aree diffusionali.  Per ora è difficile integrarlo nel disegno che, con una certa urgenza, Gedi vuol realizzare in gran parte delle altre realtà. Ma a questo punto, se queste indiscrezioni trovassero conferma, è evidente che anche per il Tirreno è iniziato il conto alla rovescia.