La Luminaria e una nostalgia che si chiama civiltà

Una città violentata. Questo mi è sembrata Pisa durante la famosa Luminaria di San Ranieri 2018. A sentire Renato Fucini, che a questa splendida e antica tradizione ha dedicato una esilarante poesia, la fiumana invalicabile per la nottata che fa splendere di lumini tutto il cuore della città, c’è sempre stata (lui scriveva: ‘ni basti di’ che ar  mi ‘ugino dalla gran carca ‘ni stroppionn’un piede), ma quello che è diventata oggi questa manifestazione sembra un incubo.

E credo anche di capire a cosa è imputabile questo: ad una interpretazione del divertimento giovanile che, per quanto mi interroghi, non riesco ancora a comprendere, che viviamo in centro ogni fine settimana e che passa attraverso gente forzatamente ubriaca, forzatamente fumata, forzatamente fatta, forzatamente incivile, forzatamente violenta, che a terra lascia un tappeto di rifiuti, fra bottiglie, piatti di carta, cicche, cibo ed effluvi nauseabondi provenienti dalle minzioni esagerate dovute al consumo spasmodico di birra.

Ci si diverte così? Mi ritrovo a pensare: ma ai miei tempi eravamo così? E mi sento terribilmente vecchia, più di quello che sono, a dire le frasi che mai avrei voluto dire nella vita e ad annoiarmi solo a sentire il suono della mia stessa voce. 

No. Sono sicura, non eravamo così… Intanto i drogati e i fatti erano tanti anche allora, è vero, ma in percentuale minore di adesso, e comunque restavano in un angolo, monito a te e ad altri della fine che non avresti voluto fare e che puntualmente, in maggior parte, loro facevano. 

Oggi no, molti fumano, molti  bevono, troppi vanno fuori di testa, trasversalmente e tristemente simili, vittime di chi sostiene e ha sostenuto che tutto sommato le canne non fanno male e l’alcol fa bene, e di chi, attraverso programmi demenziali e privi di contenuto, ha messo chef e alta cucina fra i valori piu’ elevati a cui si possa tendere nella vita.

No, non eravamo così: studiavamo mattina e pomeriggio e, sotto esame, anche dopocena e sabato e domenica. Ai miei figli l’ho ripetuto fino alla paranoia, a volte inutilmente, ma non me ne pento. Oggi la settimana finisce il giovedì e a letto si va spesso all’alba, soprattutto, appunto, nel week end, che ormai dura giorni. Così il caos terribile che ha sempre accompagnato la Luminaria, se sommato alla cosiddetta movida, diventa un mix midiciale, con locali che servono alcolici fino ad ore improbabili, musiche oltre ogni limite consentito e vita veramente difficile per famiglie normali e soprattuto con bambini a cui, in queste occasioni, vorrebbero magari far vedere lo spettacolo.

Negli ultimi anni la mattina dopo la Luminaria qualcuno mi chiamava in redazione, puntualmente, dal pronto soccorso, per raccontarmi una nottata fatta di sale d’aspetto invase dal vomito di dodicenni ubriachi i cui genitori venivano convocati per riportarseli a casa…. Si intravedeva già la trasformazione…

Ieri sera tornare a casa dopo i fuochi è stata un’impresa e solo per miracolo sono riuscita a sfuggire a centinaia di sigarette accese tenute in mano, in sospensione, in mezzo alla calca, ad altezza di essere umano, magari senza essere fumate, fra urla, spintoni, voci impastate, gente barcollante,  musica assordante, sporco, puzza di urina mescolata all’olezzo di fritto e porchettari e bancarelle a gogo’… Meno male che i fuochi erano belli e che c’era anche tanta gente normale…. Il che però non cassa la domanda che sorge spontanea: ma tutto questo, con San Ranieri, che c’entra?