La maggioranza e la minoranza stavolta potrebbero arrivare a scambiarsi i ruoli

Conti alla mano, la maggioranza che sostiene Samuele Lippi potrebbe trovarsi in minoranza. Se si sommano i fuoriusciti ai consiglieri di opposizione, teoricamente il rapporto è di 7 a 10, laddove 7 puntellerebbero il sindaco e 10 formerebbero lo schieramento avverso. Non a caso uso il condizionale, poiché in realtà il rapporto continuerà a essere di 10 a 7, laddove 10 sono i favorevoli a Lippi e 7 i contrari. Le dimissioni di Luigi Valori, le ultime formalizzate dal gruppo Pd del Comune di Cecina, non cambieranno di una virgola gli assetti d’inizio legislatura, poiché lo stesso Valori resterà presidente del consiglio comunale pur appartenendo, d’ora in poi, al gruppo misto. Continuerà a sostenere la maggioranza. Il suo è uno scossone solo apparente, una decisione adottata perché tutto cambi affinché ogni cosa resti com’è. Un bizantinismo che conferma la lontananza della politica dalla vita della gente. Ma anche una decisione con la quale Valori, vista la precarietà strutturale del gruppo Pd, aumenta il proprio peso negoziale.

Un giochetto, insomma, ufficialmente motivato con il disagio verso il Rosatellum e l’esito dei congressi, dove la componente renziana l’ha scaricato nonostante a Cecina fosse tra i pionieri della rottamazione. In realtà Valori non è più l’uomo di punta dei renziani. È sopravanzato dall’assessore Federico Cartei, da poco folgorato sulla via di Rignano e di recente cooptato a sorpresa nell’esecutivo provinciale, benché finora abbia avuto la cura di starsene in penombra. C’è già chi lo vede come l’alternativa a Samuele Lippi, nel caso in cui quest’ultimo intenda ricandidarsi senza passare dalle primarie o che da Firenze arrivi il niet a un secondo mandato, vista la scarsa popolarità di cui gode da quelle parti.

Samuele Lippi, a sinistra, e Luigi Valori

Quanto al resto, il Pd sta cercando di chiudere il recinto. Infatti in questi giorni anche Edoardo Battini medita se restare o abbandonare il gruppo consiliare. Durante l’ultima seduta di consiglio, dopo aver chiesto una pausa per decidere se votare o meno la modifica allo statuto vista l’ipotesi d’illegittimità paventata da Pamela Tovani, Battini e Lippi hanno discusso a dir poco vivacemente. D’altronde, da tempo, i due hanno maturato punti di vista diversi su molteplici argomenti della vita amministrativa cecinese. Il penultimo, in ordine cronologico, consiste nel taglio da dare alla vicenda porto, assieme all’ospedale il maggior problema da risolvere. Tuttavia Battini, benché lavori a Dublino, ha conservato un senso di forte attaccamento al suo partito e l’ipotesi di abbandonare il gruppo consiliare lo tiene in ambasce. Nell’ipotesi in cui uscisse, uscirebbe come Luigi Valori, tenendo il piede in due staffe, oppure come Fabio Stefanini, che sbatté la porta e si mise all’opposizione? Solo Edoardo Battini potrà chiarirlo, è lui l’artefice esclusivo del proprio futuro. Pare intenda decidere in questi giorni. Vedremo.

Una simulazione del porto di Cecina a lavori conclusi

Intanto il primo dei fuoriusciti dal gruppo Pd che ha continuato a supportare la maggioranza, Massimo Gentili, potrebbe assumere il ruolo di federatore, che poi consisterebbe nel raggruppare gli altri fuoriusciti per renderli un insieme organico e sicuro a sostegno di Samuele Lippi. Pare che il progetto stia molto a cuore a Antonio Giuseppe Costantino (detto Pino), protagonista di una resistibile ascesa alla segreteria comunale del Pd (118 voti, gli iscritti sono appena 268) dopo una vita spesa a fare il dirigente del Psi. Da qualche mese Costantino è stato cooptato in giunta, anche se non si capisce con quali risultati operativi: finora chi ha fatto e disfatto è stato Samuele Lippi, più di sempre abbarbicato alla sua gestione monocratica del potere. Gli assessori, Costantino compreso, stanno acquattati e allineati: le loro tracce sono scarse se non nulle (quello di Cartei non è l’unico caso).

Da sottolineare, infine, che il malessere non riguarda solo la parte politica, con la fuga dei consiglieri dal recinto del Pd: anche tra il personale serpeggia l’insofferenza di cui lo stesso Lippi (il quale non potrà mai lamentarsi di una stampa locale avversa) ha percezione. Chi può, se ne va e tenta di rifarsi una vita professionale altrove, fuori dalle tensioni che aleggiano nelle stanze del Comune. La maggior parte resta a fare il proprio dovere, seppur insofferente ai ritmi, al clima e alla peggiorata qualità del lavoro. Una parte esigua frequenta la stanza dei bottoni, sperando che il gruppo Pd non si sgretoli e che Lippi non vada a casa anzitempo perché, visti i tempi bui e le conflittualità, di doman non c’è certezza.