La sinistra che non c’è. Tra Berlinguer e papa Francesco.

Mi diverto su Fb a leggere e in qualche modo a provocare certi personaggi della sinistra. Iscritti al Pci, Pds, Ds e poi approdati tra mille tormenti nel Pd. Li vedo arrancare tra luoghi comuni di destra e ideologismi vetero comunisti.

Senza anima.

Senza valori.

Senza bussola.

Se non una (e non per tutti): Enrico Berlinguer.

Berlinguer è l’età dell’oro e dell’innocenza perduta.

Il tempo in cui la sinistra c’era, e ora è svanita, chissà perché, se non anche, ci viene naturale dire,  per responsabilità di Berlinguer.

Non si parla di operai, di poveri, di ceti popolari, ma di Tav, Renzi si-renzi no, e l’antirenzismo è diventato il luogo politico della redenzione politica.

L’altra faccia dell’identità della sinistra orfana di Berlinguer.

In genere è tutta gente che con la politica si è costruito una buona pensione. Sta bene, ma si lamenta.

Sogna la sinistra che non c’è.

Altri si rifugiano in papa Francesco. Almeno lui parla come Enrico.

Altro che Renzi.

La sinistra ideologica.

La sinistra ideologica.

La sinistra anti (ieri anti Craxi, poi anti Berlusconi, oggi anti Renzi).

La sinistra papista.

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