La galleria degli orrori che deturpano Livorno


La mostra fotografica in corso nel palazzo dell’ex direzione del cantiere Orlando a cura dell’Ordine degli ingegneri  livornesi è senz’altro un’occasione da non perdere per trovare raccolte in pochi metri e in pochi minuti le tracce dolorose degli scempi e degli orrori che punteggiano la città.  Per molti si tratta di cose note da tempo, ma molti altri magari quella bruttura lì l’hanno dimenticata e quell’altra non l’hanno mai notata. E allora è utile che qualcuno la riproponga, la sbatta in faccia tutti.

Così mentre la politica si azzuffa tristemente nel conto degli avvisi di garanzia, forse per far passare in secondo piano la sua incapacità nel governo della città, i fotografi documentano quanto di sbagliato, dimenticato, abbandonato, sfregiato, c’è qua e là nelle nostre strade, più o meno nascosto. Ci mostrano lo stadio che cade a pezzi, le Terme del Corallo ridotte come sappiamo, il  capannone “mostro” realizzato da Benetti Azimut  davanti allo Scoglio della regina, il gigante di cemento che tanti anni fa venne costruito accanto all’albergo Palazzo, i capannoni che furono della Pirelli lasciati crollare invece di essere recuperati e usati a fini pubblici, edifici tirati su e mai finiti come quel colosso alto dieci piani al Picchianti, l’orribile mini-grattacielo alla rotatoria della Cigna.  E sporcizia, degrado. O una piazza senza capo né coda come quella sopra il parcheggio sotterraneo di piazza Guerrazzi, o il “centro di desolazione persistente” rappresentato da piazza Attias. Tante immagini impietose, la galleria delle cose fatte male e di quelle colpevolmente mai fatte.

Purtroppo gli anni passano e non si impara nulla. Si continuano a fare case brutte, continuano operazioni edilizie da brivido per le famiglie che decidono di investire sulle nuove edificazioni, continuano a rimanere vuoti tanti contenitori che l’ente pubblico non sa come usare e finiscono per essere occupati da gruppi di senzatetto. Chi dovrebbe governare non riesce farlo e i cittadini ormai stanchi un po’ di tutto, allontanati in ogni modo da una produttiva partecipazione alla vita pubblica,  si chiudono sempre più nel loro privato: non vedono,  non sentono e non parlano.

Chi amministra o chi comunque manda avanti gli uffici che dovrebbero occuparsi dei molteplici aspetti della vita collettiva, tra cui c’è anche la lotta al degrado, sembra paralizzato. Un piccolo esempio: nella città dei Quattro mori davanti alla statua degli ex pirati resi schiavi dal Granduca, in faccia al porto mediceo, da quasi un anno sono in corso lavori per realizzare tre rotatorie, due ultimate da mesi. Bene: le aree verdi delle rotonde non sono ancora state sistemate a verde e tutta la zona – frequentatissima dai livornesi e da migliaia di turisti – è ingombrata da decine di bidoni di plastica bianchi e rossi che servivano a delimitare le aree di cantiere. Che ormai non c’è più. Possibile che non si riesca risolvere un “problema” così difficile? Sì, è proprio possibile.

Nella mostra al Palazzo Orlando comunque un piccolo segno di speranza c’è. E’ la foto che campeggia in mezzo all’ultima sala: alcuni turisti su un battello che gira nei fossi scattano immagini della città. Che nonostante tutto rimane bella e affascinante, anche se troppo poco amata da molti di noi.

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