La maledizione della strada ferrata maremmana

di ALESSANDRO SASCIA LUCIBELLO PIANI

Sono trascorsi oltre 150 anni da quando nacque la linea ferroviaria Cecina-Saline con la previsione di proseguire fino a Poggibonsi e Pontedera. Nei suoi primi 50 anni di vita i soliti egoismi non permisero ai territori di esprimere un idea unanime su come proseguire tanto che, stufi dell’attesa, i volterrani decisero che era giunta l’ora di far da soli e nel 1912 inaugurarono il collegamento a cremagliera con Saline. Questa fu l’ultima opera di ampliamento ferroviario di Val di Cecina.
La storia recente riporta notizie di una linea sotto-utilizzata è quindi in dismissione, già sospesa e riavviata di recente con un contributo di oltre 10 milioni di euro della Regione Toscana. Lungo la linea sono presenti ancora tre passaggi a livelli, cruccio degli automobilisti. In più la linea non è elettrificata, tanto che il sindaco di Guardistallo (Pisa) ha svelato un retroscena che, se confermato, sarebbe assurdo: per far rifornimento la motrice deve andare ogni volta fino a Pisa.
Nei giorni scorso il tema é stato al centro di un dibattito di una commissione del Comune di Cecina dove si è assistito ad un apparente scontro tra i favorevoli al mantenimento del treno e chi propone di trasformare la tratta in una ciclovia. Le ragioni esposte dagli uni e dagli altri sono state variegate e tutte sensate, ma ad oggi non sono noti i numeri della mobilità tra Cecina, Saline e Volterra, né esistono studi qualitativi sulla potenzialità attrattiva del treno o della ciclovia. Senza questi elementi, è difficile esprimere un giudizio ponderato. Ad esempio: i 10 milioni spesi dalla Regione hanno previsto azioni a sostegno del rilancio della ferrovia o della mobilità alternativa e con quali risultati?
Il tema della ciclovia vede l’appoggio di diversi comitati civici della bassa Val di Cecina che rivendicano i successi europei di progetti similari mentre la ferrovia è fortemente sostenuta da Volterra, per la quale perdere la ferrovia equivarrebbe a un isolamento maggiore dell’attuale. Usciamo dalla lettura alternativa dei due progetti e proviamo a fare alcune considerazioni.
La prima è storica, fin dalle sue origini i territori non riuscirono ad accordarsi su come proseguire la linea ferroviaria e la Maremma perse l’occasione di raggiungere Firenze senza passare da Livorno e da Pisa. Una visione condivisa sul tema non c’é oggi come ieri e alla riunione spiccavano le assenze di alcuni sindaci tra cui quello di Riparbella, paese sede di una delle stazioni della tratta ferroviaria, decretando il fallimento dei tentativi di coinvolgere tutti in nome di una condivisione totale. La seconda è di ordine pratico: per superare le visioni contrastanti serve condividere gli stessi dati. Discutere partendo da qualcosa di uguale o simile agevola la generazione di quelle condizioni che aiutano a trovare punti di contatto ed empatia e far partire, finalmente, la costruzione di un progetto condiviso.
La terza riguarda il coinvolgimento del territorio. Una delle criticità della Val di Cecina riguarda l’assenza di una regia locale che coinvolga tutti nei progetti. Turismo, viabilità, agricoltura, gestione dell’ambiente e del paesaggio, amministrazioni pubbliche, imprenditori privati e associazioni ognuno per sé e tutti da soli, con l’inevitabile conseguenza che gli unici elementi che crescono sono i ritardi e le difficoltà a innovare.
Alla riunione, oltre alla mancanza di dati circa la mobilità dei cittadini, risaltava l’assenza degli imprenditori, peraltro non invitati, ponendo una domanda inevitabile: ma queste infrastrutture progettate dalla politica saranno mai utili in assenza di chi le dovrebbe utilizzare e promuovere?
Ma c’è un elemento positivo. La riunione si è conclusa rilanciando una richiesta che da oltre tre anni giace inevasa nei comuni collinari alle spalle di Cecina: i sindaci si attiveranno per costituire un tavolo aperto a per affrontare e dibattere il tema della mobilità (gomma, treno, bicicletta) lungo il fiume Cecina.
Ancora nulla è fatto, ma questo tavolo può essere il primo passo per sognare lo sviluppo di progetti di mobilità alternativa con una ciclovia che corra lungo la ferrovia, con le stazioni autentici hub da cui far partire altre gite.
Unire il territorio intorno ad un tavolo per progettare una Val di Cecina al passo con il nuovo secolo dove treno e biciclette siano la faccia di una stessa medaglia e strumenti di rilancio del territorio?
I sindaci hanno il dovere di provarci coinvolgendo il territorio. Resta da chiedersi se sapranno sfruttare questa nuova occasione.

(Movimenti Civici UCMP)

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