La legge sui vitalizi, fumo negli occhi sugli sprechi effettivi

 

di RAFFAELLO MORELLI

A parte l’imprecisione nell’affermare che la legge toscana “decurta i vitalizi esistenti” (si sarebbe dovuto aggiungere la specifica “provvisoriamente”, indispensabile per ragioni di costituzionalità), il  pezzo di Mario Lancisi esprime con efficacia l’impostazione a sostegno degli interventi legislativi sui vitalizi. A mio giudizio, però, non scioglie ancora i nodi politici in proposito. Non scioglie quelli sui vecchi vitalizi. Infatti, Lancisi critica il M5S perché vorrebbe abolirli (“è impossibile”), ma sorvola sul fatto che la loro mozione bocciata in aula  aveva l’intento di sviluppare proprio la tesi maggioritaria secondo cui i vitalizi sarebbero un costo della politica da ridurre il più possibile. Lo facevano con una tecnica sommaria e semplicistica  (coinvolgendo gli uffici della Regione), però metteva a nudo senza ipocrisia la volontà  di quella tesi di addebitare gli sprechi a chi è oggi più debole (gli ex consiglieri). Che poi è la vera questione politica.

L’articolo non scioglie neppure i nodi sui vitalizi in generale. Non si tratta di eccepire sulla piena legittimità dell’averli aboliti per il futuro. Si tratta di ragionare sul senso politico dell’abolizione, che di per sé porta a risparmi risibibili. Tale abolizione è un paravento per non affrontare il tema dei veri sprechi politici, che non sono quelli degli eletti, bensì quelli delle burocrazie e del loro funzionamento.  Questa abolizione  configura il disegno di sminuire la funzione  degli eletti, che non solo favorisce i più ricchi nel fare politica, ma raggira i cittadini. Fa loro credere che i costi della politica siano i costi degli eletti mentre, cifre  alla mano,  gli alti costi  dipendono quasi tutti dalle  elevatissime  retribuzioni dei gradi dirigenziali e dal funzionamento distorto della Regione. Ti ho già segnalato  la recente decisione della Regione Toscana di erogare emolumenti integrativi ai direttori ASL, portando complessivamente lo stipendio annuo  intorno i 165 mila euro per ciascuno dei diciannove titolari  delle aziende sanitarie. Vale a dire poco più del Presidente Rossi e abbastanza di più degli assessori. E la dimensione di queste altissime retribuzioni consente una dimensione alta per i sottostanti dipendenti.

Quel disegno vuol far passare l’idea che esercitare la funzione di consigliere regionale abbia la stessa natura di esercitare un lavoro autonomo o dipendente. Non è e non può essere così. La funzione degli eletti  è quella di rappresentare i cittadini nelle scelte di convivenza, dunque una responsabilità decisiva nel meccanismo democratico (neppure comparabile con l’esercizio di un lavoro privato) e , di conseguenza, è fisiologico che le  forme di retribuzione siano un po’ migliori . La sanzione per un cattivo esercizio di quella responsabilità è il controllo dei cittadini con il voto, non l’appiattimento in un nome di una distorta giustizia sociale che favorisce di fatto i privilegi più pericolosi (specie quelli dei rapporti tra clan d’amici).

Per tutto ciò,  il risultato ottenuto con le leggi toscane sui vitalizi non è affatto buono e corrisponde ad una concezione politica disattenta agli interessi veri dei cittadini. Naturalmente purché non si voglia una democrazia accentrata in cui i cittadini abbiano una rappresentanza indebolita e siano solo sudditi.

(ex consigliere regionale)